{"id":19390,"date":"2024-02-09T16:01:40","date_gmt":"2024-02-09T16:01:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/la-propaganda-russa-nei-balcani-informazione-disinformazione-e-fake-news"},"modified":"2024-02-09T16:01:40","modified_gmt":"2024-02-09T16:01:40","slug":"la-propaganda-russa-nei-balcani-informazione-disinformazione-e-fake-news","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/cs\/la-propaganda-russa-nei-balcani-informazione-disinformazione-e-fake-news","title":{"rendered":"La propaganda russa nei Balcani: informazione, disinformazione e fake news"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Strana 1\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Il conflitto tra Russia e Ucraina si protrae, ormai, da quasi un anno. Nel corso degli ultimi dodici mesi si \u00e8 ampiamente analyzzato il modus operandi e l&#8217;impatto della propaganda russa nei Paesi direttamente e indirettamente coinvolti nel conflitto. Si \u00e8 prestata grande attenzione all&#8217;informazione, ai mezzi che erogano servizi destinati alla comunicazione e all&#8217;impatto generato sulle varie comunit\u00e0. Se ne \u00e8 ricavato un quadro complesso, a tratti confuso, che per\u00f2 consente di approntare importanti riflessioni su come soprattutto i nuovi media siano in grado di suscitare consensi anche di fronte a narrazioni distorte e a fake news.<\/p>\n<p>Nei Balcani, ad esempio, sono diverse le considerazioni da fare: ogni Paese, sia per la storia che li contraddistingue, sia per la quotidianit\u00e0 del pacchetto di informazioni erogato, ha reagito in maniera diversa alla propaganda. Molto dipende dall&#8217;uso che si fa dei mezzi di comunicazione, da come gli attori protagonisti raccontino &#8222;la verit\u00e0&#8220;, dalla volont\u00e0 di approfondire le informazioni che vengono recepite e cos\u00ec via. Bisogna anche aprire una parentesi prima di procedere all&#8217;approfondimento dell&#8217;impatto che la propaganda russa ha avuto nei Balcani nell&#8217;ultimo periodo. Ogni giorno si produce una quantit\u00e0 indefinita di notizie: i social network hanno velocizzato il processo di diffusione, facendo s\u00ec che gli utenti debbano rincorrere le news. Le criticit\u00e0 si presentano nel momento in cui, trovandosi di fronte a informazioni spesso limitate o comunque poco approfondite, gli utenti restano destabilizzati e faticano a ottenere un quadro di insieme chiaro e preciso. Pertanto, \u00e8 facile comprendere che a causa della celerit\u00e0 con cui si viene in contatto con le notizie e alla scarsa perizia con cui queste vengono diffuse, la produzione di fake news ha trovato un terreno fertile. Instillare il dubbio, insomma, non \u00e8 mai stato pi\u00f9 semplice. A sorprendere \u00e8 che tutto ci\u00f2 accade spesso anche in contesti ultramoderni, dove il tasso di scolarizzazione \u00e8 prevalentemente elevato e dove ci si muove andando a passi svelti incontro al metaverso. Il paradosso degli anni 2000: l&#8217;impotenza dell&#8217;essere umano, che si dichiara pronto, ma che nella realt\u00e0 dei fatti \u00e8 in affanno per quanto veloce scorra la vita, di fronte al nuovo che avanza.<\/p>\n<p>Propaganda russa tramite i media: come hanno reagito i Paesi nei Balcani<\/p>\n<p>Si diceva il nuovo che avanza. Eppure, guardando a quanto accade oggi in alcuni Paesi, come Russia e Ucraina, sembra che il tempo si sia cristallizzato, anzi che<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Strana 2\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>sia stato riavvolto il nastro. Dal momento che, nel 2023, i conflitti nel mondo sono ancora numerosi, la perdita di vite umane fa ancora parte del disegno della lotta al potere, che sia economico o geopolitico. C&#8217;\u00e8 forse un&#8217;aggravante rispetto al passato: la possibilit\u00e0 di arrivare a molte persone grazie alla diffusione di dispositivi mobili digitali e contestualmente a quella di contenitori web che consentono la circolazione di notizie in tempi brevissimi.<\/p>\n<p>Rusko a Ucraina jsou ve v\u00e1lce od jednoho roku. Krom\u011b krutosti a utrpen\u00ed, kter\u00e9 se n\u00e1kladn\u011b sd\u011bluj\u00ed v m\u00e9di\u00edch, je tu i n\u011bco jin\u00e9ho. C&#8217;\u00e8 la propagazione di notizie che realizza, volontariamente e non, un conflitto alternativo.<br \/>\nAd esempio, in Serbia la propaganda \u00e8 iniziata ancora prima che scoppiasse il conflitto. Se ne ha contezza grazie a una notizia falsa diffusa dai media, quasi interamente controllati dallo Stato, due giorni prima che iniziasse la guerra. I giornali scrivevano, con nettezza, in modo che si potesse avere alcun dubbio, che l&#8217;Ucraina di Zelensky avesse gi\u00e0 attaccato la Russia di Putin. Una fake news accolta come una verit\u00e0 incontrovertibile, anche perch\u00e9 le istituzioni, cos\u00ec come larga parte della stessa popolazione serba , ritengono il Cremlino un&#8217;alternativa gradita all&#8217;Unione Europea. Si verifica un fenomeno simile anche in Bulgaria; i servizi segreti bulgari hanno infatti reso noto che politici, personaggi pubblici e giornalisti lavorano (alcuni con un cospicuo tornaconto economico), in maniera certosina, specifica, proprio affinch\u00e9 passi un messaggio: la Russia combatte per la libert\u00e0. Dopo lo scoppio del conflitto le pubblicazioni sull&#8217;argomento in Bulgaria sono passate da circa 39 al giorno a 397. Spesso, addirittura, i media bulgari riproducono integralmente i contenuti ufficiali di quelli russi. Ma cosa se n&#8217;\u00e8 ricavato? Quale \u00e8 stata la reazione della popolazione? Stando ai risultati dell&#8217;indagine Eurobarometro del Parlamento europeo, diffusi nella primavera del 2022, la Bulgaria \u00e8 il Paese con la pi\u00f9 alta percentuale di cittadini con un atteggiamento positivo nei confronti della Russia. Si fa un discorso non dissimile, ma forse per ragioni differenti, quando si parla della propaganda russa in Ungheria. La dipendenza dall&#8217;energia russa ha comportato per l&#8217;Ungheria la necessit\u00e0 di non ostacolare la diffusione di notizie selezionate, filo-russe o distorte sul conflitto. L&#8217;Ungheria ha avallato le sanzioni imposte alla Russia ma, stando a quanto dichiarato dal portavoce del governo Peter Szijjarto a Russia Today: &#8222;Non siamo nella posizione di infrangere l&#8217;unit\u00e0 europea su questi temi&#8230;ci siamo trovati&#8220;. Il giornalista aveva chiesto a Szijjarto perch\u00e9 l&#8217;Ungheria non avesse votato &#8222;no&#8220; alle sanzioni; rispondere in maniera netta non sarebbe stato possibile.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Strana 3\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>In controtendenza c&#8217;\u00e8 la Croazia che sin dall&#8217;inizio dello scoppio del conflitto ha adottato misure antirusse nel campo della comunicazione. Ci\u00f2 anche in base a quanto stabilito dalle direttive impartite dalla Commissione Europea sul blocco e la messa al bando delle fonti mediatiche russe nei Paesi Europei. Combattere la disinformazione sul tema ha significato evitare di veicolare messaggi distorti o non veritieri tra i vari canali mediatici. Un ultimo caso rilevante pu\u00f2 riguardare la Romania. Geograficamente non \u00e8 un Paese balcanico, ma ha una lunga tradizione di influenza russa per quel che riguarda il contesto socio-politico e culturale e ha un ruolo strategico, considerando le nazioni confinanti. La propaganda russa in Romania \u00e8 iniziata negli anni &#8217;40 del Novecento, ma oggi, con lo scoppio del conflitto e i sistemi digitali in gioco si \u00e8 rilevato che la maggior parte della popolazione si informa attraverso la tv e, grazie a un sondaggio condotto dall&#8217;INSCOP, che il 55% delle persone sotto i 44 anni \u00e8 consapevole di essere esposto a fake news. Va per\u00f2 considerato anche il 42,6% che invece pensa di non essere andato incontro a notizie false; un numero preoccupante che sembra essere crescente. Certo \u00e8 che in Romania non si parla quasi pi\u00f9 russo, ma la scarsa consapevolezza nei confronti dell&#8217;informazione, che deriva da tv, radio e social, rappresenta un fattore negativo rilevante.<\/p>\n<p>Tirando le somme, anche se le ragioni che spingono ad appoggiare la propaganda russa in alcuni Paesi nei Balcani sono diverse tra loro, il risultato \u00e8 il medesimo: disinformazione. Gi\u00e0 durante la pandemia da Covid-19 si \u00e8 potuto vedere come la creazione di notizie, video, immagini, dichiarazioni montate ad arte, potesse arrivare a scatenare una vera e propria guerra, che ha permesso a molti di dubitare su ogni cosa arrivando a gridare al complotto, al non avere pi\u00f9 alcuna fiducia nelle istituzioni, nella medicina e nei media. Giocare sulla paura, sulla scarsa conoscenza, sulla possibilit\u00e0 di perdere tutto, come nel caso dell&#8217;Ungheria che \u00e8 arrivata a vedere l&#8217;inflazione schizzare al 22%, pu\u00f2 risultare vincente. La propaganda si basa sul generare confusione, \u00e8 questo il punto da cui partire per arginare il fenomeno: mettere ordine.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il conflitto tra Russia e Ucraina si protrae, ormai, da quasi un anno. Nel corso degli ultimi dodici mesi si \u00e8 ampiamente analyzzato il modus operandi e l&#8217;impatto della propaganda russa nei Paesi direttamente e indirettamente coinvolti nel conflitto. 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