{"id":14612,"date":"2023-10-16T18:10:47","date_gmt":"2023-10-16T18:10:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/guerra-distruzione-rifugiati-il-solito-business-dei-nostri-tempi"},"modified":"2023-10-16T18:10:47","modified_gmt":"2023-10-16T18:10:47","slug":"guerra-distruzione-rifugiati-il-solito-business-dei-nostri-tempi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/guerra-distruzione-rifugiati-il-solito-business-dei-nostri-tempi","title":{"rendered":"Guerra, distruzione, rifugiati: il solito business dei nostri tempi"},"content":{"rendered":"<p>Poco pi\u00f9 di dieci anni fa, milioni di siriani fuggivano dalle loro case per sfuggire a un brutale conflitto che si sarebbe protratto per oltre un decennio, causando distruzioni diffuse e una profonda crisi umanitaria. Ha coinvolto diverse fazioni, tra cui il governo siriano, vari gruppi di opposizione e attori internazionali, e le sue conseguenze si sono riverberate in tutto il Medio Oriente e in Europa, scatenando una crisi migratoria e continue sfide politiche e umanitarie. La maggior parte dei rifugiati non \u00e8 ancora tornata alle proprie case.<\/p>\n<p>Poco pi\u00f9 di 600 giorni fa, proprio mentre il mondo iniziava a riprendersi dalla pandemia di Covid-19 che ha devastato intere economie, fatto chiudere le aziende e mietuto milioni di vittime, la mattina del 24 febbraio ci svegliavamo<sup>th<\/sup>  2022 al discorso di un dittatore che blaterava di eventi storici mai accaduti e di minacce inesistenti per il suo Paese mentre i suoi carri armati attraversavano il confine con un Paese vicino in quello che sarebbe diventato il pi\u00f9 grande conflitto armato che l&#8217;Europa avesse visto da decenni.<\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/trump-sulla-nato-giusto-e-sbagliato'>Trump sulla NATO: Giusto e sbagliato<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/energia-geopolitica-e-dipendenze-il-rinvio-europeo-sul-divieto-di-petrolio-russo'>Energia, geopolitica e dipendenze: il rinvio europeo sul divieto di petrolio russo<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/lunione-europea-di-fronte-alla-crisi-iraniana-e-al-nuovo-disordine-globale-strategia-limiti-e-impatti-economici'>L\u2019Unione Europea di fronte alla crisi iraniana e al nuovo disordine globale: strategia, limiti e impatti economici<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<p>Poco pi\u00f9 di 10 giorni fa ci siamo svegliati di nuovo, in una calda mattina d&#8217;autunno, con le immagini terrificanti di giovani che correvano per salvarsi la vita, di famiglie massacrate nelle loro case e di donne rapite da Hamas, in quello che sarebbe diventato il giorno pi\u00f9 sanguinoso nella storia di Israele.<\/p>\n<p>Se i paragrafi precedenti fossero l&#8217;inizio di un libro di narrativa si potrebbe supporre, con sicurezza, che si tratti di un libro orribile. Ma non lo sono. Sono solo una breve descrizione di un piccolo pezzo della realt\u00e0 che ci circonda, giorno dopo giorno, qualcosa a cui, per quanto strano possa sembrare, ci stiamo abituando e che sta rapidamente diventando un&#8217;attivit\u00e0 consueta.<\/p>\n<p>La crisi dei rifugiati siriani \u00e8 una catastrofe umanitaria monumentale e prolungata che deriva dalla devastante guerra civile che ha afflitto la Siria dal suo inizio nel 2011. Ad oggi, ha causato lo sfollamento di oltre 13 milioni di persone, di cui pi\u00f9 di 6,7 milioni sono sfollati all&#8217;interno dei confini siriani e altri 5,7 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi limitrofi del Medio Oriente. La Turchia ha ospitato il maggior numero di rifugiati siriani, con oltre 3,6 milioni, mentre la Giordania e il Libano ne hanno assorbiti rispettivamente circa 670.000 e 1,5 milioni, mettendo a dura prova le loro risorse e infrastrutture.<\/p>\n<p>Inoltre, la crisi dei rifugiati siriani ha avuto un profondo impatto sull&#8217;Europa, dove un numero significativo di siriani ha intrapreso viaggi insidiosi per chiedere asilo. Nel 2015, oltre un milione di migranti e rifugiati sono arrivati in Europa, con una parte consistente proveniente dalla Siria. Questa ondata migratoria ha stimolato dibattiti sulle politiche di immigrazione, sul controllo delle frontiere e sulla gestione della risposta umanitaria. I Paesi europei hanno adottato diversi approcci per affrontare la crisi: alcuni hanno offerto rifugio, altri hanno rafforzato la sicurezza delle frontiere.<\/p>\n<p>Il conflitto tra Ucraina e Russia ha provocato una crisi di sfollamento significativa e continua, con circa sei milioni di rifugiati ucraini costretti a fuggire dalle loro case, la maggior parte dei quali ha trovato rifugio nei Paesi europei. Questo numero sconcertante sottolinea il duraturo tributo umano del conflitto, poich\u00e9 innumerevoli famiglie sono state sradicate, le loro vite sconvolte e le loro comunit\u00e0 distrutte. La crisi dei rifugiati ucraini ha posto sfide immense sia agli sfollati che alle nazioni che li ospitano, dal fornire riparo e servizi essenziali alle prospettive a lungo termine delle persone colpite e al difficile, se non impossibile, compito di integrarle nelle fragili economie, ancora in calo a causa della pandemia.<\/p>\n<p>Secondo l&#8217;Africa Center for Strategic Studies, il numero di sfollati forzati africani, compresi gli sfollati interni, i rifugiati e i richiedenti asilo, \u00e8 salito a 40,4 milioni, pi\u00f9 che raddoppiando dal 2016. Per mettere le cose in prospettiva, questa cifra supera le popolazioni di interi Paesi come l&#8217;Angola, il Ghana o il Marocco. In particolare, una maggioranza significativa, oltre il 77%, \u00e8 sfollata all&#8217;interno del proprio Paese. Di coloro che lasciano i loro Paesi, circa il 96% rimane in Africa, spesso attraverso canali legali come il reinsediamento o i visti di istruzione. Questa allarmante tendenza allo sfollamento forzato in Africa \u00e8 strettamente legata ai conflitti: 14 dei 15 Paesi africani che generano il maggior numero di sfollati forzati sono attualmente coinvolti in un conflitto. Inoltre, 12 di questi 15 Paesi presentano tendenze autoritarie, evidenziando che una governance oppressiva funge sia da causa diretta, attraverso la repressione, sia da catalizzatore indiretto, attraverso il conflitto, per l&#8217;escalation della crisi degli sfollati nel continente.<\/p>\n<p>Dall&#8217;attacco del<sup>6<\/sup> ottobre a Israele, il mondo ha trattenuto il fiato in attesa della reazione che avrebbe avuto. La dura risposta di Israele comprender\u00e0 probabilmente un&#8217;invasione della Striscia di Gaza, che potrebbe portare a un aumento dei disordini anche in Cisgiordania. Si stima che la popolazione palestinese che vive nei Territori occupati sia di oltre 5 milioni di persone, di cui circa 2,3 milioni vivono a Gaza e il resto in Cisgiordania. Consideriamo per un momento cosa dovrebbe accadere a queste persone una volta che la Striscia di Gaza sar\u00e0 ridotta in macerie, come molto probabilmente accadr\u00e0. Le uniche vie d&#8217;uscita da Gaza sono via mare o via terra, attraverso l&#8217;Egitto o Israele. Poich\u00e9 \u00e8 altamente improbabile che Israele permetta ai palestinesi di attraversare il proprio Paese, \u00e8 lecito supporre che la maggior parte di essi attraverser\u00e0 l&#8217;Egitto, scatenando tensioni tra la nazione araba e Israele e mettendo a dura prova le risorse e le infrastrutture del Paese. Possiamo aspettarci che almeno una parte dei rifugiati prenda la via del mare, aumentando il numero di migranti in Europa, se sono molto fortunati, o quello dei migranti che muoiono in mare durante il tentativo. Inoltre, \u00e8 possibile che altri Paesi a maggioranza musulmana, simpatizzanti della causa palestinese, come il Libano, la Siria, l&#8217;Iran e forse, con mezzi pi\u00f9 diplomatici, l&#8217;Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e il Bahrein, vengano trascinati in un modo o nell&#8217;altro nella vicenda.<\/p>\n<p>Il Medio Oriente \u00e8 gi\u00e0 un crogiolo di interessi divergenti, composto da nazioni ricche di petrolio e da altre devastate dalla guerra. Gli Stati falliti sono spesso paradisi sicuri per le attivit\u00e0 terroristiche, mentre i governi deboli che non sono in grado di fornire una leadership adeguata, sono spesso corrotti e impotenti a rispondere ai bisogni delle persone che dovrebbero rappresentare. Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una normalizzazione delle relazioni tra Israele e diverse nazioni arabe grazie agli accordi di Abraham, ma la tragedia ha colpito proprio quando l&#8217;ottimismo stava iniziando a mettere radici nella regione. Non si pu\u00f2 fare a meno di chiedersi se si tratta solo di una coincidenza o se c&#8217;\u00e8 un gioco sporco. Qualunque sia la risposta a questa domanda, \u00e8 quasi certo che ci aspetta un lungo periodo di instabilit\u00e0 in Medio Oriente.<\/p>\n<p>Nonostante i numeri e le discussioni politiche, \u00e8 importante ricordare che al centro di ogni crisi dei rifugiati ci sono le storie individuali di milioni di persone che hanno subito spostamenti, perdite e traumi. Che siano siriani, ucraini, sudanesi, nigeriani, palestinesi o di qualsiasi altra nazionalit\u00e0 o etnia, la loro resilienza e determinazione di fronte alle avversit\u00e0 sono una testimonianza dello spirito umano. Queste crisi sottolineano l&#8217;urgente necessit\u00e0 di cooperazione internazionale, di sostegno umanitario e di sforzi diplomatici non solo per rispondere ai bisogni immediati dei rifugiati, ma anche per lavorare a una risoluzione pacifica dei conflitti che ci affliggono e per permettere a questi sfollati di ricostruire le loro vite e di tornare in una patria stabile.<\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Poco pi\u00f9 di dieci anni fa, milioni di siriani fuggivano dalle loro case per sfuggire a un brutale conflitto che si sarebbe protratto per oltre un decennio, causando distruzioni diffuse e una profonda crisi umanitaria. 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