{"id":24089,"date":"2024-04-03T17:51:05","date_gmt":"2024-04-03T17:51:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/come-la-guerra-fredda-colpisce-i-polacchi"},"modified":"2024-04-03T17:51:05","modified_gmt":"2024-04-03T17:51:05","slug":"come-la-guerra-fredda-colpisce-i-polacchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/come-la-guerra-fredda-colpisce-i-polacchi","title":{"rendered":"Come la &#8220;guerra fredda&#8221; colpisce i polacchi"},"content":{"rendered":"<h2>Alla Conferenza dei Partiti ECR di Cipro un&#8217;analisi approfondita della situazione nell&#8217;Artico e nell&#8217;Antartico.<\/h2>\n<p>Non si tratta solo di ghiaccio nell&#8217;Artico e nell&#8217;Antartico, ma di interessi geopolitici e di una lunga storia di influenza da parte di pochi, ma grandi, Paesi politici.<\/p>\n<p>Venerd\u00ec 30 marzo, durante la Conferenza del Partito ECR organizzata a Cipro, Doaa Abdel Motaal, autrice e consigliere senior presso l&#8217;Organizzazione Mondiale del Commercio, ha tenuto una conferenza sul tema sopra menzionato, suscitando la sorpresa e l&#8217;interesse del pubblico.<\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/europa-us-economic-nato-ricostruire-le-fondamenta-della-prosperita-occidentale-panel-ecr-al-forum-economico-di-cluj-napoca'>Europa &#8211; US Economic NATO: Ricostruire le fondamenta della prosperit\u00e0 occidentale: Panel ECR al Forum economico di Cluj-Napoca<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/panel-ecr-a-cluj-napoca-leconomia-dellinnovazione-in-europa-tecnologia-produzione-e-il-futuro-di-uneuropa-competitiva'>Panel ECR a Cluj-Napoca: L&#8217;economia dell&#8217;innovazione in Europa: Tecnologia, produzione e il futuro di un&#8217;Europa competitiva<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/landalusia-indica-la-strada-da-seguire-per-la-destra-spagnola-ma-la-mappa-dei-partiti-politici-ha-uno-spazio-vuoto'>L&#8217;Andalusia indica la strada da seguire per la destra spagnola. Ma la mappa dei partiti politici ha uno spazio vuoto<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<p>Come \u00e8 noto, il Polo Sud (o meglio l&#8217;Antartide) \u00e8 un territorio totalmente glaciale su cui si trovano le stazioni di ricerca scientifica di vari Stati, siano essi superpotenze internazionali o Paesi con interessi geografici locali. La situazione \u00e8 invece diversa per il Polo Nord.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-23856 alignleft\" src=\"https:\/\/www.theconservative.online\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Shutterstock_1933878803.jpg\" alt=\"\" width=\"406\" height=\"406\">L&#8217;Artico \u00e8 infatti costituito per lo pi\u00f9 da banchi di ghiaccio polari e dal Mar Glaciale Artico, poi ci sono isole e arcipelaghi importanti come la Groenlandia (parte della Danimarca) o le Isole Svalbard (parte della Norvegia) e le aree costiere dei Paesi che si affacciano sull&#8217;Artico: Canada, Stati Uniti, Russia e le gi\u00e0 citate Danimarca e Norvegia.<\/p>\n<p>Un mare freddo e inospitale \u00e8 tornato di grande attualit\u00e0 non solo per l&#8217;abbondanza di risorse sottomarine che ovviamente acuiscono le rivendicazioni di sovranit\u00e0 su di esse, ma c&#8217;\u00e8 un importante mix di passaggi navali che apre scenari importanti sia dal punto di vista commerciale che &#8211; purtroppo &#8211; anche da quello bellico-militare.<\/p>\n<p>Se l&#8217;interpretazione dei &#8220;giganti asiatici&#8221; (Cina, Giappone e India) vorrebbe vedere l&#8217;Artico come un &#8220;bene comune internazionale&#8221;, soprattutto per una ragione utilitaristica di contenimento dell&#8217;espansione di Russia e Stati Uniti e di sfruttamento delle risorse per la produzione delle loro aziende nazionali, i Paesi che si affacciano sull&#8217;Artico vorrebbero naturalmente un&#8217;identit\u00e0 regionale abbastanza chiara e distinta.<\/p>\n<p>L&#8217;accordo trovato finora risale alla Conferenza delle Nazioni Unite sul diritto del mare degli anni Settanta, secondo cui gli Stati godono della sovranit\u00e0 sulle risorse naturali entro 370 km dalla costa, mentre ci\u00f2 che si trova oltre questo limite \u00e8 da considerarsi patrimonio internazionale. Una soluzione che oggettivamente avrebbe potuto funzionare, ma il problema principale \u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0 di raggiungere quell&#8217;area internazionale senza prima passare per le acque &#8220;nazionali&#8221;, rendendo quasi impossibile lo sfruttamento delle risorse che vi si possono trovare. Basti pensare che il 13% del petrolio mondiale e il 30% del gas si trovano nell&#8217;Artico.<\/p>\n<p>Chi oggi gioca il ruolo di &#8220;padrone&#8221; \u00e8 la Russia: gi\u00e0 nel 2007, la spedizione Arktika 2007 guidata da Artur Chilingarov ha mostrato agli altri concorrenti l&#8217;avanzamento tecnologico piantando una bandiera sul fondale del Polo Nord, a seguito di una richiesta di variazione dei confini esterni relativi alla piattaforma di Bering.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23926 alignright\" src=\"https:\/\/www.theconservative.online\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Screenshot-2024-04-03-at-16.24.21-min.png\" alt=\"\" width=\"428\" height=\"400\">Ci sono poi diverse questioni molto importanti: come gi\u00e0 accennato, l&#8217;Artico consentirebbe un passaggio molto pi\u00f9 agevole per il commercio, visto che la distanza tra Shanghai e Montr\u00e9al \u00e8 di 7.700 miglia nautiche passando per il Mar Glaciale Artico, rispetto alle 11.300 che separano lo stesso porto cinese e New York attraverso il Canale di Suez; inoltre, l&#8217;Artico rappresenta un bacino di pesca fondamentale, soprattutto per quei Paesi che fanno del pesce il loro alimento principale come il Giappone, ma lo stesso vale per gli Stati Uniti, visto che il 60% del pesce consumato in America proviene dal Mare di Bering.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi da considerare il disastro economico causato dal surriscaldamento delle acque &#8220;pre-polari&#8221;: basti pensare che l&#8217;economia ittica di Scozia e Norvegia \u00e8 al collasso mentre quella dell&#8217;Islanda e delle colonie danesi \u00e8 pi\u00f9 che fiorente, il tutto a causa della migrazione degli sgombri verso acque pi\u00f9 fredde.<\/p>\n<p>Oggi, per\u00f2, sarebbe sbagliato e riduttivo pensare alla situazione artica come &#8220;tutti contro la Russia&#8221;: al contrario, le rivendicazioni hanno visto coinvolte anche nazioni sostanzialmente &#8220;amiche&#8221; in conflitti diplomatici particolarmente lunghi. Un caso particolare \u00e8 la cosiddetta &#8220;guerra del whisky&#8221;, condotta tra Danimarca e Canada. Teatro dello scontro \u00e8 l&#8217;Isola di Hans, un isolotto disabitato che \u00e8 sostanzialmente tagliato a met\u00e0 dal confine marittimo tra le due nazioni: qui, periodicamente, le marine danesi e canadesi arrivavano, issavano la loro bandiera e lasciavano ai piedi del loro stendardo una bottiglia di brandy danese o di whisky canadese, in modo che gli &#8220;avversari&#8221; potessero berla vedendo la rivendicazione territoriale. Questa disputa, in realt\u00e0 particolarmente amichevole, dur\u00f2 tuttavia per 50 anni, concludendosi solo un paio d&#8217;anni con la definizione di un confine terrestre sull&#8217;isola.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-23876 alignleft\" src=\"https:\/\/www.theconservative.online\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/Shutterstock_230932528-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"426\" height=\"426\">La situazione \u00e8 apparentemente pi\u00f9 semplice per l&#8217;Antartide: qui ci sono rivendicazioni territoriali su cui sono spesso installate basi scientifiche da parte di sette Paesi, ovvero Argentina, Australia, Cile, Francia, Norvegia, Nuova Zelanda e Regno Unito.<\/p>\n<p>La presenza dei Paesi sudamericani e dell&#8217;Oceania \u00e8 data da una sostanziale &#8220;estensione&#8221; dei loro confini nazionali proiettati sull&#8217;Antartide, mentre quella francese e britannica deriva dal loro passato coloniale. Curiosa \u00e8 la presenza dei norvegesi, frutto dell&#8217;esperienza di questa popolazione nell&#8217;esplorazione delle terre glaciali che ha dato luogo a numerose esplorazioni e successive rivendicazioni di parti del territorio.<\/p>\n<p>Tuttavia, le rivendicazioni non sono effettivamente riconosciute a livello universale, ma sono il risultato del Trattato Antartico, firmato nel 1959 e comunque solo parzialmente previsto, dato che la rivendicazione cilena si sovrappone in parte alle aree argentine e britanniche. Soprattutto gli argentini sono forieri di rivendicazioni perch\u00e9 si dimostrano da subito i pi\u00f9 interessati all&#8217;utilizzo del territorio antartico: \u00e8 loro la prima base esplorativa e di ricerca, Base Esperanza, dove peraltro \u00e8 stata registrata la prima nascita nel continente antartico, anche se questo primato \u00e8 discusso a causa di una bambina norvegese che si presume sia nata in Antartide ma che solo successivamente \u00e8 stata registrata in terre pi\u00f9 ospitali.<\/p>\n<p>Va notato che c&#8217;\u00e8 una grande fetta di territorio antartico, 1.610.000 km2, che non \u00e8 stata reclamata. Quest&#8217;area, Marie Byrd Land, fu scoperta dall&#8217;ammiraglio americano Richard Evelyn Byrd nel 1929, intitolando la zona alla moglie: nonostante ci fossero tutti i presupposti per una rivendicazione americana, gli Stati Uniti preferirono non avanzare alcuna pretesa, lasciando di fatto scoperta l&#8217;area ad eccezione di una stazione di ricerca dal 1957 al 1972.<\/p>\n<p>Negli anni &#8217;60, &#8217;70 e &#8217;80 sono emerse diverse rivendicazioni di piccole porzioni di territorio da parte di altri Stati sudamericani, come Ecuador, Uruguay, Per\u00f9 e Brasile, che ovviamente hanno interesse a sfruttare il territorio per la ricerca scientifica. Oggi l&#8217;Antartide \u00e8 un vero e proprio laboratorio mondiale con 77 stazioni lanciate da 29 nazioni diverse.<\/p>\n<p>Il Trattato sull&#8217;Antartide, a cui \u00e8 stato aggiunto un Protocollo nel 1998, vieta qualsiasi esercitazione bellica o estrazione mineraria per scopi diversi dalla ricerca scientifica, in uno dei veri punti di coesione geopolitica a livello globale. Tuttavia, il divieto di estrazione scade nel 2048, cio\u00e8 50 anni dopo la firma del Protocollo.<\/p>\n<p>Secondo diversi osservatori, \u00e8 probabile che il Protocollo venga nuovamente firmato e che la sua validit\u00e0 venga estesa, anche e soprattutto per non alterare alcun tipo di equilibrio ambientale e geopolitico. Tuttavia, \u00e8 un fatto che, se nel 2048 ci saranno problemi di approvvigionamento molto pi\u00f9 gravi di quelli attuali, l&#8217;Antartide potrebbe diventare molto interessante e, a quel punto, sar\u00e0 difficile rallentare la &#8220;corsa al ghiaccio&#8221; lasciando irrisolte le dispute sulle rivendicazioni territoriali. Cos\u00ec come sar\u00e0 molto complicato frenare gli interessi di Russia, Cina, Giappone e Stati Uniti nell&#8217;occupare porzioni anche significative di territorio.<\/p>\n<p>Le regioni artiche e antartiche sono diventate l&#8217;epicentro di un nuovo, intenso scenario di &#8220;guerra fredda&#8221;. Potremmo dire che ormai questo rimane un gioco di parole, ma evidenzia comunque una realt\u00e0 che richiede attenzione. Le maggiori potenze mondiali sono impegnate in una feroce competizione per il controllo delle vaste e preziose risorse nascoste in queste regioni remote. Un tempo queste aree erano considerate sterili e inospitali, ma da allora si \u00e8 scoperto che ospitano un tesoro di risorse naturali, tra cui petrolio, gas, minerali e pesca. Data l&#8217;importanza strategica di queste risorse, non sorprende che molte nazioni stiano cercando di proteggere i propri interessi in queste regioni remote, ma preziose.<\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla Conferenza dei Partiti ECR di Cipro un&#8217;analisi approfondita della situazione nell&#8217;Artico e nell&#8217;Antartico. Non si tratta solo di ghiaccio nell&#8217;Artico e nell&#8217;Antartico, ma di interessi geopolitici e di una lunga storia di influenza da parte di pochi, ma grandi, Paesi politici. 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