{"id":30528,"date":"2024-07-11T07:43:24","date_gmt":"2024-07-11T07:43:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/un-nuovo-paradigma-per-la-sicurezza-europea"},"modified":"2024-07-11T07:43:24","modified_gmt":"2024-07-11T07:43:24","slug":"un-nuovo-paradigma-per-la-sicurezza-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/un-nuovo-paradigma-per-la-sicurezza-europea","title":{"rendered":"Un nuovo paradigma per la sicurezza europea"},"content":{"rendered":"<p>Il nuovo paradigma della sicurezza europea che si \u00e8 andato costituendo a partire dal 24 febbraio del 2022, quando le truppe della Federazione Russa hanno invaso il territorio ucraino, deve necessariamente far ripensare i capisaldi della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) degli stati membri dell\u2019Unione Europea. Il rischio di una escalation tra la Russia e i paesi dell\u2019Unione e della Nato \u00e8 sempre pi\u00f9 alto via via che la dottrina di sicurezza russa fa passi avanti verso una maggiore propensione, ad esempio, in merito all\u2019utilizzo di ordigni nucleari tattici sul territorio dell\u2019Ucraina. Una guerra alle porte dell\u2019Europa, combattuta con logiche militari del secolo scorso affiancate a tecnologie avanzatissime che si spingono fino all\u2019utilizzo dell\u2019intelligenza artificiale, non pu\u00f2 che rappresentare una sfida alla sicurezza e alla stabilit\u00e0 dell\u2019Unione Europea. Allo stesso tempo la crisi in Medio Oriente &#8211; con gli scontri nella striscia di Gaza &#8211; rende necessari nuovi e pi\u00f9 capillari strumenti per far pesare la diplomazia e la politica estera comune dei paesi dell\u2019Unione. Questo sia nell\u2019ottica di una mitigazione delle conseguenze all\u2019interno dei confini dei Paesi Membri, che sotto il profilo del ruolo che l\u2019Unione Europea potrebbe giocare all\u2019interno del processo di pace in Medio Oriente. Lo scenario africano, cos\u00ec come le sfide tecnologiche e militari &#8211; che non affronteremo in questo articolo ma che rappresentano comunque una riflessione importante per comprendere il mutato scenario internazionale &#8211; sono quindi solo alcuni degli aspetti da tenere in considerazione per rinnovare la politica estera e di sicurezza comune dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;EVOLUZIONE DELLA CFSP<\/strong><\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/trump-sulla-nato-giusto-e-sbagliato'>Trump sulla NATO: Giusto e sbagliato<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/energia-geopolitica-e-dipendenze-il-rinvio-europeo-sul-divieto-di-petrolio-russo'>Energia, geopolitica e dipendenze: il rinvio europeo sul divieto di petrolio russo<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/laccordo-ue-australia-tra-commercio-sicurezza-e-materie-prime'>L\u2019accordo UE-Australia tra commercio, sicurezza e materie prime<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<p>Dal 1970, con la Cooperazione politica europea &#8211; vero prodromo della politica estera e di sicurezza comune dell\u2019Unione &#8211; lo scenario internazionale \u00e8 molto mutato, mentre i capisaldi comuni tra gli stati membri non hanno subito lo stesso sviluppo e integrazione. Questo nonostante gi\u00e0 allora venissero attivate delle primissime forme di coordinamento tra le politiche estere degli stati membri, con consultazioni periodiche e, dove possibile, la pubblicazione di dichiarazioni congiunte in merito alle crisi e agli scenari internazionali. Con il 1992 e la trasformazione della Comunit\u00e0 Economica Europea in Unione Europea, il Trattato di Maastricht introduce il secondo pilastro, proprio quello della politica estera e di sicurezza comune. Lo scenario in questo caso \u00e8 totalmente cambiato, con un\u2019Europa che si risveglia dopo la caduta del muro di Berlino in un mondo tutto nuovo e con dei paradigmi diplomatici e di sicurezza da riscrivere. L\u2019obiettivo in questo caso era quello di integrare maggiormente le politiche estere, cos\u00ec da consentire alla nascente UE di avere un ruolo rilevante sul piano globale, soprattutto in considerazione degli squilibri generati dal termine della guerra fredda e dalla dissoluzione dell\u2019URSS. Successivamente, con il trattato di Amsterdam, la PESC si \u00e8 dotata di un ulteriore strumento: l\u2019alto rappresentante dell\u2019Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Un ruolo totalmente innovativo che, assieme alla possibilit\u00e0 per l\u2019UE di promuovere operazioni di mantenimento della pace, avrebbe dovuto creare i presupposti per rafforzare il ruolo internazionale dell\u2019Unione Europea. Da allora, passando per il Trattato di Lisbona del 2009, la PESC \u00e8 rimasta sostanzialmente immutata e ora, visto il nuovo panorama di crisi ai confini orientali dell\u2019Europa, avrebbe bisogno di un rinnovato interesse da parte dei Paesi membri.<\/p>\n<p><strong>COLMARE IL DIVARIO<\/strong><\/p>\n<p>Guardando al panorama internazionale e alle sfide nel campo della sicurezza e della politica estera che, sempre pi\u00f9 spesso, richiedono risposte comuni, sembra chiaro che l\u2019Unione Europea abbia accumulato un grande ritardo nella definizione di vera politica estera e di sicurezza comune. Un problema che diventa via via pi\u00f9 chiaro all\u2019opinione pubblica quando il mondo dell\u2019informazione dipinge uno scenario frammentato, con le varie cancellerie europee sempre pi\u00f9 divise in gruppi e gruppuscoli. Esempio calzante \u00e8 la posizione, non sempre unitaria, che i vari stati membri hanno assunto nei confronti dell\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina. Discrepanze che si evincono sia dal punto di vista delle dichiarazioni politiche, sia sul fronte della cooperazione in materia di difesa e nell\u2019invio di armi. Se i diversi step delle sanzioni economiche alla Russia che sono state approvate sembrano essere una presa di posizione comune importante, tutt\u2019altra evidenza hanno le relazioni bilaterali e le dichiarazioni espresse dalle varie cancellerie. Le minacce internazionali che stanno via via presentandosi alle porte dell\u2019Europa richiedono a questo punto che il ritardo accumulato in tutti questi decenni possa essere colmato in qualche modo. Si tratta di generare politiche utili ad aumentare l\u2019autorevolezza internazionale dell\u2019Unione Europea e delle posizioni assunte in maniera unitaria dai Paesi membri attraverso una politica estera e di sicurezza comune. Pace e stabilit\u00e0 all\u2019interno dell\u2019Unione Europea si devono raggiungere, quindi, attraverso la rinnovata autorevolezza dell\u2019UE stessa e tramite la consapevolezza dei propri interessi. La tutela di questi deve essere la chiave di volta dell\u2019intera struttura politica e diplomatica che, in maniera comunitaria, deve essere messa in campo dagli stati membri nella PESC.<\/p>\n<p><strong>LE PRIORIT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>Naturalmente, le priorit\u00e0 in questo rinnovato interesse per la politica estera e di sicurezza comune non possono prescindere dallo scenario internazionale. L\u2019impegno principale deve necessariamente essere quello di prevenire e di disinnescare ogni conflitto. L\u2019esempio pi\u00f9 calzante \u00e8 sicuramente quello che riguarda gli sforzi da mettere in campo per raggiungere una pace giusta in Ucraina, che possa assicurare l\u2019integrit\u00e0 territoriale della nazione aggredita e riportare la dovuta attenzione e il rispetto dei principi basilari del diritto internazionale. Altro tema, gi\u00e0 ricordato in precedenza ma sul quale \u00e8 bene ritornare, \u00e8 il conflitto in Medio Oriente. L\u2019aggressione allo Stato di Israele del 7 ottobre scorso da parte di Hamas, alla quale \u00e8 seguita l\u2019operazione delle truppe armate dell\u2019IDF, rappresenta una crisi importante non soltanto dal punto di vista della regione, ma bens\u00ec a livello globale. Ne sono riprova gli attriti e l\u2019escalation avvenuti con l\u2019Iran, oppure le operazioni di pirateria e gli attacchi portati avanti dagli Houthi yemeniti, di cui parleremo pi\u00f9 avanti. L\u2019aspirazione dell\u2019Unione Europea, in questo caso, oltre a costituire un elemento di stabilit\u00e0, \u00e8 quella di lavorare al perseguimento del principio dei \u201cdue popoli, due stati\u201d. La mediazione europea, prima ancora di quella statunitense, deve, in questo scenario, dare veramente i suoi frutti e avviare la crisi verso una risoluzione.<\/p>\n<p><strong>LE OPERAZIONI CONGIUNTE<\/strong><\/p>\n<p>Tema gi\u00e0 introdotto \u00e8 quello della minaccia rappresentata dagli Houthi yemeniti, a partire dallo scorso novembre, contro la libera navigazione nello stretto di Bab Al Mandeb e nel Mar Rosso meridionale. Una situazione strettamente legata alla crisi a Gaza che ha spinto molte compagnie di navigazione a rivedere le loro rotte commerciali verso la circumnavigazione dell\u2019Africa. Un percorso pi\u00f9 lungo e costoso che ha generato problemi a livello del commercio globale. La risposta europea a questa minaccia \u00e8 stata il lancio, il 19 febbraio 2024, dell\u2019operazione difensiva di sicurezza marittima denominata EUNAVFOR ASPIDES sotto il comando tattico italiano. Anche Grecia, Francia, Belgio, Svezia e Germania (a cui presto si aggiungeranno i Paesi Bassi) partecipano all&#8217;operazione, il cui scopo \u00e8 garantire la protezione della libert\u00e0 di navigazione nelle aree del Mar Rosso, del Golfo Persico e del Mar Arabico settentrionale, a nord del parallelo di Mogadiscio. Il sostegno comune a questa missione, cos\u00ec importante sotto il profilo della sicurezza del commercio e della produzione europea, deve essere esempio del tipo di impegno comune che mette strettamente in relazione la cura e la protezione degli stati membri, con la creazione di un\u2019autorit\u00e0 europea a livello internazionale per la pacificazione e la costruzione di sicurezza in aree fortemente a rischio come quelle sotto l\u2019influenza degli attacchi degli Houthi yemeniti.<\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nuovo paradigma della sicurezza europea che si \u00e8 andato costituendo a partire dal 24 febbraio del 2022, quando le truppe della Federazione Russa hanno invaso il territorio ucraino, deve necessariamente far ripensare i capisaldi della Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) degli stati membri dell\u2019Unione Europea. 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