{"id":32105,"date":"2024-08-16T08:15:18","date_gmt":"2024-08-16T08:15:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/croazia-italia-ungheria-e-polonia-accolgono-le-petizioni"},"modified":"2024-08-16T08:16:50","modified_gmt":"2024-08-16T08:16:50","slug":"croazia-italia-ungheria-e-polonia-accolgono-le-petizioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/croazia-italia-ungheria-e-polonia-accolgono-le-petizioni","title":{"rendered":"Croazia, Italia, Ungheria e Polonia Accolgono le petizioni"},"content":{"rendered":"<p>Il Parlamento europeo ha recentemente pubblicato uno <a href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/thinktank\/en\/document\/IPOL_STU(2023)753105\">studio<\/a> che mette a confronto le modalit\u00e0 di petizione nei diversi ordinamenti giuridici nazionali.<br \/>\nDei ventisette Stati membri dell&#8217;UE, solo tre non riconoscono ai cittadini il diritto di petizione: Cipro, Finlandia e Svezia.<br \/>\nTra quelli che lo fanno, tutti accettano petizioni presentate da persone giuridiche, ad eccezione di Bulgaria e Francia.<br \/>\nTre Stati membri richiedono un numero minimo di firme per l&#8217;ammissione di una petizione: 10.000 nel caso della Lettonia, 1.000 in Estonia e 500 in Austria.<br \/>\nAltri cinque Stati membri stabiliscono delle soglie per la concessione di un&#8217;udienza alla petizione: 50.000 firme in Germania, 25.000 in Belgio, 10.000 in Repubblica Ceca, 4.500 in Lussemburgo e 1.000 in Portogallo.<br \/>\nInoltre, altri tre Stati membri richiedono un numero minimo di firme per consentire un dibattito in plenaria: 500.000 in Francia, 100.000 in Slovacchia e 7.500 in Portogallo (il Portogallo ammette un dibattito in commissione con sole 2.500 firme).<br \/>\nQuattro Stati membri diversi dai precedenti, Lituania, Romania, Slovenia e Spagna, non permettono di aggiungere firme una volta che la petizione \u00e8 stata ammessa.<br \/>\nIn termini di sostanza, quattro Stati membri escludono le petizioni relative alla giustizia: Belgio, Germania, Portogallo e Slovacchia.<br \/>\nTra questi, l&#8217;Ungheria e l&#8217;Italia concedono ai firmatari la possibilit\u00e0 di aggiungere informazioni rilevanti per la petizione durante la procedura di petizione.<br \/>\nAnche il Parlamento bulgaro lo fa, e in pi\u00f9 ascolta i firmatari in tutte le occasioni, una pratica davvero molto trasparente.<br \/>\nLa Croazia non chiude una petizione finch\u00e9 l&#8217;organo competente non fornisce una risposta.<br \/>\nAllo stesso modo, la Polonia procede alla chiusura con l&#8217;approvazione di una risoluzione.<br \/>\nEntrambi i sistemi sono positivi in quanto incentivano una risposta\/una risoluzione come risposta all&#8217;esercizio del diritto da parte del firmatario.<br \/>\nTuttavia, tre Stati membri chiudono una petizione alla fine della legislatura: si tratta di Belgio, Italia e Spagna.<br \/>\nQuesta non \u00e8 considerata una buona pratica, in quanto potrebbe non esserci stato abbastanza tempo per affrontare la questione in modo adeguato, in particolare se la fine di una legislatura non \u00e8 fissata, ma dipende da una libera decisione dell&#8217;esecutivo.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 motivo per cui la nuova legislatura non possa occuparsi della petizione aperta, invece di far terminare quest&#8217;ultima.<br \/>\nLa Spagna e la Bulgaria sono gli unici due Stati membri in cui, in caso di decisione di archiviare una petizione, \u00e8 possibile fare ricorso, come diritto pi\u00f9 ampio per la persona che ha presentato la petizione.<br \/>\nIn termini di durata, i tempi pi\u00f9 rapidi dal ricevimento alla chiusura si riscontrano in Lussemburgo, Slovenia e Turchia; all&#8217;altro capo dello spettro, i pi\u00f9 lenti sono la Bulgaria, con 12 mesi, seguita dal Portogallo, con una grande variazione tra 1,5 mesi e 12 mesi.<br \/>\nLa maggior parte degli Stati membri, ad eccezione della Slovenia, pubblica le petizioni sulle rispettive pagine web.<br \/>\nLo studio non include informazioni su Danimarca, Grecia, Irlanda, Malta e Paesi Bassi, poich\u00e9 nessuno di loro ha inviato informazioni al Dipartimento per i diritti dei cittadini e gli affari costituzionali del Parlamento europeo.<br \/>\nQuesta, ovviamente, non \u00e8 una buona pratica da parte di nessuno dei cinque, ma le informazioni possono essere completate in base a diverse fonti.<br \/>\nNel caso della Danimarca, l&#8217;articolo 58 della Costituzione del 1953 prevede che le petizioni possano essere presentate al <em>Folketing<\/em>, il Parlamento nazionale.                      Per quanto riguarda la Grecia, l&#8217;articolo 10 della Costituzione del 1975 stabilisce che ogni persona, da sola o insieme ad altri, ha il diritto, nel rispetto delle leggi dello Stato, di presentare una petizione scritta alle autorit\u00e0 pubbliche, le quali hanno l&#8217;obbligo di agire tempestivamente in conformit\u00e0 alle disposizioni vigenti e di dare una risposta scritta e motivata al firmatario, come previsto dalla legge.<br \/>\nLa <a href=\"https:\/\/petitions.oireachtas.ie\/online_petitions.nsf\/PetitionForm?openform&amp;type=intro+to+petitions&amp;lang=EN&amp;r=0.984023804074159\">pagina web<\/a> del Parlamento irlandese spiega chiaramente il diritto di presentare petizioni per conto dei cittadini.<br \/>\nAnche il Parlamento di Malta accetta petizioni e le pubblica sulla sua <a href=\"https:\/\/www.parlament.mt\/13th-leg\/petitions\/\">pagina web<\/a>.<br \/>\nInfine, la <em>Grondwet<\/em> (Costituzione) dei Paesi Bassi riconosce le petizioni in base all&#8217;articolo 5.<br \/>\nFonte dell&#8217;immagine: Wikipedia    <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Parlamento europeo ha recentemente pubblicato uno studio che mette a confronto le modalit\u00e0 di petizione nei diversi ordinamenti giuridici nazionali. 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