{"id":33536,"date":"2024-09-19T05:32:38","date_gmt":"2024-09-19T05:32:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/sul-rapporto-di-draghi"},"modified":"2024-09-19T05:32:38","modified_gmt":"2024-09-19T05:32:38","slug":"sul-rapporto-di-draghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/sul-rapporto-di-draghi","title":{"rendered":"Sul Rapporto di Draghi"},"content":{"rendered":"<p>Si tratta di una \u201csfida esistenziale\u201d: se l\u2019Unione Europea non supera il divario di competitivit\u00e0 che esiste con superpotenze come Stati Uniti e Cina \u00e8 condannata ad una \u201clenta agonia\u201d, fino a quando non si trover\u00e0 nella condizione di dover sacrificare \u201cil benessere, l\u2019ambiente o la sicurezza\u201d per poter sopravvivere. \u00c8 in questi termini che l\u2019ex Governatore della BCE, Mario Draghi, ha scelto di spiegare in quale fase storica si trovi l\u2019Unione all\u2019interno del suo rapporto Il futuro della competitivit\u00e0 europea presentato il 10 settembre scorso a Bruxelles. Si tratta di 327 pagine all\u2019interno delle quali Draghi delinea una nuova strategia industriale (e non solo) per l\u2019Unione Europea, cos\u00ec da invertire il declino paventato di fronte alle altre super potenze. Un insieme di 170 proposte che spaziano dalle politiche economiche alla difesa, fino al debito comune e alla riforma dei meccanismi decisionali interni all\u2019Unione. <br \/>I TRE NODI DEL RAPPORTO DRAGHI<br \/>In particolare, il rapporto di Draghi pone tre elementi centrali, tre nodi da dipanare per lavorare sul futuro dell\u2019Unione Europea. Si parte con l\u2019innovazione e, quindi, gli investimenti. Primo punto veramente dolente del piano, dato che per l\u2019analisi servirebbero 750-800 miliardi di euro l\u2019anno per essere al passo con USA e Cina nelle grandi sfide economiche e tecnologiche. Si tratterebbe &#8211; hanno riferito diversi analisti &#8211; di un doppio piano Marshall che varrebbe all\u2019incirca il 4,7% del PIL continentale. Un investimento che, secondo Draghi, potrebbe mettere in sicurezza il benessere e la libert\u00e0 della societ\u00e0 europea. L\u2019innovazione, nelle raccomandazioni di Draghi, sarebbe stimolata anche attraverso il rafforzamento del Consiglio Europeo per l\u2019Innovazione. Una mossa che lo avvicinerebbe all\u2019agenzia statunitense DARPA, finalizzata al supporto alle tecnologie strategiche. Le startup dovrebbero beneficiare di un regime legale semplificato e unico per tutta l\u2019Unione Europea, mentre si dovrebbero rafforzare le network utili allo sviluppo dell\u2019AI, fino alla revisione del settore delle telecomunicazioni, anche a fronte di modifiche sostanziali alle regole sulla concorrenza. Il secondo nodo del report riguarda l\u2019ambiente e l\u2019industria, da sviluppare insieme considerando le necessit\u00e0 dell\u2019uno e dell\u2019altra. Decarbonizzazione, quindi, affiancata alla competitivit\u00e0, cercando di accumunare obiettivi che invece vengono percepiti in netto conflitto tra loro. Centrali in questo processo sono alcune iniziative, come l\u2019acquisto comune di stock di gas, o la revisione del costo delle rinnovabili slegandolo da quello del metano, che potrebbero concorrere ad abbassare i costi dell\u2019energia. Accelerare, quindi, la decarbonizzazione, ma considerando il principio della \u201cneutralit\u00e0 tecnologica\u201d, puntando anche sul nucleare al fianco delle rinnovabili, con reattori di nuova generazione. Infine, la sicurezza, che il rapporto di Draghi legge in un\u2019accezione molto ampia. Mentre ci si avvia alla fine del terzo anno di guerra in Ucraina, un\u2019analisi sul futuro dell\u2019Europa non pu\u00f2 non contenere un\u2019attenzione speciale ai temi della sicurezza e della difesa. Infatti, per la prima volta dopo la guerra fredda, la pace e la libert\u00e0 in Europa non si possono pi\u00f9 dare per scontate. In particolare, viene analizzata l\u2019assenza di una politica di difesa comune, oltre ad un settore industriale dedicato alla difesa parcellizzato in aziende piccole. Il suggerimento di Draghi in questo caso \u00e8 quello di aggregare commesse tra gruppi di Stati membri, cos\u00ec da integrare la produzione. <br \/>                     Altro tema riguarda gli investimenti in questo settore, soprattutto su ricerca e sviluppo, ma la sicurezza \u00e8 richiamata dall\u2019analisi di Draghi anche sotto il profilo dell\u2019indipendenza nel campo delle materie prime critiche. <br \/>RIVEDERE I MECCANISMI EUROPEI<br \/>\u00c8 chiaro che l\u2019impalcatura europea e i meccanismi che la regolano abbiano bisogno di una profonda revisione per far fronte alle sfide e alle criticit\u00e0 che aspettano gli Stati membri negli anni a venire. In particolare, il rapporto delinea la necessit\u00e0 di intraprendere una riforma del funzionamento dell\u2019Unione, che passi da una diminuzione della burocrazia oltre che per il superamento dei veti. Secondo Draghi, infatti, la maggioranza assoluta paralizza la capacit\u00e0 decisionale e di iniziativa dell\u2019Unione. Sarebbe quindi pi\u00f9 utile estendere a pi\u00f9 materie le votazioni soggette alla sola maggioranza qualificata. Oppure, in parallelo, incentivare la \u201ccooperazione rafforzata\u201d tra alcuni paesi su determinate tematiche, fino alla stesura di accordi tra Stati al di fuori dei trattati dell\u2019UE. <br \/>LA QUESTIONE RISORSE<br \/>Prima ancora di analizzare i problemi dal punto di vista politico e delle relazioni tra gli Stati membri all\u2019interno di questo rapporto, c\u2019\u00e8 da guardare al vero ostacolo da superare: le risorse annuali necessarie, secondo Mario Draghi, per il rilancio dell\u2019Unione. Si tratta, infatti, di circa 800 miliardi di euro ogni anno, per i quali sarebbe necessaria una grossa fetta di investimenti pubblici. Per questo \u00e8 lo stesso rapporto a consigliare l\u2019erogazione regolare di eurobond. Naturalmente, in merito a questo tema non mancano le resistenze (approfondiremo pi\u00f9 avanti) soprattutto da parte dei paesi frugali. Stessa criticit\u00e0 potrebbe essere rilevata nella misura intermedia proposta dal rapporto di Draghi, ovvero la possibilit\u00e0 di ritardare il rientro del debito accumulato dagli Stati membri con il PNRR, utilizzandolo in altri settori strategici collegati alle priorit\u00e0 per il futuro. Come fare, quindi, per trovare i fondi necessari al rilancio dell\u2019UE? Le soluzioni fin qui prospettate sembrano difficilmente percorribili a causa delle opposizioni riscontrate e che tra poco analizzeremo. Il problema in questo caso \u00e8 che le misure pensate per assicurare il futuro all\u2019Unione rischino invece di farla naufragare. <br \/>C\u2019\u00c8 CHI PRENDE LE DISTANZE<br \/>Di fronte a misure e investimenti come quelli proposti dall\u2019ex Governatore della BCE, lo scontro tra differenti visioni economiche \u00e8 chiaro e inevitabile. Il primo ostacolo, gi\u00e0 chiaramente espresso da alcune dichiarazioni esternate dall\u2019esecutivo, arriva dalla Germania, assolutamente non interessata ad innalzare il debito comune per finanziare gli investimenti, con il rischio di replicare quanto fatto da Berlino con il contenimento del debito che si \u00e8 pian piano trasformato in stagnazione economica. Basta prendere in considerazione quanto dichiarato dal Ministro delle Finanze tedesco, Lindner, per comprendere quale sia la posizione della Germania: \u201cUn debito comune dell\u2019UE non risolver\u00e0 alcun problema strutturale\u201d. Il rischio, quindi, \u00e8 che il rapporto di Draghi divida ulteriormente l\u2019Europa invece di unirla. Potrebbero essere certamente i frugali, con la Germania in testa, a fare fronte comune contro questo tipo di iniziative. Austria, Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia e Repubbliche Baltiche considerano impensabile procedere con investimenti a debito, puntando invece nel mantenere il pi\u00f9 contenuto possibile il bilancio europeo. <\/p>\n<p>                    Con loro si schiererebbero probabilmente anche i Paesi membri dell\u2019Est, interessati a mantenere lo status quo per continuare a percepire i fondi fin qui ottenuti dalle politiche europee. Tema complesso nelle cancellerie \u00e8 anche quello della revisione dei trattati per agevolare le votazioni a maggioranza qualificata. L\u2019abbandono del voto all\u2019unanimit\u00e0 potrebbe essere fortemente osteggiato da diversi leader interessati a mantenere la prerogativa nazionale al di sopra di quella comunitaria, soprattutto su temi e ambiti piuttosto sensibili. Quindi, chi potrebbe appoggiare il rapporto di Draghi? Sicuramente in prima fila potrebbe esserci la Francia, che da giugno \u00e8 tra i sette Paesi (assieme all\u2019Italia) finiti sotto controllo del deficit. Per il nuovo premier Michel Barnier il rapporto presentato da Draghi, che promette di rimettere quantomeno in discussione le regole europee, potrebbe essere la strada giusta da imboccare per schivare una procedura per eccesso di disavanzo. Per quanto riguarda l\u2019Italia non arrivano ancora critiche specifiche al rapporto. Il Governo fino ad ora ha parlato attraverso il capo delegazione di Fratelli d\u2019Italia a Bruxelles, Carlo Fidanza, il quale ha per\u00f2 sottolineato alcuni errori fatti nel recente passato. Nel rapporto di Draghi viene fatto riferimento alle sfide con cui l\u2019Unione Europea \u00e8 chiamata a confrontarsi, oltre a salutare con favore la volont\u00e0 di mettere la parola fine ad una stagione dominata dall\u2019ideologia ultra-ambientalista e soprattutto anti-industriale.        <\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/la-revisione-della-politica-di-coesione-europea-e-il-ruolo-dellitalia'>La revisione della politica di coesione europea e il ruolo dell\u2019Italia<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/italia-e-algeria-evoluzione-di-un-partenariato-strategico-tra-energia-cooperazione-e-geopolitica'>Italia e Algeria: evoluzione di un partenariato strategico tra energia, cooperazione e geopolitica<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/energia-geopolitica-e-dipendenze-il-rinvio-europeo-sul-divieto-di-petrolio-russo'>Energia, geopolitica e dipendenze: il rinvio europeo sul divieto di petrolio russo<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si tratta di una \u201csfida esistenziale\u201d: se l\u2019Unione Europea non supera il divario di competitivit\u00e0 che esiste con superpotenze come Stati Uniti e Cina \u00e8 condannata ad una \u201clenta agonia\u201d, fino a quando non si trover\u00e0 nella condizione di dover sacrificare \u201cil benessere, l\u2019ambiente o la sicurezza\u201d per poter sopravvivere. \u00c8 in questi termini che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":33460,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[153],"tags":[1501,1778,226,250,215],"editorial-positions":[42],"regions":[322,331,340,349,358],"types":[420],"class_list":["post-33536","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-commercio-ed-economia","tag-greendeal","tag-draghi","tag-ecb","tag-economy","tag-eu","editorial-positions-focus","regions-central-europe-it","regions-eastern-europe-it","regions-northern-europe-it","regions-southern-europe-it","regions-western-europe-it","types-news-it"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - 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