{"id":33537,"date":"2024-09-18T13:35:57","date_gmt":"2024-09-18T13:35:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/la-sanita-europea-ha-bisogno-di-diritti-liberta-e-privacy"},"modified":"2024-09-18T13:35:57","modified_gmt":"2024-09-18T13:35:57","slug":"la-sanita-europea-ha-bisogno-di-diritti-liberta-e-privacy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/la-sanita-europea-ha-bisogno-di-diritti-liberta-e-privacy","title":{"rendered":"La sanit\u00e0 europea ha bisogno di diritti, libert\u00e0 e privacy"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni la nostra percezione di sicurezza, in particolare in ambito sanitario, \u00e8 sicuramente cambiata. L\u2019idea che l\u2019Europa e le nazioni occidentali siano al riparo da grandi epidemie e da stravolgimenti legati alla diffusione di un virus \u00e8 crollata sotto i colpi dalla pandemia da Covid-19. Ora il compito delle nuove istituzioni europee, le prime elette dopo il periodo pandemico, \u00e8 sicuramente quello di dare nuovi strumenti ai Paesi membri per migliorare i loro standard sanitari e per evitare che l\u2019incubo del Covid possa ripetersi. Per farlo, per\u00f2, non si possono abbandonare alcuni principi che devono comunque guidare le politiche sanitarie in ambito comunitario. Tra questi non possono mancare il rispetto dei diritti, la privacy e la libert\u00e0 dell\u2019individuo. <br \/>UN MONDO DIVERSO<br \/>Quello che si \u00e8 presentato ai nostri occhi l\u201911 marzo 2020, quando l\u2019OMS ha dichiarato il Covid-19 una pandemia mondiale, \u00e8 un mondo diverso rispetto a quello che avevamo conosciuto. Le distanze sociali, l\u2019impossibilit\u00e0 di uscire di casa e, in moltissimi casi, di lavorare, hanno creato problemi e disparit\u00e0 che ancora oggi si fanno sentire. Quando nel dicembre del 2019 un focolaio si \u00e8 manifestato nella citt\u00e0 cinese di Wuhan, nessuno (anche perch\u00e9 in pochissimi ne erano informati) avrebbe pensato ad una diffusione cos\u00ec capillare. Gi\u00e0 nel gennaio del 2020, infatti, i primi casi isolati si sono manifestati in alcuni Stati membri dell\u2019Unione Europea, mentre a fine febbraio \u00e8 stata l\u2019Italia a segnalare un aumento significativo dei casi, soprattutto nelle regioni settentrionali. Nel momento in cui l\u2019OMS dichiar\u00f2 \u201cmondiale\u201d la pandemia, tutti i Paesi dell\u2019Unione Europea avevano casi all\u2019interno dei loro confini, che nei mesi successivi continuarono ad aumentare. Stando ai dati disponibili, secondo l\u2019OMS al maggio del 2023 la pandemia da Covid-19 aveva causato all\u2019incirca 7 milioni di decessi. In quello stesso mese l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 ha dichiarato la fine dell\u2019emergenza. Naturalmente, i casi non sono spariti e i contagi, portati avanti da sempre nuove varianti, vengono comunque tenuti sotto controllo. <br \/>LA RISPOSTA DELL\u2019UNIONE EUROPEA<br \/>C\u2019\u00e8 da considerare che le istituzioni europee hanno cercato di restituire una risposta unitaria cos\u00ec da coinvolgere tutti gli Stati membri nella battaglia contro il Covid-19. A marzo del 2020, infatti, dopo le dichiarazioni dell\u2019OMS, i leader hanno delineato quattro priorit\u00e0 da seguire per orientare al meglio la risposta europea. La prima priorit\u00e0 era naturalmente cercare di limitare la diffusione del virus attraverso tutte quelle politiche che hanno avuto grandissima risonanza, come il distanziamento e il lockdown. Si \u00e8 puntato poi a garantire la fornitura di attrezzature mediche, strumenti necessari per combattere quella battaglia. Allo stesso modo \u00e8 stata promossa la ricerca su terapie e vaccini, mentre sono state varate alcune politiche per sostenere l\u2019occupazione, le imprese e l\u2019economia europea. <br \/>POLITICHE EUROPEE NELL\u2019OTTICA DELLA RIPRESA<br \/>Dopo il periodo pi\u00f9 cupo della pandemia si \u00e8 iniziato a parlare di ripresa e delle politiche di sostegno post Covid-19. In particolare, da parte delle istituzioni europee si \u00e8 cercato di proseguire lo sforzo comunitario su diversi fronti. In prima battuta sullo sviluppo, la produzione e la diffusione dei vaccini. Poi si \u00e8 lavorato sui test e sul riconoscimento reciproco dei risultati tra i vari Stati membri, elemento fondamentale per la circolazione delle persone. Quindi, proprio per la riapertura dei transiti, si \u00e8 insistito sul tracciamento transfrontaliero dei contagi e sulle norme di quarantena, da rinnovare secondo le fasi della pandemia.                       Infine, si \u00e8 passati alla realizzazione di certificati digitali interoperabili come il &#8211; cos\u00ec conosciuto &#8211; \u201cgreen pass globale\u201d, promosso dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0. Un tema, questo, che approfondiremo in seguito, anche a fronte della posizione assunta dall\u2019Italia nella sua non adesione a questo sistema. <br \/>SERVE BUON SENSO, NON IDEOLOGIA<br \/>L\u2019Unione Europea e le sue istituzioni, dopo il periodo pandemico e soprattutto in campo sanitario, non possono prescindere da alcuni principi che abbiamo gi\u00e0 espresso in apertura di questo articolo. Si tratta della necessit\u00e0 di valorizzare il rispetto dei diritti e della libert\u00e0 dell\u2019individuo. Il settore sanitario, all\u2019indomani del Covid-19, dovrebbe rinnovarsi in chiave non solo di maggiore efficienza (facendo quindi tesoro dell\u2019esperienza accumulata e delle carenze individuate) ma anche di vicinanza e di sussidiariet\u00e0 nei confronti dei cittadini. Il servizio sanitario deve essere orientato alla persona e non soltanto alle politiche, ai dati e alle statistiche &#8211; siano queste mediche oppure economiche. Salute, diritti e libert\u00e0 dell\u2019individuo devono correre di pari passo: per questo l\u2019Unione Europea deve puntare a tutelare il diritto alla salute e alla qualit\u00e0 della vita dei suoi cittadini, senza cadere in paradigmi e condizionamenti ideologici che hanno gi\u00e0 dimostrato la loro fallacia in occasione della pandemia globale da Covid-19. Un principio deve essere chiaro in questo senso: i diritti fondamentali dell\u2019individuo, tra cui quello alla salute, non possono essere avvolti da preconcetti. Per questo le uniche politiche realmente efficaci in questo senso sono quelle che puntano ad investire sulla qualit\u00e0 e sull\u2019efficientamento della sanit\u00e0 pubblica. Si tratta di investimenti strutturali che possono veramente fare la differenza in una sfida come quella appena superata. L\u2019esperienza degli anni di pandemia non pu\u00f2 essere gettata al vento per condizionamenti teorici, al contrario deve necessariamente essere messa a frutto. Oltre agli investimenti serve quindi anche la preparazione ad affrontare minacce per la salute che possono arrivare anche dal di fuori dei confini dell\u2019Unione Europea. Il campo su cui giocare \u00e8 certamente quello della cooperazione in ambito sanitario e farmacologico, ma sempre senza perdere mai di vista i diritti fondamentali degli individui e le prerogative di ogni singolo Paese membro, che non possono essere violati in nome di nessuna ideologia. Naturalmente, sul medio e lungo periodo serve focalizzare l\u2019attenzione su tutti quegli elementi che possono incidere sul sistema sanitario, come l\u2019abuso di droghe e le dipendenze in genere, fino a promuovere lo sport e l\u2019attivit\u00e0 fisica come primo strumento di benessere fisico e mentale. Sul breve periodo, per\u00f2, serve un\u2019operazione di chiarezza e trasparenza. Per fare finalmente luce su tutti gli errori che sono stati commessi nella gestione della pandemia da Covid-19, sia sul fronte comunitario sia su quello interno dei singoli Stati membri. Serve, ad esempio, analizzare con precisione i dati e arrivare a garantire una forma di giustizia per tutti quei cittadini che hanno subito gravi danni permanenti dopo la vaccinazione contro il Covid-19. Si tratta di un\u2019operazione di civilt\u00e0, ma anche di responsabilit\u00e0 da parte di chi ha preso delle decisioni senza tenere conto fino in fondo dei diritti e delle libert\u00e0 dei cittadini stessi. <br \/>NESSUNO SPAZIO PER IL GREEN PASS GLOBALE<br \/>Sempre nella stessa ottica non pu\u00f2 quindi esserci spazio per il cosiddetto \u201cgreen pass globale\u201d proposto dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0.                  Questo sistema digitale \u00e8 stato proposto dall\u2019OMS il 1\u00b0 luglio 2023 per proteggere i cittadini di tutto il mondo dalle minacce sanitarie future. Si tratta della digitalizzazione (anche in forma estesa e con la raccolta di pi\u00f9 dati) della vecchia Carta gialla, nata addirittura nel 1933 in Olanda e che venne adottata dall\u2019OMS nel 1951, utile a certificare la vaccinazione per alcune malattie. Si tratta di una procedura di verifica globale dei documenti sanitari, con un\u2019attenzione speciale ai Paesi in via di sviluppo. Un\u2019idea che prende le mosse dall\u2019accordo del 30 novembre 2022 tra il commissario europeo Kyriakides e il Direttore dell\u2019OMS Tedros per rafforzare la cooperazione strategica sulle questioni sanitarie globali. Su questa linea il Consiglio, il 27 giugno del 2023, ha adottato una raccomandazione che incoraggia i Paesi membri dell\u2019Unione Europea ad aderire al sistema dell\u2019OMS. Si tratterebbe, stando a quanto assicurato dalla stessa OMS, di uno strumento che non mette a rischio la privacy e i dati sanitari personali. Nonostante questo &#8211; \u00e8 doveroso sottolinearlo &#8211; l\u2019adesione al green pass globale \u00e8 volontaria per gli Stati. Una prospettiva, questa, che l\u2019Italia con il Governo Meloni ha deciso di non seguire, sottolineando gi\u00e0 a febbraio 2023 che non adotter\u00e0 il green pass globale. Questo in linea con l\u2019idea che sul tema sanitario debba prevalere la libert\u00e0 e il rispetto dei diritti individuali, tra i quali non pu\u00f2 mancare la sicurezza dei propri dati personali e sanitari. Materia, questa, che non pu\u00f2 prescindere dal controllo degli Stati, soprattutto se ad essa non corrisponde una vera politica di sviluppo dei sistemi sanitari.         <\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni la nostra percezione di sicurezza, in particolare in ambito sanitario, \u00e8 sicuramente cambiata. L\u2019idea che l\u2019Europa e le nazioni occidentali siano al riparo da grandi epidemie e da stravolgimenti legati alla diffusione di un virus \u00e8 crollata sotto i colpi dalla pandemia da Covid-19. 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