{"id":34328,"date":"2024-10-15T11:42:48","date_gmt":"2024-10-15T11:42:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/i-social-media-entrano-in-famiglia-tra-dipendenza-e-regolamentazione"},"modified":"2024-10-15T11:42:48","modified_gmt":"2024-10-15T11:42:48","slug":"i-social-media-entrano-in-famiglia-tra-dipendenza-e-regolamentazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/i-social-media-entrano-in-famiglia-tra-dipendenza-e-regolamentazione","title":{"rendered":"I social media entrano in famiglia: tra dipendenza e regolamentazione"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 innegabile che i social media abbiano avuto &#8211; e continuino ad avere &#8211; un ruolo sempre pi\u00f9 centrale nelle nostre vite, nelle strategie di comunicazione e nel modo in cui ci rapportiamo con gli altri, sia nel mondo digitale sia in quello offline. Ben il 59% dei cittadini dell\u2019Unione Europea hanno una presenza attiva all\u2019interno dei social media, creando profili social e postando messaggi o immagini (dati Eurostat). Si parte da punte del 91% della popolazione in Danimarca (seguita da Cipro con l\u201983% e dall\u2019Ungheria con l\u201981%), fino alle percentuali pi\u00f9 basse, con la Francia al 44%, preceduta dalla Germania al 49% e dall\u2019Italia al 53%. \u00c8 proprio questa enorme permeabilit\u00e0 che hanno i social media all\u2019interno della societ\u00e0 europea ad aver ispirato l\u2019interessantissimo panel contenuto nel programma dello European Congress on Family organizzato nell\u2019ambito del Culture Weekend di ECR Party, che si terr\u00e0 a Dubrovnik, in Croazia, dal 18 al 20 ottobre. Il titolo dell\u2019incontro pone subito l\u2019accento sull\u2019importanza di regolare e limitare &#8211; soprattutto all\u2019interno della famiglia &#8211; l\u2019abuso di questi strumenti di comunicazione: \u201cOffline, Reconnecting the Family: Social media, regulating the addiction of the century\u201d. <br \/>REGOLE E LIMITAZIONI<br \/>Parlare dei social media come della \u201cdipendenza del secolo\u201d pu\u00f2 sembrare un\u2019esagerazione. Se per\u00f2 si pensa alla diffusione che hanno avuto all\u2019interno di tutti gli strati della nostra societ\u00e0, senza distinzione di estrazione sociale o di et\u00e0, agli studi in campo sanitario ispirati da questi strumenti, e ai tentativi (pi\u00f9 o meno grossolani ed efficaci) di regolamentarli, \u00e8 facile capire come quest\u2019espressione sia tutt\u2019altro che esagerata. A livello europeo, infatti, attraverso il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), viene prevista un\u2019et\u00e0 minima di 16 anni per potersi iscriversi a queste piattaforme. Ciononostante, alcuni Stati membri hanno voluto mantenere autonomia in queste decisioni, riducendo il limite all\u2019et\u00e0 di 13 anni. <br \/>LA SALUTE DEI PI\u00d9 GIOVANI<br \/>\u00c8 soprattutto il coinvolgimento dei pi\u00f9 giovani nel mondo dei social media &#8211; all\u2019interno e al di fuori dell\u2019ambito familiare &#8211; ad essere al centro del dibattito. Basti pensare che nel 2022 l\u2019OMS ha condotto uno studio (il report \u201cHealth behaviour in scholl-aged children\u201d) che ha sottolineato come un adolescente su dieci, cio\u00e8 all\u2019incirca l&#8217;11% della popolazione europea target, con livelli pi\u00f9 elevati nelle femmine rispetto ai maschi (13% contro 9%), abbia mostrato segni di un comportamento pericoloso o problematico sui social media. Un dato, questo, in forte crescita, soprattutto se lo si confronta con l\u2019equivalente fornito dall\u2019OMS per il 2018, che si attestava al 7%. L\u2019uso problematico si configura come un comportamento che presenti sintomi simili alla dipendenza: dall\u2019incapacit\u00e0 di controllare l\u2019uso dei social, fino all\u2019astinenza quando se ne viene privati, passando per l\u2019abbandono di attivit\u00e0 quotidiane a favore dell\u2019uso compulsivo delle piattaforme. Un fenomeno che, come osservato anche dall\u2019OMS, solleva non poche preoccupazioni sull\u2019impatto che questa e altre tecnologie &#8211; pensiamo all\u2019avvento dell\u2019AI &#8211; possano avere sulla salute mentale e sul benessere dei giovani. <br \/>DISCONNESSIONE E ALFABETIZZAZIONE DIGITALE<br \/>Le attenzioni, soprattutto nell\u2019ambito familiare e amicale, sono sicuramente importanti e la famiglia ha un ruolo chiave nella \u201cdisconnessione\u201d dei pi\u00f9 giovani.    <\/p>\n<p> Non possono per\u00f2 mancare le attenzioni ad altre politiche come quelle legate all\u2019ambiente scolastico, che deve promuovere e insegnare un\u2019alfabetizzazione digitale sana, anche incoraggiando delle conversazioni sul benessere digitale che possano travalicare i confini delle aule scolastiche, e riversarsi, come vettori di coscienza critica, anche tra le pareti di casa. Allo stesso tempo deve essere facilitato l\u2019accesso ai servizi di salute mentale che, al pari della scuola, devono contenere personale formato e capace di interfacciarsi con queste nuove forme di dipendenza. Quindi, anche la formazione e l\u2019alfabetizzazione digitale e informatica devono progredire su questi due piani: quello rivolto alla funzionalit\u00e0 degli strumenti (e quindi agli utilizzatori, con maggiore attenzione ai giovani) e quello che guarda agli operatori del settore, che devono essere formati per comprendere le criticit\u00e0 e prevedere possibili distorsioni nell\u2019utilizzo di questi stessi strumenti.  <\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/la-soluzione-sbagliata'>La soluzione sbagliata<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/un-mondo-online-piu-sicuro-o-piu-sorvegliato'>Un mondo online pi\u00f9 sicuro o pi\u00f9 sorvegliato?<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/e-se-vietare-i-social-media-ai-bambini-fosse-un-male-piu-grande'>E se vietare i social media ai bambini fosse un male pi\u00f9 grande?<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 innegabile che i social media abbiano avuto &#8211; e continuino ad avere &#8211; un ruolo sempre pi\u00f9 centrale nelle nostre vite, nelle strategie di comunicazione e nel modo in cui ci rapportiamo con gli altri, sia nel mondo digitale sia in quello offline. 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