{"id":35255,"date":"2024-11-01T09:32:16","date_gmt":"2024-11-01T09:32:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/schengen-e-il-cambio-di-priorita-tra-frontiere-interne-e-sicurezza-esterna"},"modified":"2024-11-01T09:32:16","modified_gmt":"2024-11-01T09:32:16","slug":"schengen-e-il-cambio-di-priorita-tra-frontiere-interne-e-sicurezza-esterna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/schengen-e-il-cambio-di-priorita-tra-frontiere-interne-e-sicurezza-esterna","title":{"rendered":"Schengen e il cambio di priorit\u00e0 tra frontiere interne e sicurezza esterna"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso<sup> 8 <\/sup>settembre i deputati dell\u2019Europarlamento hanno discusso con la Commissione sul tema dei controlli alle frontiere. In particolare, al centro del dibattito \u2013 che, come prevede la procedura, non ha avuto come seguito una risoluzione &#8211; c\u2019era l\u2019analisi delle implicazioni per il futuro dell\u2019area Schengen a fronte della reintroduzione dei controlli alle frontiere da parte di vari Paesi membri dell\u2019Unione Europea. <br \/>IL CONTESTO DEL DIBATTITO<br \/>Al momento sono dodici i Paesi membri che hanno introdotto alcune forme di controllo alle frontiere interne, pur facendo parte dell\u2019area Schengen. Un numero non indifferente se pensiamo che, in totale, l&#8217;area di libero scambio Schengen comprende ventinove paesi: venticinque Stati membri dell&#8217;UE (tutti tranne Cipro e Irlanda) pi\u00f9 Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. L\u2019Italia, ad esempio, \u00e8 tra i Paesi membri dell\u2019Unione Europea che hanno reintrodotto alcune forme di controllo. In questo caso i controlli sono partiti il 19 giugno di quest\u2019anno (con data formale di interruzione il 18 dicembre 2024) e riguardano la frontiera con la Slovenia. I motivi di questa decisione sono pertinenti al rischio di attivit\u00e0 terroristiche legato alle turbolenze in Medio Oriente e al possibile rischio di infiltrazioni nei flussi migratori irregolari. Inoltre, altro tema che ha portato il Governo italiano a far ripartire i controlli su questa frontiera riguarda il rischio di violenza legato al proseguimento della guerra in Ucraina e all\u2019attuale presidenza italiana del G7. La stessa Germania il<sup> 9<\/sup> settembre scorso ha comunicato, attraverso il Ministero federale dell\u2019Interno tedesco, il ripristino dei controlli su tutte quelle frontiere che a quel momento ancora non lo prevedevano. Infatti, la Germania aveva gi\u00e0 in vigore controlli alle frontiere con Francia, Polonia, Repubblica Ceca, Austria e Svizzera. I motivi riguardano principalmente l\u2019aumento della migrazione irregolare e del traffico di migranti, anche in relazione alle cattive condizioni di vita nei Paesi di provenienza. Resta poi l\u2019attenzione al conflitto in Ucraina, oltre alle criticit\u00e0 legate al terrorismo internazionale e alla situazione in Medio Oriente. La mossa tedesca di ampliare i controlli non \u00e8 passata di certo inosservata, soprattutto perch\u00e9 legata alla limitazione dell\u2019immigrazione irregolare nel Paese e al controllo e all\u2019innalzamento della sicurezza interna. Un\u2019iniziativa che, per il ruolo centrale e per la centralit\u00e0 geografica della Germania, ha suscitato diverse preoccupazioni soprattutto in relazione al futuro dell&#8217;area di libero scambio Schengen. <br \/>LA PROCEDURA DI RIPRISTINO DEL CONTROLLO <br \/>Naturalmente, la decisione del ripristino del controllo delle frontiere interne &#8211; o di parte di esse &#8211; ha un retroterra normativo comune agli Stati membri dell\u2019Unione Europea e, in particolare, dell\u2019area di libero scambio Schengen. La procedura \u00e8 contenuta nel Codice Frontiere Schengen (CFS) che offre agli Stati membri proprio la normativa per avviare il ripristino temporaneo del controllo alle frontiere interne, sempre a fronte di una grave minaccia all&#8217;ordine pubblico o alla sicurezza del Paese. In ogni caso si tratterebbe di una procedura che deve essere mantenuta come ultima ratio e che comunque dovrebbe seguire e rispettare il principio comune di proporzionalit\u00e0 con la minaccia. Inoltre, il ripristino del controllo deve avere dei limiti ben precisi legati alla base giuridica che ne rende necessaria l\u2019introduzione. Per l\u2019Italia, ad esempio, il controllo alla frontiera con la Slovenia dovrebbe cessare &#8211; sempre che non si protragga il rischio &#8211; il 18 dicembre prossimo. <\/p>\n<p>     Questa misura, in ogni caso, \u00e8 uno dei temi sui quali la Commissione, e quindi le Istituzioni europee, non hanno altra voce in capitolo se non l\u2019emissione di un parere. La decisione di ripristinare i controlli ad una frontiera interna \u00e8, infatti, prerogativa dei singoli Stati membri dell&#8217;area di libero scambio Schengen. La Commissione, dal canto suo, non pu\u00f2 porre alcun veto, ma solo produrre un parere sulla reale necessit\u00e0 di questa misura e sul grado di proporzionalit\u00e0 rispetto ai rischi e alle minacce. <br \/>IL CONTROLLO E LA SICUREZZA INTERNA<br \/>L\u2019interesse dei Paesi membri verso la tutela e lo sviluppo dell&#8217;area di libero scambio Schengen \u00e8 innegabile. Si tratta di un risultato dell\u2019Unione Europea che non pu\u00f2 essere sottovalutato e che, anzi, andrebbe maggiormente rafforzato. Ma questo senza dimenticare le prerogative e le giuste aspettative degli stessi Paesi membri dell\u2019UE, sempre pi\u00f9 interessati a mantenere ampio margine di sovranit\u00e0 nazionale su alcuni temi. Tra questi c\u2019\u00e8 sicuramente la volont\u00e0, sempre pi\u00f9 generalizzata tra le cancellerie europee, di voler attuare delle misure pi\u00f9 stringenti ed efficaci per un controllo pi\u00f9 capillare dei vari canali di immigrazione. Una necessit\u00e0 tanto pi\u00f9 impellente se lo Stato in questione si trova al limite dell&#8217;area di libero scambio Schengen e, quindi, sempre pi\u00f9 soggetto alle rotte migratorie e ai flussi dell\u2019immigrazione clandestina. La pressione migratoria e il traffico di esseri umani hanno indiscutibilmente anche delle conseguenze sociali interne ai singoli Paesi membri, che possono portare, nel tempo, a sviluppare criticit\u00e0 e problematiche profonde sul fronte della sicurezza interna. Si pensi, ad esempio, all\u2019influsso della criminalit\u00e0 organizzata internazionale, cos\u00ec come ai traffici di sostanze stupefacenti e a quello di esseri umani con il fine di alimentare il circuito della prostituzione. Sono tutti elementi, questi, nei confronti dei quali gli Stati membri dell\u2019Unione Europea stanno sempre di pi\u00f9 manifestando la loro volont\u00e0 di incrementare profili di autonomia e sovranit\u00e0 nazionale. Senza poi citare quali possano essere i rischi di collusione tra i flussi e il sistema dell\u2019immigrazione clandestina con la crescente commistione tra criminalit\u00e0 organizzata e terrorismo internazionale. La sicurezza interna passa, quindi, anche dai controlli alle frontiere interne &#8211; senza dimenticare quelle esterne all\u2019Unione Europea, di cui parleremo a breve &#8211; che si configurano nel tempo anche come strumento di protezione e preservazione dei pi\u00f9 basilari valori storici, culturali e civili dei Paesi membri dell\u2019Unione Europea. <br \/>DAL CONTROLLO DEI CONFINI INTERNI ALLA DIFESA DI QUELLI ESTERNI<br \/>La questione delle frontiere e della loro protezione deve passare attraverso un processo, utile e forse ormai impellente, di ridefinizione delle priorit\u00e0, dapprima dei Paesi membri e poi delle Istituzioni dell\u2019Unione Europea. Il controllo delle frontiere interne, anche a fronte della procedura dettata dagli accordi sull&#8217;area Schengen, rappresenta uno strumento limitato in mano ai Governi. La priorit\u00e0 \u00e8 da rivedere, in modo che lo sforzo impiegato per i controlli delle frontiere interne all&#8217;area di libero scambio Schengen, si sposti alla difesa dei confini esterni dell\u2019Unione Europea, con uno sguardo pi\u00f9 attento a tutti quei Paesi (in particolare della fascia mediterranea) che fungono da vera frontiera e scudo nei confronti del fenomeno dell\u2019immigrazione clandestina in tutte le sue sfaccettature. Passare, quindi, dal monitorare principalmente i movimenti interni all\u2019Unione Europea, al controllare in prima battuta gli accessi all\u2019area dell\u2019Unione, puntando sugli strumenti in mano agli Stati frontalieri.  <\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/la-proiezione-strategica-dellitalia-nel-golfo-diplomazia-energia-e-sicurezza-in-tempi-di-crisi'>La proiezione strategica dell\u2019Italia nel Golfo: diplomazia, energia e sicurezza in tempi di crisi<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/la-revisione-della-politica-di-coesione-europea-e-il-ruolo-dellitalia'>La revisione della politica di coesione europea e il ruolo dell\u2019Italia<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/italia-e-algeria-evoluzione-di-un-partenariato-strategico-tra-energia-cooperazione-e-geopolitica'>Italia e Algeria: evoluzione di un partenariato strategico tra energia, cooperazione e geopolitica<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<p>    Una base importante, in questo processo di slittamento della prospettiva e della priorit\u00e0, pu\u00f2 essere ricercata all\u2019interno dei dati dell\u2019operazione Frontex che, ad esempio, certificano che la strategia messa in campo dal Governo italiano sia assolutamente efficace. La concentrazione delle energie su una dimensione esterna del fenomeno che punti soprattutto a bloccare le partenze dei migranti irregolari, prima ancora di controllarne e certificarne l\u2019accesso all\u2019interno dell\u2019Unione, rappresenta proprio quel cambio di prospettiva che pu\u00f2 fare la differenza a livello di politiche migratorie. Un\u2019azione che sia razionale e basata sui dati, non sulle ideologie che bloccano quella che potrebbe essere un\u2019efficace azione esterna delle politiche che nascono sul suolo europeo. Una cooperazione che sia realmente paritaria con i Paesi di partenza o di transito dei migranti, elemento che, come nel caso del Piano Mattei, rappresenta il vero fulcro di quella che dovrebbe diventare la logica e la capacit\u00e0 europea di incidere sul fenomeno della migrazione illegale, creando nei luoghi d\u2019origine dei migranti il loro sacrosanto diritto e le condizioni minime necessarie per decidere di non migrare.   <\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 8 settembre i deputati dell\u2019Europarlamento hanno discusso con la Commissione sul tema dei controlli alle frontiere. 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