{"id":36332,"date":"2024-12-03T11:45:17","date_gmt":"2024-12-03T11:45:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/il-pragmatismo-italiano-al-vertice-di-baku"},"modified":"2024-12-03T11:45:17","modified_gmt":"2024-12-03T11:45:17","slug":"il-pragmatismo-italiano-al-vertice-di-baku","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/il-pragmatismo-italiano-al-vertice-di-baku","title":{"rendered":"Il pragmatismo italiano al vertice di Baku"},"content":{"rendered":"<p>Il 23 novembre scorso, dopo due settimane di trattative e una concreta possibilit\u00e0 che non si arrivasse ad un compromesso, \u00e8 stato raggiunto l\u2019accordo tra le quasi 200 nazioni presenti al vertice Cop29 in Azerbaijan. Il nuovo obiettivo di finanza climatica approvato, seppur considerato un successo in quanto ha evitato il fallimento della conferenza, ha lasciato comunque scontenti i Paesi del Sud del mondo. Nei giorni precedenti, nello specifico il 13 novembre, la Premier Giorgia Meloni era intervenuta nel vertice con un discorso volto a riportare la discussione in un\u2019ottica di pragmatismo e per orientare il dibattito sulla realt\u00e0 delle economie e delle necessit\u00e0 dei singoli Stati.<br \/>\nI PUNTI DELL\u2019ACCORDO<br \/>L\u2019accordo raggiunto ha comunque dei punti piuttosto interessanti e che meritano una riflessione specifica. In particolare, il finanziamento &#8211; obbligatorio per i Paesi ricchi &#8211; da 300 miliardi di dollari all\u2019anno fino al 2035. Con questi fondi, infatti, i Paesi in via di sviluppo avranno modo di finanziare la transizione energetica, cos\u00ec da adattare le proprie economie e industrie alle necessit\u00e0 dei cambiamenti climatici. Investimenti utili, secondo le indicazioni della Cop29, per liberarsi dal carbone, dal petrolio e dal gas, andando sempre pi\u00f9 verso l\u2019utilizzo di energie alternative e pulite. Naturalmente, i fondi saranno necessari anche a far fronte nel tempo ai danni causati dai cambiamenti climatici, come l\u2019innalzamento delle temperature che possono creare problemi all\u2019agricoltura e ad altre attivit\u00e0 antropiche. Questo, naturalmente, era l\u2019obiettivo pi\u00f9 atteso di tutta la Cop29, cos\u00ec come \u00e8 stato il punto pi\u00f9 discusso e criticato. C\u2019\u00e8 da dire che, anche se tale impegno sostituisce il precedente che puntava a 100 miliardi all\u2019anno (accordo del 2009 in scadenza), rappresenta comunque una soglia molto inferiore rispetto ai 1.300 miliardi richiesti in sede negoziale dai Paesi in via di sviluppo. Si tratta, tuttavia, di una cifra che potrebbe, negli anni, essere ritoccata al rialzo, soprattutto a fronte di finanziamenti privati che i Paesi sviluppati possono raccogliere, cos\u00ec come di proventi derivanti da una eventuale \u201ctassazione globale\u201d che al momento \u00e8 solo allo studio. <br \/>Diversa la questione della transizione per l\u2019uscita dall\u2019utilizzo dei combustibili fossili. Elemento fortemente voluto a Dubai, nei testi principali di questo nuovo vertice \u00e8 stato invece accantonato. Naturalmente i richiami impliciti non mancano, soprattutto quando si parla del testo dello scorso anno, ma la lunga battaglia negoziale non ha permesso di rafforzare il concetto adottando un testo specifico al termine della recente Cop29. Questo &#8211; in controtendenza rispetto a quanto affermato da molti Paesi, tra questi l\u2019Italia della Premier Meloni &#8211; era l\u2019obiettivo dell\u2019Unione Europea, che voleva in questa sede ottenere un monitoraggio continuo, perlomeno su base annuale, degli sforzi intrapresi dagli Stati per uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili. Una posizione molto avanzata, a tratti fuori contesto, che per\u00f2 non \u00e8 stata accettata. La stessa Von Der Leyen, infatti, nelle sue dichiarazioni non ha citato la transizione, sottolineando invece come questo accordo serva a segnare una nuova era per la cooperazione e la finanza in materia di clima. L&#8217;intesa, ha commentato la Von Der Leyen, &#8220;stimoler\u00e0 gli investimenti nella transizione pulita, riducendo le emissioni e rafforzando la resilienza ai cambiamenti climatici&#8221;, aggiungendo poi che &#8220;l&#8217;UE continuer\u00e0 a svolgere un ruolo guida, concentrando il sostegno sui pi\u00f9 vulnerabili&#8221;.<br \/>LE VOCI CONTRARIE <br \/>Naturalmente l\u2019entit\u00e0 dell\u2019accordo, nettamente inferiore alle richieste avanzate in precedenza, non \u00e8 stata accolta con favore dai Paesi meno sviluppati (PMS).  <\/p>\n<p> Il gruppo, guidato dalla delegata Sunday Evans Njewa del Malawi, ha infatti bollato il documento finale di Baku come non abbastanza ambizioso, un obiettivo disallineato rispetto a quanto si aspettavano di ottenere dopo anni di discussioni e trattative. Una posizione comprensibile, se si guarda alla richiesta iniziale di 1.300 miliardi l\u2019anno, ma che forse si scontra con la realt\u00e0 dei fatti e con lo scenario internazionale che ha fatto da sfondo a questo vertice. Critiche sono naturalmente arrivate anche dai negoziatori del gruppo africano. In questo caso, ci si lamenta del fatto che l\u2019accordo sia troppo ridotto e soprattutto tardivo, principalmente per il continente africano. Da questo frangente i negoziatori hanno voluto sottolineare che continueranno a lanciare l\u2019allarme sull\u2019inadeguatezza dei finanziamenti. Posizione sposata anche dall\u2019India, con la funzionaria Leela Nandan, che ha parlato di un importo \u201cabissalmente misero\u201d. Sul fronte europeo \u00e8 la Francia a far sentire la sua voce: l\u2019accordo, secondo l\u2019Eliseo, non sarebbe infatti all\u2019altezza delle sfide del tempo. <br \/>IL PRAGMATISMO ITALIANO <br \/>In parte in controtendenza con queste posizioni, nei giorni scorsi il Premier italiano Giorgia Meloni \u00e8 intervenuta a Baku con un discorso ufficiale che ha voluto richiamare i delegati al pragmatismo e alla responsabilit\u00e0 degli Stati davanti ai loro cittadini. Il discorso pronunciato dalla Premier italiana ha riportato l\u2019attenzione sulle necessit\u00e0 e le aspettative, non solo economiche, dei paesi dell\u2019Unione Europea, anche a fronte di una transizione verde che non deve necessariamente essere orientata e guidata da una cieca ideologia preconcetta. L\u2019impegno alla limitazione dell\u2019aumento della temperatura globale entro gli 1,5\u00b0C \u00e8 stato il filo conduttore del ragionamento, anche a partire dagli obiettivi di Dubai. Tra i tanti ricordiamo soprattutto la volont\u00e0 di triplicare la capacit\u00e0 di generare energia rinnovabile nel mondo, e quello di raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell\u2019efficienza energetica entro il 2030. La volont\u00e0 di Meloni, nel suo discorso, \u00e8 stata quella di chiedere la collaborazione di tutti, soprattutto dei principali emettitori di gas serra, condividendo le responsabilit\u00e0 per raggiungere una sintesi e fare le divisioni tra Paesi sviluppati, economie emergenti e in via di sviluppo. Una posizione, questa, che non \u00e8 solo di facciata. Basti infatti pensare a come l\u2019Italia al momento destini gi\u00e0 gran parte degli oltre quattro miliardi di euro del Fondo per il Clima al Continente africano, mentre Meloni ha confermato di voler continuare a sostenere iniziative come il Green Climate Fund e il Loss and Damage Fund, oltre che a promuovere il coinvolgimento in queste politiche e operazioni finanziarie delle Banche multilaterali di sviluppo. <br \/>A fronte di questo, per\u00f2, la stessa Meloni ha voluto riportare i partecipanti del vertice con i piedi per terra, sostenendo che il processo di decarbonizzazione debba prendere assolutamente in considerazione la sostenibilit\u00e0 dei sistemi produttivi e sociali dei singoli Stati, che possono anche variare di molto seguendo le specifiche delle realt\u00e0 regionali e continentali. L\u2019Italia in questo modo, cos\u00ec come fatto in altre occasioni in Europa e nel vertice del G7, torna a battere su un punto essenziale: \u201cla natura va difesa con l\u2019uomo al centro\u201d. In questo senso, puntare ad un approccio troppo ideologico e per nulla pragmatico su questi temi rischia di allontanare il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla comunit\u00e0 internazionale.      <\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/leuropa-post-orban-e-lultima-donna-rimasta-in-piedi'>L&#8217;Europa post-Orb\u00e1n e l&#8217;ultima donna rimasta in piedi<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/italia-e-algeria-evoluzione-di-un-partenariato-strategico-tra-energia-cooperazione-e-geopolitica'>Italia e Algeria: evoluzione di un partenariato strategico tra energia, cooperazione e geopolitica<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/perche-loperazione-in-venezuela-era-legale-e-morale'>Perch\u00e9 l&#8217;operazione in Venezuela era legale e morale<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<p>   Tema centrale del dibattito deve, invece, tornare ad essere la neutralit\u00e0 tecnologica, dato che una vera alternativa all\u2019utilizzo delle fonti fossili al momento non esiste.<br \/>\nIl realismo ricercato dal Governo italiano sta prima di tutto nei dati. Basti infatti pensare che la popolazione del nostro pianeta, entro il 2030, dovrebbe raggiungere i circa 8,5 miliardi di persone. Con questa massa di popolazione anche il PIL globale \u00e8 destinato a raddoppiare nel prossimo decennio. Questi due elementi da soli, senza tenere conto dello scenario politico, economico e di sicurezza internazionale in cui viviamo, porteranno ad un aumento costante dell\u2019utilizzo di energia. Se poi pensiamo all\u2019escalation tecnologica e digitale degli ultimi anni e alle prospettive di un mondo sempre pi\u00f9 connesso e legato allo sviluppo dell\u2019intelligenza artificiale, le necessit\u00e0 energetiche dei singoli Stati sono destinate a crescere ancora. La proposta italiana \u00e8 quindi quella di un mix energetico a servizio di una transizione che sia realistica e non ideologica. Sar\u00e0 necessario utilizzare tutte le tecnologie a disposizione, dalle rinnovabili fino al gas, passando per biocarburanti, idrogeno, cattura della CO2 e, in futuro, il nucleare da fusione. Una sfida, quest\u2019ultima &#8211; ha ricordato la Presidente del Consiglio &#8211; sulla quale l\u2019Italia \u00e8 pronta e in prima linea per dare il suo contributo.<\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 23 novembre scorso, dopo due settimane di trattative e una concreta possibilit\u00e0 che non si arrivasse ad un compromesso, \u00e8 stato raggiunto l\u2019accordo tra le quasi 200 nazioni presenti al vertice Cop29 in Azerbaijan. 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