{"id":39868,"date":"2024-12-12T12:13:41","date_gmt":"2024-12-12T12:13:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/la-vicenda-siriana-e-le-ripercussioni-sulla-regione-e-sulla-politica-europea"},"modified":"2024-12-12T12:13:41","modified_gmt":"2024-12-12T12:13:41","slug":"la-vicenda-siriana-e-le-ripercussioni-sulla-regione-e-sulla-politica-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/la-vicenda-siriana-e-le-ripercussioni-sulla-regione-e-sulla-politica-europea","title":{"rendered":"La vicenda siriana e le ripercussioni sulla regione e sulla politica europea"},"content":{"rendered":"<p>La fluidit\u00e0 della situazione in Siria rappresenta sicuramente un rebus per gli analisti di tutto il mondo. In questo momento, infatti, le tensioni, i rapporti di forza e le criticit\u00e0 nella regione dovranno necessariamente riorganizzarsi per trovare un nuovo equilibrio. Anche, lo ricordiamo, nell\u2019ottica delle altre crisi internazionali che coinvolgono, se non direttamente attraverso i loro pi\u00f9 stretti alleati, gli attori in causa. Cos\u00ec la guerra in Ucraina e gli scontri a Gaza e in Libano con Israele, non potranno non venire influenzati da questo nuovo assetto. Sono diversi i fronti e i temi da affrontare per realizzare un\u2019analisi precisa della situazione. In questo caso cercheremo di mettere in fila solo alcuni di questi aspetti, quelli forse tra i pi\u00f9 impellenti sulla scena internazionale ed europea, cos\u00ec da porre le basi per analizzare una situazione tutta ancora in divenire. In particolare, ci concentreremo sull\u2019operazione lanciata da Israele sulle alture del Golan e sulla questione dei flussi migratori e delle richieste di asilo, in relazione alle quali le cancellerie europee si stanno riorganizzando con un freno alle procedure di analisi delle domande.      <\/p>\n<p>ISRAELE E IL GOLAN<br \/>\nIl collasso del regime di Bashar al-Assad ha riportato immediatamente l\u2019attenzione sulle alture del Golan, con Israele che ha subito occupato le aree della fascia di sicurezza lungo il confine con la Siria. Netanyahu si \u00e8 subito affrettato a parlare di un\u2019azione limitata e temporanea, ma sono ugualmente scattate le condanne a quella che viene intesa anche dall\u2019ONU come una palese violazione degli accordi in vigore dal 1974. \u00c8, infatti, precisamente da cinquant\u2019anni che un contingente ONU pattuglia quest\u2019area. Si tratta della missione UNDOF, che attualmente conta circa 1.000 uomini schierati in loco, con il compito di supervisionare l\u2019attuazione degli accordi mantenendo il cessate il fuoco tra i due paesi. Per Israele questa operazione, seppur definita \u201climitata\u201d, costituisce comunque un nuovo fronte che si aggiunge a quello con il Libano (sul quale vige un cessate il fuoco), alla guerra a Gaza e alla tensione continua nello Yemen e sul Mar Rosso.<br \/>\nProbabilmente al momento il premier israeliano valuta come nulli gli accordi del 1974: con la caduta di Assad la volont\u00e0 di Netanyahu sarebbe quella di rivedere le posizioni assunte cinquant\u2019anni fa. Al momento, infatti, con l\u2019abbandono delle postazioni da parte dei soldati siriani, Israele si trincera dietro il pericolo di avere nuove forze ostili ai confini. Se, quindi, le forze israeliane potrebbero ritirarsi qualora il nuovo governo assicurasse il mantenimento degli accordi, tutt\u2019altra situazione riguarda le aree annesse formalmente dal 1981 con un\u2019azione non riconosciuta e condannata da gran parte della comunit\u00e0 internazionale. Per queste aree non ci sarebbe per\u00f2 nessuna possibilit\u00e0 di ritiro, in quanto vengono considerate da Israele come intoccabili.<br \/>\nVa poi considerato l\u2019incremento delle incursioni Israeliane con il bombardamento di varie zone della Siria con l\u2019obiettivo di distruggere basi militari o fabbriche di armi. L\u2019obiettivo palese \u00e8 quello di evitare che queste risorse possano cadere in mani sbagliate (si legga: non favorevoli ad Israele); c\u2019\u00e8 per\u00f2 sicuramente la volont\u00e0 sottesa di ridurre la capacit\u00e0 militare del nuovo governo siriano, cos\u00ec da mettere in sicurezza perlomeno uno dei confini. D&#8217;altronde, Netanyahu ha sottolineato che se gli esponenti del nuovo governo vorranno avere buoni rapporti con Israele non ci saranno problemi, ma se arriveranno delle minacce si passer\u00e0 alla difesa. \u00c8 lo stesso ambasciatore israeliano all\u2019ONU, Danny Danon, nel voler rassicurare sull\u2019incursione nel Golan, a riferire che Israele non sta intervenendo nel conflitto in corso tra gruppi siriani, ma solo per la sicurezza dei propri confini. Di rimando l\u2019inviato ONU in Siria, Geir Pedersen, ha chiesto lo stop ai raid e agli spostamenti israeliani.<br \/>\nNaturalmente, negli equilibri della regione la mossa di Israele non \u00e8 passata di certo inosservata. L\u2019Iran ha condannato l\u2019avanzata sul Golan, con il portavoce del ministero degli Esteri che ha parlato di invasione, condannando anche il silenzio dell\u2019occidente in merito alle mosse di Tel Aviv. Per l&#8217;Arabia Saudita quanto realizzato sul Golan da Israele sarebbe invece un\u2019operazione volta a minare la reale possibilit\u00e0 per il nuovo Governo siriano di arrivare alla riconquista della sua integrit\u00e0 territoriale, mentre la Turchia, vicinissima al nuovo Governo, parla di una \u201cmentalit\u00e0 dell\u2019occupazione\u201d, contro la possibilit\u00e0 invece per i siriani di arrivare alla pace e alla stabilit\u00e0. Anche la Giordania, in pace decennale con Israele, ha denunciato l\u2019invasione, cos\u00ec come l\u2019Egitto, che lamenta le violazioni degli accordi internazionali.               Per gli USA, dal Dipartimento di Stato si continua a sottolineare l\u2019importanza della \u201ctemporaneit\u00e0\u201d di questa incursione, mentre le Nazioni Unite ricordano che per gli accordi del 1974 non devono esserci forze o attivit\u00e0 militari nella fascia demilitarizzata.<br \/>\nUna situazione tutt\u2019altro che facile, soprattutto dopo gli annunci israeliani di aver colpito duramente la flotta siriana. Nei prossimi giorni la situazione sul Golan potrebbe quindi assumere una rilevanza fondamentale nell\u2019equilibrio del settore, portando sul tavolo del conflitto &#8211; o del negoziato &#8211; le istanze di quasi tutti gli attori della regione. <\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/trump-sulla-nato-giusto-e-sbagliato'>Trump sulla NATO: Giusto e sbagliato<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/la-revisione-della-politica-di-coesione-europea-e-il-ruolo-dellitalia'>La revisione della politica di coesione europea e il ruolo dell\u2019Italia<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/italia-e-algeria-evoluzione-di-un-partenariato-strategico-tra-energia-cooperazione-e-geopolitica'>Italia e Algeria: evoluzione di un partenariato strategico tra energia, cooperazione e geopolitica<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<p>RIENTRI E RICHIESTE D\u2019ASILO<br \/>\nL\u2019Unione Europea \u00e8 stata chiara: sull\u2019asilo ai siriani la competenza \u00e8 degli stati membri. \u00c8 questo il tema innescato dalla caduta del Regime di Assad, che potrebbe portare non pochi problemi alle cancellerie europee. Con la fine del precedente regime, infatti, diversi Paesi membri dell\u2019Unione Europea hanno congelato le procedure di esame delle richieste d\u2019asilo fino, in alcuni casi, a considerare il rimpatrio degli attuali esuli. Partendo dai confini con l\u2019Europa, la Turchia si appresta a fare proprio questo, con l\u2019annuncio che potrebbero rientrare in Siria ben 20.000 rifugiati ogni giorno, dopo l\u2019ampliamento delle capacit\u00e0 dei valichi alle frontiere.<br \/>\nIn Europa, con le manifestazioni di piazza e il cambio di bandiere in molte ambasciate, \u00e8 arrivato anche il freno all\u2019esame dell\u2019asilo. Per prima \u00e8 stata la Germania ad imporre uno stop: con l\u2019interruzione delle oltre 47.000 domande ancora da valutare (in totale nel 2024 sono state oltre 70.000), Scholz decide di prendere tempo per valutare l\u2019andamento della situazione, forse anche in relazione al comportamento che potrebbero intraprendere le altre cancellerie. In Germania, infatti, vivono oltre un milione di siriani, la maggior parte dei quali arrivati dopo il 2015 con l\u2019apertura della Merkel proprio alle richieste di asilo provenienti dalla Siria.<br \/>\nSecondo i dati dell\u2019ONU, dopo la Germania, i paesi europei in cui vivono pi\u00f9 persone siriane sono Svezia, Austria, Grecia, Francia e Paesi Bassi, e in tutti questi Stati si stanno attuando misure analoghe. Dopo Berlino, sono infatti la Grecia e l\u2019Austria a frenare sull\u2019esame delle richieste. \u00c8 poi la volta di Norvegia, Danimarca e Svezia. Stoccolma, infatti, punta anche a congelare le espulsioni in attesa di comprendere meglio la situazione a Damasco, mentre l\u2019Olanda potrebbe optare proprio per l\u2019espulsione. Parigi in questo caso non ha voluto prendere posizioni alternative, schierandosi invece con le altre cancellerie e bloccando temporaneamente l\u2019esame delle richieste. Opzione scelta anche dal Regno Unito, che in questo caso si associa alla decisione presa da alcuni dei membri dell\u2019Unione Europea. In Italia si \u00e8 tenuta una riunione a Palazzo Chigi e la premier Giorgia Meloni ha deciso di dare il via alla stessa misura in via precauzionale. Il Viminale congeler\u00e0, quindi, tutti i procedimenti pendenti che fino ad oggi venivano accolti praticamente in automatico, trattandosi di cittadini provenienti da un Paese in guerra. Sempre in Italia \u00e8 stato anche affrontato il tema, piuttosto spinoso, di come procedere con i cittadini siriani che sono gi\u00e0 presenti sul territorio italiano. Sicuramente la situazione in divenire non permette una decisione immediata. Bisogner\u00e0 infatti capire che tipo di leadership si instaurer\u00e0 a Damasco e se i diritti fondamentali saranno assicurati. Dal canto suo, la Commissione Europea ha gi\u00e0 avvertito le cancellerie che al momento non ci sarebbero le condizioni minime per organizzare dei rimpatri. Probabilmente sar\u00e0 proprio questo uno dei temi centrali del prossimo Consiglio Europeo del 19 dicembre.                  <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Photographer: Tamer A Soliman \/ Shutterstock.com &#8211; ID 2536793511<\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fluidit\u00e0 della situazione in Siria rappresenta sicuramente un rebus per gli analisti di tutto il mondo. In questo momento, infatti, le tensioni, i rapporti di forza e le criticit\u00e0 nella regione dovranno necessariamente riorganizzarsi per trovare un nuovo equilibrio. 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