{"id":41035,"date":"2025-03-27T17:05:39","date_gmt":"2025-03-27T17:05:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/i-dazi-statunitensi-possono-diventare-unopportunita-di-sviluppo"},"modified":"2025-05-12T14:50:49","modified_gmt":"2025-05-12T14:50:49","slug":"i-dazi-statunitensi-possono-diventare-unopportunita-di-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/i-dazi-statunitensi-possono-diventare-unopportunita-di-sviluppo","title":{"rendered":"I dazi statunitensi possono diventare un&#8217;opportunit\u00e0 di sviluppo?"},"content":{"rendered":"<p>Lo sguardo degli Stati membri dell&#8217;UE, cos\u00ec come quello dei governi di tutto il mondo, \u00e8 sicuramente puntato sulla data del 2 aprile 2025. Secondo la Casa Bianca, infatti, in quel giorno inizieranno i dazi reciproci imposti dal Presidente Trump, oltre a quelli fissati al 25% per Canada e Messico. A proposito di questo passaggio, il tycoon nei giorni scorsi ha utilizzato il social Truth per galvanizzare i suoi sostenitori, parlando del 2 aprile come del momento in cui gli Stati Uniti (&#8220;la cara vecchia America&#8221;) potranno riprendersi &#8220;soldi e rispetto&#8221;. Diverse analisi circolate nelle ultime settimane hanno parlato di questi dazi come di una misura che far\u00e0 parte del nuovo sistema di relazioni degli USA con il vecchio continente che il presidente americano sembra voler instaurare. In particolare, si \u00e8 parlato di uno strumento che, dal punto di vista degli Stati Uniti, potrebbe favorire l&#8217;economia americana alla luce della sempre maggiore instabilit\u00e0 globale. Un clima di incertezza certamente legato alle grandi crisi internazionali come il conflitto tra Russia e Ucraina e quello di Gaza, ma anche legato agli investimenti &#8211; non solo economici, ma anche di influenza &#8211; in tecnologie e materie prime, soprattutto terre rare. Non va dimenticato, infatti, che parte del dialogo tra Stati Uniti e Ucraina si \u00e8 basato proprio sulle possibilit\u00e0 di sfruttamento dei giacimenti di Kiev. Si tratta di un ricco insieme di fattori, non solo economici, che contribuirebbero alla strategia del magnate nel medio e lungo termine. In questo scenario, dobbiamo considerare il ruolo che la Cina potrebbe giocare sui mercati, soprattutto se alcuni Stati membri dell&#8217;UE (e non solo) dovessero tornare a guardare insistentemente a Est.        <\/p>\n<p>EUROPA E TARIFFE<br \/>\nNel frattempo, negli ultimi giorni, diversi indizi hanno spinto analisti e stampa a riferire di quello che potrebbe essere un approccio &#8220;flessibile&#8221; ai dazi da parte degli Stati Uniti. Potrebbero esserci eccezioni relative a specifici prodotti, mercati o addirittura materie prime, ma l&#8217;elenco di queste specificit\u00e0 (si tratter\u00e0 anche di stabilire se saranno nazionali o generalizzate) non \u00e8 ancora noto e probabilmente non sar\u00e0 chiarito prima del 2 aprile stesso. \u00c8 proprio per questo motivo che l&#8217;Unione Europea ha finora optato per un approccio pi\u00f9 cauto, aspettando l&#8217;inizio dei dazi imposti da Trump e prendendosi poi il tempo necessario (si parla di due settimane) per annunciare e lanciare tutte le possibili contromisure economiche. La difficolt\u00e0 in questo momento \u00e8 evidente, ed \u00e8 quella di poter parlare con una sola voce in un campo cos\u00ec delicato come quello delle esportazioni e delle misure economiche dei singoli Stati. Certo, puntare tutto su un vero e proprio muro contro muro con gli Stati Uniti non \u00e8 certo la mossa pi\u00f9 astuta da fare. Soprattutto se pensiamo ai dati economici e alle questioni internazionali che gravano sull&#8217;Europa. Un irrigidimento in chiave puramente ideologica, una battaglia di dazi e controdazi contro quello che \u00e8 ancora l&#8217;alleato storico dell&#8217;Europa, non porterebbe a nulla di concreto. Nel peggiore dei casi, ci sarebbe un vero e proprio effetto domino sui dazi. Infatti, se immaginiamo la produzione e la vendita di un macchinario di precisione, magari da utilizzare in campo civile, tecnologico o medico, ci troviamo di fronte a un cortocircuito di dazi e controdazi. Possiamo pensare che questo macchinario venga prodotto negli Stati Uniti ed esportato all&#8217;estero, ma nel suo processo di costruzione potrebbero gi\u00e0 esserci stati diversi costi derivanti da altrettanti dazi. Il metallo, ad esempio, potrebbe provenire dal Canada; immagina un chip disponibile sul mercato asiatico, oppure il know-how europeo in materia di design e software. Il prezzo finale dell&#8217;esportazione di questi macchinari conterrebbe i dazi applicati dagli Stati Uniti ai fornitori stranieri, oltre a quelli che l&#8217;UE potrebbe imporre agli Stati Uniti. Un saldo finale che potrebbe aumentare notevolmente il prezzo finale del prodotto. L&#8217;esempio fatto finora riguarda l&#8217;alta tecnologia, ma un percorso simile si pu\u00f2 delineare quasi per tutti i mercati e i prodotti che potrebbero rientrare nei dazi imposti da Trump. Per questo motivo, sempre pi\u00f9 paesi, pur non volendo allontanarsi dalle relazioni con l&#8217;alleato transatlantico, iniziano a guardare ad altri mercati, aprendosi a nuovi percorsi e partnership ancora da costruire e definire. Il Mercosur, i Paesi del Golfo e il mercato indiano sono sicuramente luoghi verso i quali le cancellerie europee stanno pensando di orientare le proprie relazioni economiche, soprattutto se dopo il 2 aprile lo scenario economico globale dovesse risentire pesantemente delle azioni messe in atto dagli Stati Uniti.               <\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/islanda-danza-a-destra'>Islanda: Danza a destra<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/la-soluzione-sbagliata'>La soluzione sbagliata<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/il-programma-aviolancio-e-la-nuova-strategia-italiana-per-laccesso-autonomo-allo-spazio'>Il programma Aviolancio e la nuova strategia italiana per l\u2019accesso autonomo allo spazio<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<p>L&#8217;APPROCCIO ITALIANO<br \/>\nContro lo scontro ideologico tra le due sponde dell&#8217;Atlantico e contro le voci di chi vorrebbe erigere un muro ancora pi\u00f9 alto intorno agli Stati membri dell&#8217;Unione Europea, l&#8217;approccio italiano a questa crisi \u00e8 proprio quello di cercare di aprire nuovi sbocchi (senza dimenticare i rapporti passati) per il mercato del Made in Italy. Guardando alle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni dal Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, possiamo notare come in pi\u00f9 occasioni abbia ribadito come la prudenza, prima ancora che la dimostrazione di muscoli, sia la strada da seguire in questa delicata congiuntura. L&#8217;idea \u00e8 quindi quella di difendere e salvaguardare gli imprenditori e i prodotti affinch\u00e9 i livelli di esportazione non si abbassino a tal punto da ricadere in una crisi. Allo stesso tempo, la marginalit\u00e0 in questo gioco non pu\u00f2 pagare; al contrario, assumere un ruolo centrale in un contesto internazionale in rapida evoluzione potrebbe essere un approccio vincente. A prescindere dalle azioni che le aziende italiane possono intraprendere per rispondere a questa possibile nuova crisi, potendo contare su un patrimonio e un know-how di tutto rispetto sulla scena internazionale, il governo italiano sta cercando di definire nuovi sbocchi e nuove possibilit\u00e0 sul mercato, con un valore di esportazione di circa 623 miliardi di euro all&#8217;anno. Lo sguardo \u00e8 quindi rivolto a mercati alternativi &#8211; anche se non esclusivi &#8211; a quello degli Stati Uniti, soggetto a dazi (forse) troppo pesanti. Essendo le esportazioni una parte importante del prodotto interno lordo nazionale, l&#8217;Italia e gli altri Stati membri dell&#8217;UE hanno certamente il compito di preparare una risposta adeguata alle politiche economiche statunitensi, una risposta coerente con gli impegni internazionali. Questo potrebbe avvenire con un occhio di riguardo alle esportazioni verso mercati esterni all&#8217;Unione Europea e alternativi a quello degli Stati Uniti. Queste politiche potrebbero riconoscere grandi opportunit\u00e0 e un potenziale economico molto elevato e non sfruttato che potrebbe riportare i Paesi dell&#8217;UE a dialogare con gli Stati Uniti con un approccio diverso. Naturalmente, questo non significa che le relazioni con Trump e l&#8217;economia statunitense debbano cessare. Non \u00e8 possibile n\u00e9 auspicabile. Tuttavia, l&#8217;attenzione dell&#8217;economia italiana &#8211; e degli altri Stati membri &#8211; dovrebbe rivolgersi ad altri Paesi come la gi\u00e0 citata India, il Canada, l&#8217;Arabia Saudita o il Messico, tanto vituperati dal tycoon. Lo studio di queste realt\u00e0 economiche all&#8217;interno del governo italiano \u00e8 gi\u00e0 iniziato ed \u00e8 stato al centro della recente riunione a Villa Madama presieduta dal Ministro Tajani. L&#8217;obiettivo, nonostante la possibile crisi in vista, sarebbe quello di portare il livello delle esportazioni Made in Italy alla soglia storica dei 700 miliardi di euro entro la fine dell&#8217;attuale legislatura del premier Giorgia Meloni. L&#8217;impegnativo obiettivo, soprattutto in questo momento, \u00e8 ricercato dal governo italiano soprattutto in nuove collaborazioni e nell&#8217;incentivazione delle esportazioni verso mercati nuovi ed emergenti, dove non pesino dazi o preclusioni ideologiche. Solo in questo modo la data del 2 aprile pu\u00f2 diventare un&#8217;opportunit\u00e0 di crescita, anche prima dell&#8217;inizio di una nuova e severa crisi.               <\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sguardo degli Stati membri dell&#8217;UE, cos\u00ec come quello dei governi di tutto il mondo, \u00e8 sicuramente puntato sulla data del 2 aprile 2025. 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