{"id":57543,"date":"2026-06-03T18:30:57","date_gmt":"2026-06-03T18:30:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/chisinau-e-il-riequilibrio-conservatore-delleuropa"},"modified":"2026-06-03T18:30:57","modified_gmt":"2026-06-03T18:30:57","slug":"chisinau-e-il-riequilibrio-conservatore-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/chisinau-e-il-riequilibrio-conservatore-delleuropa","title":{"rendered":"Chi\u015fin\u0103u e il riequilibrio conservatore dell&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>Da oltre un decennio, il dibattito europeo sull\u2019immigrazione \u00e8 intrappolato in un paradosso. Ai governi europei era stato formalmente affidato il compito di difendere i confini, garantire l\u2019ordine pubblico e preservare la coesione nazionale, eppure veniva loro ripetuto sempre pi\u00f9 spesso \u2013 a livello politico, morale e giuridico \u2013 che molti degli strumenti necessari per esercitare tali responsabilit\u00e0 erano illegittimi, sospetti o incompatibili con l\u2019interpretazione post-guerra fredda delle leggi sui diritti umani. <\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/rm.coe.int\/pdf\/09125948802bc2cc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La Dichiarazione di Chi\u015fin\u0103u<\/a>, adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d&#8217;Europa il 15 maggio 2026, potrebbe segnare l&#8217;inizio della fine di quell&#8217;era.<\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/ripristinare-la-credibilita-della-politica-migratoria-europea'>Ripristinare la credibilit\u00e0 della politica migratoria europea.<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/gli-europei-chiedono-un-maggiore-controllo-nazionale-sulle-frontiere'>Gli europei chiedono un maggiore controllo nazionale sulle frontiere<br><\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/il-parlamento-europeo-coinvolto-nella-restituzione-del-tesoro-rumeno-sequestrato-a-mosca'>Il Parlamento europeo coinvolto nella restituzione del tesoro rumeno sequestrato a Mosca<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<p>L&#8217;importanza di questo documento non sta in una rivoluzione giuridica, ma in qualcosa di potenzialmente molto pi\u00f9 significativo: il riconoscimento istituzionale che il quadro europeo dei diritti umani non pu\u00f2 sopravvivere politicamente se si rifiuta di prendere atto delle realt\u00e0 della sovranit\u00e0, della sicurezza delle frontiere, delle migrazioni di massa e della legittimit\u00e0 democratica. Ecco perch\u00e9 la dichiarazione rappresenta una profonda vittoria intellettuale e politica per la visione conservatrice dell&#8217;Europa. <\/p>\n<p>Non perch\u00e9 abolisca la Convenzione europea dei diritti dell&#8217;uomo \u2014 anzi, la ribadisce esplicitamente \u2014 ma perch\u00e9 cerca di ristabilire quell&#8217;equilibrio che, secondo molti conservatori, si \u00e8 progressivamente perso tra i diritti individuali e gli interessi legittimi delle nazioni democratiche. Il testo stesso ricorda che \u00aballa base dell\u2019intera Convenzione c\u2019\u00e8 la ricerca di un giusto equilibrio tra le esigenze dell\u2019interesse generale della comunit\u00e0 e le necessit\u00e0 di tutela dei diritti fondamentali dell\u2019individuo\u00bb. <\/p>\n<p>Quella frase potrebbe sembrare di natura procedurale. In realt\u00e0, \u00e8 una questione di civilt\u00e0. Per anni, l\u2019interpretazione progressista dominante del diritto europeo in materia di diritti umani si \u00e8 basata su un presupposto implicito: che la sovranit\u00e0 fosse moralmente sospetta, che il controllo delle frontiere rappresentasse una funzione residuale o transitoria dello Stato e che i governi nazionali dovessero affidarsi sempre pi\u00f9 all\u2019attivismo giudiziario sovranazionale in materia di politica migratoria. La Dichiarazione di Chi\u015fin\u0103u inverte in parte questa traiettoria filosofica.   <\/p>\n<p>Il cambiamento concettuale pi\u00f9 significativo risiede nella forte riaffermazione della sussidiariet\u00e0 e del \u00abmargine di apprezzamento\u00bb. La dichiarazione afferma esplicitamente che le autorit\u00e0 nazionali sono \u00abin una posizione migliore rispetto a un tribunale internazionale per valutare le esigenze e le condizioni locali\u00bb e godono quindi di un margine di discrezionalit\u00e0 nell&#8217;attuazione degli obblighi previsti dalla Convenzione. <\/p>\n<p>Non si tratta solo di gergo tecnico. \u00c8 il ripristino della legittimit\u00e0 politica a livello nazionale. Per decenni, molti conservatori europei hanno sostenuto che la responsabilit\u00e0 democratica fosse indebolita da un\u2019architettura giudiziaria in espansione, sempre pi\u00f9 distaccata dalle realt\u00e0 sociali e di sicurezza vissute dai cittadini. Chi\u015fin\u0103u non smantella la supervisione sovranazionale, ma segnala chiaramente che le autorit\u00e0 democratiche nazionali non sono rami amministrativi subordinati di una morale transnazionale astratta. Rimangono le principali custodi dell\u2019ordine politico.    <\/p>\n<p>Questa distinzione \u00e8 di enorme importanza. La dichiarazione riconosce apertamente che gli Stati possiedono \u00abl&#8217;innegabile diritto sovrano di decidere e controllare l&#8217;ingresso e la residenza dei cittadini stranieri nel proprio territorio\u00bb. Solo quella frase sarebbe stata politicamente controversa in molti ambienti istituzionali europei solo pochi anni fa. Oggi, invece, \u00e8 contenuta in una dichiarazione ufficiale del Consiglio d\u2019Europa adottata da 46 Stati membri.   <\/p>\n<p>Il significato \u00e8 ancora pi\u00f9 importante perch\u00e9 il testo non presenta la protezione delle frontiere come una sfortunata necessit\u00e0 tollerata a malincuore all\u2019interno del sistema dei diritti umani. Al contrario, la definisce come \u00abun obbligo e una necessit\u00e0\u00bb per gli Stati democratici. Questo segna un profondo cambiamento di tono. Il dibattito sulla migrazione post-2015 spesso dipingeva le politiche migratorie restrittive come deviazioni dai valori europei. Chi\u015fin\u0103u suggerisce invece che la migrazione incontrollata possa di per s\u00e9 minare la fiducia democratica nelle istituzioni europee. La dichiarazione avverte esplicitamente che il mancato affrontare le sfide legate alla migrazione \u00abpotrebbe indebolire la fiducia del pubblico nel sistema della Convenzione\u00bb.     <\/p>\n<p>Questa \u00e8 forse la frase pi\u00f9 rivelatrice dal punto di vista politico di tutto il documento. Le istituzioni europee stanno cominciando a capire ci\u00f2 che i conservatori hanno capito anni fa: che un sistema di tutela dei diritti umani percepito come permanentemente incapace di distinguere tra migrazione legale, migrazione illegale, ordine pubblico, sicurezza nazionale e consenso democratico sovrano rischia alla fine di perdere del tutto la propria legittimit\u00e0. In questo senso, Chi\u015fin\u0103u non \u00e8 il trionfo del nazionalismo sull\u2019Europa. \u00c8 un tentativo di salvare l\u2019ordine giuridico europeo dall\u2019autodistruzione politica. Altrettanto importante \u00e8 il modo in cui la dichiarazione affronta la questione della strumentalizzazione della migrazione. Il testo riconosce esplicitamente che attori ostili potrebbero deliberatamente usare i flussi migratori come arma per destabilizzare le democrazie europee.     <\/p>\n<p>Ancora una volta, questo rappresenta un\u2019importante evoluzione concettuale. Solo pochi anni fa, molte istituzioni europee tradizionali si opponevano a inquadrare la migrazione in termini geopolitici o di sicurezza, temendo che un linguaggio del genere potesse legittimare le \u201cnarrazioni di estrema destra\u201d. Eppure, le esperienze della Bielorussia al confine con la Polonia, l\u2019instabilit\u00e0 nel Mediterraneo, le operazioni di pressione ibrida della Russia e l\u2019uso strategico delle reti migratorie da parte di regimi ostili hanno costretto a riconsiderare la questione. La dichiarazione ora afferma apertamente che la strumentalizzazione della migrazione pu\u00f2 minacciare \u00abl\u2019integrit\u00e0 territoriale e la sicurezza nazionale\u00bb. Non si tratta solo di un aggiustamento retorico. \u00c8 la normalizzazione istituzionale di una lettura geopolitica conservatrice della migrazione. Per i conservatori, la migrazione non \u00e8 mai stata solo una questione umanitaria. Riguarda anche la sovranit\u00e0, la stabilit\u00e0 demografica, la fiducia sociale, la resilienza delle frontiere e la capacit\u00e0 degli Stati di mantenere la coesione interna sotto pressione esterna.       <\/p>\n<p>Chi\u015fin\u0103u conferma di fatto tale quadro.<\/p>\n<p>Altrettanto rilevante \u00e8 il sostegno espresso dalla dichiarazione a favore di \u00abnuovi approcci\u00bb alla gestione della migrazione, tra cui accordi di trattamento delle richieste di asilo nei paesi terzi e centri di rimpatrio. Il documento afferma esplicitamente che gli Stati possono cooperare con paesi terzi e perseguire meccanismi innovativi per scoraggiare la migrazione irregolare. Ecco perch\u00e9 il governo italiano ha immediatamente interpretato la dichiarazione come una vittoria politica per il modello Italia-Albania. Euronews ha riferito che Roma ha visto il testo come un riconoscimento della legittimit\u00e0 dei \u201ccentri di rimpatrio nei paesi terzi\u201d. La premier Giorgia Meloni ha descritto la dichiarazione come la prova che ci\u00f2 che solo un anno prima era controverso \u00e8 ora diventato \u201cun principio condiviso dai 46 Stati membri del Consiglio d\u2019Europa\u201d.    <\/p>\n<p>Che si condividano o meno tutti gli aspetti operativi del modello albanese \u00e8 secondario rispetto a una questione strategica pi\u00f9 ampia: il dibattito europeo non verte pi\u00f9 sul fatto che il trattamento delle richieste di asilo all\u2019estero sia moralmente ammissibile, ma su come possa essere strutturato giuridicamente. Gi\u00e0 questo rappresenta una trasformazione politica storica. La dichiarazione \u00e8 degna di nota anche per ci\u00f2 che afferma riguardo all\u2019articolo 8 della Convenzione \u2013 il diritto alla vita privata e familiare. Riconosce esplicitamente che gli Stati possono espellere cittadini stranieri quando ci\u00f2 \u00e8 giustificato da obiettivi di interesse pubblico quali la sicurezza nazionale, l\u2019ordine pubblico o la prevenzione di disordini e reati.   <\/p>\n<p>Questo riflette una concezione conservatrice dei diritti che differisce radicalmente dall&#8217;universalismo progressista contemporaneo. I conservatori, in genere, non rifiutano i diritti. Piuttosto, insistono sul fatto che i diritti esistono all&#8217;interno di comunit\u00e0 politiche, tradizioni giuridiche e obblighi reciproci. I diritti non possono diventare strumenti attraverso i quali le societ\u00e0 democratiche perdono la capacit\u00e0 di difendersi. Il testo di Chi\u015fin\u0103u torna pi\u00f9 volte su questo tema dell\u2019equilibrio. Ribadisce che le tutele dell\u2019articolo 3 contro la tortura e i trattamenti inumani rimangono assolute. Tuttavia, sottolinea anche che la soglia per definire cosa costituisca un trattamento del genere \u00abdeve rimanere alta e costante\u00bb e dovrebbe evitare \u00abvincoli inutili\u00bb sulle decisioni di estradizione o espulsione.      <\/p>\n<p>Si tratta di una distinzione sottile ma fondamentale. La dichiarazione non abolisce gli obblighi umanitari. Cerca piuttosto di impedire che tali obblighi si estendano in modo incontrollato fino a un punto in cui quasi ogni disparit\u00e0 nelle condizioni sociali tra l\u2019Europa e un paese di accoglienza diventi un motivo per bloccare l\u2019espulsione. Anche in questo caso, la logica conservatrice \u00e8 evidente: un sistema di diritti slegato dal realismo politico finisce per diventare insostenibile. L&#8217;importanza ideologica pi\u00f9 ampia di Chi\u015fin\u0103u sta nel suo rifiuto della falsa dicotomia che ha dominato il dibattito europeo per anni \u2014 cio\u00e8 l&#8217;idea che si debba scegliere tra diritti umani e democrazia sovrana.    <\/p>\n<p>La dichiarazione cerca di ricollegare questi due aspetti. Infatti, definisce ripetutamente gli Stati democratici non come nemici dei diritti, ma come i principali garanti degli stessi. L&#8217;enfasi sulla sussidiariet\u00e0, sull&#8217;attuazione a livello nazionale e sugli equilibri interni riflette un cambiamento filosofico pi\u00f9 profondo: un allontanamento dall&#8217;astrazione post-nazionale e un ritorno alla democrazia costituzionale radicata nelle nazioni. Questo \u00e8 in linea con i principi espressi nella Dichiarazione di Reykjavik del Partito dei Conservatori e Riformisti Europei, che afferma \u00abl\u2019unicit\u00e0 della legittimit\u00e0 democratica dello Stato-nazione\u00bb e sostiene \u00abl\u2019esercizio del potere al livello pi\u00f9 basso possibile\u00bb. Quello che sta emergendo in Europa non \u00e8 quindi un conservatorismo antieuropeo, ma un conservatorismo post-postnazionale: un conservatorismo che accetta la cooperazione europea pur insistendo sul fatto che la legittimit\u00e0 democratica, la continuit\u00e0 culturale e la responsabilit\u00e0 politica rimangano ancorate agli Stati sovrani.    <\/p>\n<p>\u00c8 proprio per questo che la Dichiarazione di Chi\u015fin\u0103u ha un\u2019importanza che va ben oltre la politica migratoria in s\u00e9. Segna il graduale esaurirsi del paradigma ideologico che ha dominato l\u2019Europa dopo la Guerra Fredda: la convinzione che la storia si stesse inevitabilmente dirigendo verso una governance post-sovrana, una politica giuridicizzata e un universalismo liberale senza confini. La nuova realt\u00e0 europea \u00e8 diversa. La guerra in Ucraina, le crisi migratorie dell\u2019ultimo decennio, il terrorismo islamista, le preoccupazioni demografiche, la guerra ibrida e il ritorno della competizione geopolitica hanno tutte spinto l\u2019Europa a tornare alla logica dello Stato, della sicurezza e del realismo strategico. In questo contesto, le argomentazioni conservatrici appaiono sempre meno come deviazioni ideologiche e sempre pi\u00f9 come buon senso istituzionale. Persino la Commissione europea ha accolto con favore la dichiarazione, sostenendo che proteggere \u00abla sicurezza delle nostre societ\u00e0 e dei nostri confini\u00bb \u00e8 fondamentale per la politica migratoria dell\u2019UE. Quella frase sarebbe sembrata politicamente improbabile a Bruxelles durante il culmine dell\u2019universalismo morale post-2015.      <\/p>\n<p>Oggi compare in una dichiarazione ufficiale della Commissione. Niente di tutto questo significa che l&#8217;Europa stia diventando uniformemente conservatrice. N\u00e9 la dichiarazione risolve i profondi conflitti giuridici e politici che circondano la migrazione. I tribunali continueranno a intervenire. Le ONG continueranno a portare avanti le cause. Gli attori progressisti continueranno a opporsi ai quadri normativi restrittivi in materia di migrazione.     <\/p>\n<p>Ma il baricentro si \u00e8 spostato. E in politica spesso si tratta proprio di capire quando cambia il linguaggio della legittimit\u00e0. <\/p>\n<p>Chi\u015fin\u0103u \u00e8 importante perch\u00e9 le istituzioni europee stanno iniziando \u2014 con cautela, in modo imperfetto, ma in modo inequivocabile \u2014 a riconoscere delle verit\u00e0 su cui i conservatori insistevano gi\u00e0 molto prima che diventassero di moda a livello istituzionale:<\/p>\n<ul>\n<li>che i confini non sono immorali;<\/li>\n<li>che la sovranit\u00e0 non \u00e8 estremismo;<\/li>\n<li>che gli Stati democratici hanno dei doveri nei confronti dei propri cittadini;<\/li>\n<li>che la politica migratoria \u00e8 indissolubilmente legata alla politica di sicurezza;<\/li>\n<li>che i diritti non possono esistere senza ordine;<\/li>\n<li>e che l&#8217;architettura giuridica dell&#8217;Europa non pu\u00f2 rimanere politicamente credibile se continua a ignorare le realt\u00e0 concrete delle societ\u00e0 europee.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ecco perch\u00e9 questa dichiarazione potrebbe rivelarsi, alla fine, pi\u00f9 importante di quanto molti credano oggi.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 cambi radicalmente la legge da un giorno all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 dimostra che il dibattito europeo stesso sta cambiando.<\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da oltre un decennio, il dibattito europeo sull\u2019immigrazione \u00e8 intrappolato in un paradosso. 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