{"id":57544,"date":"2026-06-06T04:59:21","date_gmt":"2026-06-06T04:59:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/oreshnik-e-il-ritorno-della-minaccia-missilistica-contro-leuropa"},"modified":"2026-06-06T04:59:21","modified_gmt":"2026-06-06T04:59:21","slug":"oreshnik-e-il-ritorno-della-minaccia-missilistica-contro-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/oreshnik-e-il-ritorno-della-minaccia-missilistica-contro-leuropa","title":{"rendered":"Oreshnik e il ritorno della minaccia missilistica contro l&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>Per anni, l&#8217;Europa si \u00e8 convinta che uno scontro missilistico su larga scala fosse roba di un altro secolo. Il continente parlava il linguaggio del potere normativo, dell&#8217;interdipendenza economica, della transizione verde e della stabilit\u00e0 post-Guerra Fredda, mentre la deterrenza strategica diventava gradualmente una questione secondaria, affidata in gran parte alle strutture della NATO e alle garanzie americane. La guerra in Ucraina ha mandato in frantumi molte di queste convinzioni. Il presunto nuovo dispiegamento da parte della Russia del missile balistico a medio raggio \u201cOreshnik\u201d segna un altro passo in questa trasformazione.   <\/p>\n<p>Non si tratta semplicemente dell&#8217;ennesima escalation nelle dinamiche del conflitto tra Mosca e Kiev. \u00c8 un segnale strategico rivolto proprio all&#8217;Europa. <\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/la-guerra-del-gps-della-russia-sta-mettendo-alla-prova-la-dottrina-di-sicurezza-delleuropa'>La guerra del GPS della Russia sta mettendo alla prova la dottrina di sicurezza dell&#8217;Europa<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/leuropa-dopo-orban-perche-il-cambiamento-politico-dellungheria-potrebbe-ridefinire-lallargamento-dellue'>L&#8217;Europa dopo Orb\u00e1n: Perch\u00e9 il cambiamento politico dell&#8217;Ungheria potrebbe ridefinire l&#8217;allargamento dell&#8217;UE<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/gli-accordi-sui-droni-dellucraina-e-il-futuro-della-difesa-europea'>Gli accordi sui droni dell&#8217;Ucraina e il futuro della difesa europea<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<p>Secondo quanto riportato da Euronews, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha dichiarato che la Russia ha nuovamente utilizzato il missile Oreshnik nella regione di Kiev durante un attacco su larga scala che ha coinvolto decine di missili e centinaia di droni. Mosca ha poi confermato l&#8217;attacco, descrivendolo come una rappresaglia per presunti attacchi ucraini contro obiettivi civili. <\/p>\n<p>L&#8217;importanza militare del sistema Oreshnik \u00e8 notevole. I funzionari russi lo descrivono come un missile balistico a medio raggio in grado di colpire bersagli situati a una distanza compresa tra i 3.000 e i 5.500 chilometri. Se questi dati sono esatti, tale gittata mette di fatto la maggior parte dell&#8217;Europa nel suo raggio d&#8217;azione. Ma soprattutto, si ritiene che il missile sia in grado di trasportare testate nucleari.   <\/p>\n<p>Questo fatto cambia l&#8217;equilibrio psicologico della guerra.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa non ha pi\u00f9 a che fare esclusivamente con un conflitto regionale convenzionale ai suoi confini orientali. Si trova sempre pi\u00f9 spesso di fronte al ritorno della coercizione strategica attraverso la potenza missilistica a lungo raggio \u2014 la stessa logica che ha dominato i decenni pi\u00f9 pericolosi della Guerra Fredda. Il Cremlino capisce perfettamente che il valore militare di questi sistemi va ben oltre il loro uso cinetico. Il loro vero potere sta nell&#8217;incertezza, nell&#8217;intimidazione e nella pressione politica.   <\/p>\n<p>Quando uno Stato schiera un missile balistico a medio raggio con capacit\u00e0 nucleare mentre in Europa \u00e8 in corso una guerra, non sta solo attaccando le infrastrutture militari. Sta plasmando l&#8217;immaginario strategico di un intero continente. <\/p>\n<p>Questo spiega le reazioni europee insolitamente forti. Secondo quanto riferito, il cancelliere tedesco Friedrich Merz avrebbe definito l\u2019attacco una \u00abescalation sconsiderata\u00bb, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha descritto l\u2019uso del missile come una prova sia dello stallo dello sforzo bellico russo sia di una pericolosa espansione del conflitto. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sostenuto che gli attacchi hanno dimostrato la \u00abbrutalit\u00e0 e il disprezzo del Cremlino sia per la vita umana che per i negoziati di pace\u00bb. Il capo della politica estera dell\u2019UE Kaja Kallas \u00e8 andato ancora oltre, descrivendo l\u2019impiego del missile come \u00abuna sconsiderata politica del rischio calcolato in ambito nucleare\u00bb.   <\/p>\n<p>Questo linguaggio \u00e8 significativo perch\u00e9 rivela una crescente consapevolezza all&#8217;interno dei circoli di potere europei: il continente sta entrando in una nuova era missilistica.<\/p>\n<p>Per decenni, l\u2019Europa ha beneficiato di un contesto strategico caratterizzato da trattati, prevedibilit\u00e0 e dalla convinzione che le soglie di escalation sarebbero rimaste stabili. Ma molti di questi quadri normativi si sono ormai erosi. Il crollo del Trattato INF ha gi\u00e0 eliminato uno dei pilastri fondamentali che limitavano lo schieramento dei missili a raggio intermedio. La guerra in Ucraina ha accelerato la militarizzazione del fianco orientale dell\u2019Europa. L\u2019emergere di sistemi come Oreshnik introduce ora un altro fattore destabilizzante: la fusione tra guerra convenzionale, ambiguit\u00e0 nucleare e deterrenza nell\u2019era ipersonica.    <\/p>\n<p>\u00c8 proprio qui che entra in gioco la prospettiva strategica conservatrice.<\/p>\n<p>I conservatori europei sostengono da tempo che la pace non pu\u00f2 sopravvivere senza una deterrenza credibile. La stabilit\u00e0 non si mantiene solo con le dichiarazioni, ma grazie alla capacit\u00e0 militare, alla resilienza industriale e alla seriet\u00e0 politica. Il caso Oreshnik rafforza questa tesi in modo eclatante.  <\/p>\n<p>Il problema che l&#8217;Europa deve affrontare oggi non \u00e8 semplicemente la mancanza di armi. \u00c8 la conseguenza di decenni in cui la difesa \u00e8 stata politicamente messa in secondo piano, mentre la dipendenza si \u00e8 normalizzata. Molti Stati europei hanno ridotto le spese militari partendo dal presupposto che un conflitto interstatale su larga scala nel continente fosse diventato strutturalmente impossibile. Le industrie strategiche sono state trascurate. I sistemi di difesa aerea non sono stati modernizzati a sufficienza. La produzione di munizioni \u00e8 diminuita. La dipendenza energetica dalle potenze autoritarie \u00e8 aumentata. Intere classi politiche hanno abbracciato l\u2019illusione che l\u2019integrazione economica da sola potesse neutralizzare in modo permanente la rivalit\u00e0 geopolitica.       <\/p>\n<p>L&#8217;Ucraina ha distrutto quell&#8217;illusione. Oreshnik ne accentua il crollo. <\/p>\n<p>L&#8217;attacco segnalato ha dimostrato ancora una volta la portata dell&#8217;approccio interforze russo: missili balistici, missili da crociera e centinaia di droni utilizzati contemporaneamente per saturare i sistemi difensivi. Secondo quanto riportato, anche infrastrutture e aree urbane fortemente protette hanno subito danni, comprese le strutture legate all&#8217;emittente pubblica tedesca ARD a Kiev. <\/p>\n<p>Questo \u00e8 importante dal punto di vista strategico perch\u00e9 l&#8217;attuale sistema di difesa aerea e antimissile dell&#8217;Europa rimane frammentato e disomogeneo. Alcuni paesi dispongono di capacit\u00e0 avanzate, mentre altri restano pericolosamente esposti. Un continente caratterizzato da societ\u00e0 aperte, infrastrutture fitte ed economie altamente urbanizzate \u00e8 intrinsecamente vulnerabile agli attacchi di precisione a lungo raggio.  <\/p>\n<p>In pratica, la questione Oreshnik costringe l&#8217;Europa a fare i conti contemporaneamente con diverse realt\u00e0 scomode.<\/p>\n<p>Innanzitutto, la difesa missilistica non pu\u00f2 pi\u00f9 essere considerata una capacit\u00e0 di nicchia. Deve diventare una priorit\u00e0 a livello continentale. Le reti di difesa aerea, i sistemi antibalistici, l&#8217;integrazione dei radar e le capacit\u00e0 di intercettazione a risposta rapida non sono pi\u00f9 investimenti facoltativi per il futuro; sono necessit\u00e0 strategiche immediate.  <\/p>\n<p>In secondo luogo, la base industriale della difesa europea ha bisogno di una ricostruzione su larga scala. L&#8217;autonomia strategica non pu\u00f2 esistere senza capacit\u00e0 produttiva. Un continente incapace di produrre una quantit\u00e0 sufficiente di missili, intercettori, droni e sistemi di guerra elettronica non pu\u00f2 scoraggiare in modo credibile avversari di pari livello.  <\/p>\n<p>In terzo luogo, il sostegno all&#8217;Ucraina \u00e8 sempre pi\u00f9 legato direttamente all&#8217;architettura di sicurezza dell&#8217;Europa stessa. Non si tratta semplicemente di una questione umanitaria o ideologica. Da un punto di vista puramente strategico, l&#8217;Ucraina funge attualmente da prima linea della difesa continentale europea contro il revisionismo militare russo. Ogni lezione appresa sui campi di battaglia ucraini riguardo all&#8217;intercettazione dei missili, alla guerra con i droni e alla guerra elettronica ha implicazioni dirette per la pianificazione della sicurezza della NATO e dell&#8217;UE.   <\/p>\n<p>In quarto luogo, la minaccia missilistica rafforza la necessit\u00e0 di una coesione politica tra gli alleati europei. La dottrina strategica di Mosca ha sempre puntato a sfruttare le esitazioni, la frammentazione e la paura all\u2019interno delle democrazie occidentali. I sistemi a medio raggio come l\u2019Oreshnik sono pericolosi non solo per la loro potenza distruttiva, ma anche perch\u00e9 possono accentuare le divisioni politiche all\u2019interno della stessa Europa. Le diverse percezioni della minaccia tra Europa orientale e occidentale, le controversie sulla spesa militare, i disaccordi sui rischi di escalation: tutto questo diventa fonte di tensione.   <\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la risposta dei conservatori non pu\u00f2 limitarsi a un allarmismo retorico. Ci vuole maturit\u00e0 strategica. <\/p>\n<p>L&#8217;Europa non ha bisogno di farsi prendere dal panico. Ha bisogno di deterrenza. <\/p>\n<p>Questo significa ricostruire la credibilit\u00e0 militare evitando al contempo un avventurismo sconsiderato. Significa rafforzare la NATO senza rinunciare all\u2019importanza della sovranit\u00e0 nazionale e delle capacit\u00e0 di difesa nazionali. Significa capire che la diplomazia senza il ricorso alla forza diventa fragile di fronte ad attori revisionisti disposti a ricorrere a misure coercitive.  <\/p>\n<p>L&#8217;emergere di sistemi come Oreshnik potrebbe anche accelerare i programmi europei di sviluppo missilistico e ipersonico. Diversi Stati europei stanno gi\u00e0 aumentando gli investimenti nelle tecnologie di attacco e intercettazione di nuova generazione. In termini strategici, la logica \u00e8 inevitabile: quando gli avversari acquisiscono sistemi pi\u00f9 veloci, a pi\u00f9 lungo raggio e pi\u00f9 difficili da intercettare, la deterrenza richiede un adeguamento simmetrico.  <\/p>\n<p>Questo comporta conseguenze enormi per il futuro della politica di sicurezza europea.<\/p>\n<p>Il modello europeo del dopoguerra fredda si basava sul presupposto che l&#8217;integrazione economica e i quadri istituzionali potessero progressivamente mettere in secondo piano la dura competizione militare. Quell&#8217;era sta volgendo al termine. Il ritorno della coercizione missilistica significa che il continente sta rientrando in una condizione storica che molti europei credevano fosse scomparsa per sempre: una condizione in cui la geografia, la capacit\u00e0 militare e la vulnerabilit\u00e0 strategica tornano a definire la realt\u00e0 politica.  <\/p>\n<p>Da anni i conservatori di tutta Europa avvertono che la storia non \u00e8 finita, che la sovranit\u00e0 conta ancora e che le civilt\u00e0 incapaci di difendersi finiscono per dipendere dagli altri per la propria sicurezza. Il caso Oreshnik non si limita a confermare questi avvertimenti. Dimostra quanto velocemente la realt\u00e0 strategica possa tornare a farsi sentire quando la deterrenza si indebolisce.  <\/p>\n<p>L&#8217;Europa si trova ora di fronte a una questione cruciale.<\/p>\n<p>Continuer\u00e0 a comportarsi come un blocco economico post-storico, o accetter\u00e0 finalmente le responsabilit\u00e0 che derivano dall&#8217;essere una potenza geopolitica in grado di difendere la propria civilt\u00e0, le proprie infrastrutture e i propri cittadini in un mondo sempre pi\u00f9 pericoloso?<\/p>\n<p>La risposta avr\u00e0 un impatto sul continente ben oltre i confini dell&#8217;Ucraina.<\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per anni, l&#8217;Europa si \u00e8 convinta che uno scontro missilistico su larga scala fosse roba di un altro secolo. 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