{"id":60463,"date":"2026-07-31T06:25:35","date_gmt":"2026-07-31T06:25:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/una-via-doro-o-una-via-di-fuga-per-leuropa"},"modified":"2026-07-31T06:25:35","modified_gmt":"2026-07-31T06:25:35","slug":"una-via-doro-o-una-via-di-fuga-per-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/una-via-doro-o-una-via-di-fuga-per-leuropa","title":{"rendered":"Una via d\u2019oro (o una via di fuga) per l\u2019Europa?"},"content":{"rendered":"<p>Da un decennio l\u2019Europa discute con se stessa usando il vocabolario sbagliato. La discussione si \u00e8 svolta nella logica dei poli e delle superpotenze: se l\u2019Unione possa diventare un \u201cterzo polo\u201d accanto a Washington e Pechino, un blocco di civilt\u00e0 con un peso e una volont\u00e0 del tutto propri. \u00c8 un vocabolario lusinghiero, ma anche paralizzante, perch\u00e9 fissa uno standard che l\u2019Europa al momento non pu\u00f2 raggiungere e poi interpreta ogni mancanza come un\u2019umiliazione. C\u2019\u00e8 una parola pi\u00f9 umile, e pi\u00f9 onesta, che descrive sia ci\u00f2 che l\u2019Europa \u00e8 sia ci\u00f2 che potrebbe realisticamente diventare: una potenza media. Non un\u2019egemone e non un satellite, ma uno Stato di secondo rango dotato di autentica autonomia d\u2019azione, la cui arte sta nella coalizione piuttosto che nel comando, nella connessione piuttosto che nella conquista, nella paziente influenza del mediatore piuttosto che nella rozza mole del gigante. La domanda che vale la pena porsi non \u00e8 quindi se l\u2019Europa possa diventare un polo. \u00c8 se l\u2019Europa possa imparare a comportarsi come la potenza media che gi\u00e0 \u00e8, in modo latente.      <\/p>\n<p>Pochi contesti pongono questa domanda in modo pi\u00f9 incisivo della lunga rotta che si sta ora valutando tra il Mediterraneo e l\u2019Oceano Indiano. Il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa \u2014 l\u2019IMEC \u2014 \u00e8 stato presentato a Nuova Delhi nel settembre 2023, in occasione del G20, da India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Unione Europea e tre dei suoi Stati pi\u00f9 grandi, insieme agli Stati Uniti. Appena tre settimane dopo, il 7 ottobre, l\u2019elegante arco che attraversava Israele e il Golfo, previsto dal progetto, sembrava dissolversi nella guerra. Il fatto che il progetto sia sopravvissuto \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 istruttivo; che continui a rinascere lo \u00e8 ancora di pi\u00f9. Lo scorso giugno, al G7 in Francia, il presidente del Consiglio europeo e il primo ministro indiano hanno concordato ancora una volta di portare avanti il corridoio. E Washington ora intende sfruttare la propria presidenza del G20 \u2014 che culminer\u00e0 con un vertice dei leader a Miami a dicembre \u2014 per costruire quella struttura di coordinamento che finora \u00e8 mancata in modo evidente al progetto. Il percorso continua a ridisegnarsi perch\u00e9 la logica che lo sostiene non scomparir\u00e0.      <\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/referendum-in-islanda-un-voto-per-la-sovranita-o-un-voto-a-favore-dellue'>Referendum in Islanda: un voto per la sovranit\u00e0 o un voto a favore dell\u2019UE?<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/e-tutta-una-questione-di-energia'>\u00c8 tutta una questione di energia<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/le-sfide-prioritarie-per-lunione-europea-secondo-i-cittadini-dalla-tutela-dei-minori-online-alla-sicurezza-e-alla-transizione-energetica'>Le sfide prioritarie per l&#8217;Unione Europea secondo i cittadini: dalla tutela dei minori online alla sicurezza e alla transizione energetica<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<h3><strong>Una strada tracciata in un\u2019altra capitale<\/strong><\/h3>\n<p>Dovremmo essere onesti riguardo alla paternit\u00e0 di questo progetto. L\u2019IMEC \u00e8, nella sua concezione, uno strumento americano prima ancora che europeo. \u00c8 stato ideato a Washington come il tessuto connettivo degli Accordi di Abramo: una scommessa sul fatto che la normalizzazione delle relazioni tra Israele e Arabia Saudita, sostenuta dagli Stati Uniti, potesse creare un arco meridionale che legasse il Golfo al Mediterraneo e, oltre, all\u2019India. Il suo obiettivo strategico dichiarato era quello di presentare al mondo un\u2019alternativa visibile alla \u00abBelt and Road\u00bb cinese, un modello rivale di connettivit\u00e0 in cui i promotori fossero le democrazie e le monarchie del Golfo anzich\u00e9 Pechino.   <\/p>\n<p>Per una potenza media, questo non \u00e8 un motivo di squalifica. \u00c8 una prova. Tutta l\u2019arte della politica di secondo piano consiste nel mettere a proprio vantaggio le iniziative dei grandi \u2014 nel non essere n\u00e9 l\u2019artefice del grande disegno n\u00e9 il suo beneficiario passivo, ma il partecipante scaltro che piega uno strumento preso in prestito verso i propri fini. Il pericolo \u00e8 solo che l\u2019Europa se ne dimentichi e accetti il ruolo che la mappa di una superpotenza le assegna: il capolinea prospero e pacifico, il mercato alla fine della strada di qualcun altro, grato per il traffico e indifferente a chi stabilisce i pedaggi. La \u00abBelt and Road\u00bb ha insegnato alla Cina che chi posa i binari scrive le regole che vi viaggiano sopra: gli standard, le valute di regolamento, le clausole arbitrali. Accettare passivamente un corridoio significa accettare la sua politica. Una potenza media non rifiuta la strada; insiste per avere voce in capitolo.      <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro motivo per cui l\u2019Europa non dovrebbe affidare il destino del corridoio al suo principale promotore: l\u2019attenzione di quel promotore \u00e8 di per s\u00e9 una variabile. La struttura di coordinamento che Washington spera di mettere in piedi dovrebbe essere approvata al G20 che ospiter\u00e0 a dicembre, proprio nel resort del presidente in Florida \u2014 ma da qui ad allora ci sono le elezioni di medio termine di novembre, e con esse la domanda: quanto capitale politico rester\u00e0 all\u2019amministrazione da spendere all\u2019estero? Un presidente che uscir\u00e0 indebolito da novembre scoprir\u00e0, come sempre accade ai presidenti indeboliti, che i grandi progetti di connettivit\u00e0 intercontinentale sono proprio il tipo di iniziativa a lungo termine che viene sacrificata per prima quando le priorit\u00e0 interne prendono il sopravvento. Un corridoio il cui slancio dipende dalle sorti di un solo leader in una singola elezione non \u00e8 una strategia europea; \u00e8 una scommessa sulla politica di un altro Paese. L\u2019istinto di una potenza media va nella direzione opposta: costruire qualcosa che non dipenda dall\u2019entusiasmo costante di un singolo sostenitore e mantenere il controllo del progetto in modo che l\u2019impresa possa sopravvivere anche se il suo sponsor si distrae.    <\/p>\n<h3>The Indian Mirror<\/h3>\n<p>E in fondo a quella strada c\u2019\u00e8 l\u2019unico grande Stato che ha fatto della propria indipendenza una vera e propria vocazione, proprio quella che l\u2019Europa sta faticando a imparare. L\u2019India compra petrolio russo e armi americane; corteggia Washington senza voler rompere con Mosca; fa parte del Quad e dei BRICS senza un briciolo di imbarazzo. Delhi la chiama \u201cautonomia strategica\u201d, ed \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 puro e concreto che abbiamo di come una potenza riesca a destreggiarsi tra i giganti senza farsi ingannare da nessuno di loro. L\u2019India avr\u00e0 anche le dimensioni di una futura grande potenza, ma il suo metodo \u00e8 proprio quello che una potenza media deve padroneggiare: il multi-allineamento, il rifiuto della disciplina di blocco, la capacit\u00e0 di esercitare influenza in pi\u00f9 direzioni contemporaneamente. L\u2019India \u00e8 quindi sia il partner naturale per un\u2019Europa alla ricerca di autonomia, sia il suo maestro pi\u00f9 istruttivo.    <\/p>\n<p>Il vero risultato dell\u2019anno scorso sta proprio qui, e non nella muratura un po\u2019 traballante di quel corridoio. Il ventisette gennaio di quest\u2019anno, a Nuova Delhi, l\u2019Unione Europea e l\u2019India hanno concluso un accordo di libero scambio che ha richiesto due decenni di negoziati, unendo circa due miliardi di persone e circa un quarto della produzione mondiale, con l\u2019obiettivo dichiarato di raddoppiare le esportazioni europee nel prossimo decennio. Von der Leyen, con il suo istinto per le frasi ad effetto, l\u2019ha definito \u00abla madre di tutti gli accordi\u00bb. Pi\u00f9 significativo delle tabelle tariffarie \u00e8 stato il partenariato in materia di sicurezza e difesa annunciato a margine: sicurezza marittima, cyber, tecnologie critiche, semiconduttori, intelligenza artificiale. Questo non \u00e8 il linguaggio di un mercato, ma di una coalizione, e la coalizione \u00e8 la lingua madre delle potenze medie. Uno Stato che non pu\u00f2 dettare legge al mondo pu\u00f2 comunque riunire, con pazienza, i partner grazie ai quali non dovr\u00e0 affrontare il mondo da solo.     <\/p>\n<h3><strong>Cosa ci ha (o avrebbe dovuto) insegnare Hormuz<\/strong><\/h3>\n<p>Se qualcuno avesse ancora dubitato che la connettivit\u00e0 sia una questione strategica e non solo commerciale, la guerra di quest\u2019estate tra Israele, gli Stati Uniti e l\u2019Iran dovrebbe aver chiarito ogni dubbio. Quando lo Stretto di Ormuz ha rischiato di chiudersi, il continente ha intravisto ancora una volta quanto siano strette le arterie attraverso cui scorre la sua prosperit\u00e0 \u2014 la stessa lezione che il Mar Rosso ci aveva insegnato di recente e il Bosforo prima ancora. Una spina dorsale terrestre dal Golfo al Mediterraneo non \u00e8, in quest\u2019ottica, un ornamento di ambizione, ma una polizza assicurativa contro i punti di strozzatura, un canale alternativo attraverso cui fertilizzanti, fosfati e semiconduttori possano passare quando le rotte marittime vengono tenute in ostaggio. Proprio questo tipo di copertura \u2014 la moltiplicazione deliberata di rotte, fornitori e partner in modo che nessuna singola interruzione possa metterti in ginocchio \u2014 \u00e8 il tratto distintivo, silenzioso e poco appariscente, dell\u2019arte di governare delle potenze medie. \u00c8 ci\u00f2 che uno Stato fa invece di dominare: si rende difficile da costringere.    <\/p>\n<p>L\u2019onest\u00e0 richiede un doppio taglio. Proprio la guerra che avvalora la logica del corridoio ne corrode le fondamenta. L\u2019IMEC si basa su un certo clima di cordialit\u00e0 nel Golfo \u2014 tra sauditi, emiratini, israeliani e giordani \u2014 che le guerre a Gaza e contro l\u2019Iran hanno messo a dura prova; la sua condizione preliminare originaria, la normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele, \u00e8 passata in secondo piano rispetto alla questione pi\u00f9 urgente di contenere Teheran. Non ci sono ancora importi vincolanti stanziati n\u00e9 un calendario concordato per il corridoio vero e proprio; i lavori che sono iniziati \u2014 una linea ferroviaria saudita qui, un porto degli Emirati l\u00e0 \u2014 procedono per ragioni tutte loro. Una strada che dipende dalla riconciliazione di vicini attualmente in contrasto si costruisce sul terreno meno affidabile che ci sia. L\u2019Europa dovrebbe investire in questo progetto con gli occhi ben aperti, il che \u00e8 ancora una volta la disciplina delle potenze medie: perseguire il possibile senza scambiare un comunicato per un ponte gi\u00e0 completato.     <\/p>\n<h3><strong>La vocazione della via di mezzo<\/strong><\/h3>\n<p>Ecco la questione pi\u00f9 profonda, quella che va oltre qualsiasi specifico contesto. Il mondo si sta consolidando in una manciata di grandi blocchi \u2014 quello americano, quello cinese e quello indiano, che sta emergendo per unirsi a loro \u2014 ognuno con la propria forza di attrazione, i propri standard e la propria valuta di riferimento. L\u2019Europa si chiede da anni se possa diventare un quarto colosso del genere, e questa domanda ha suscitato soprattutto disperazione, perch\u00e9 la risposta onesta, per ora, \u00e8 no. Ma le grandi potenze non sono le uniche ad avere voce in capitolo in un mondo del genere. In un ordine di giganti in competizione, spesso sono le abili potenze medie \u2014 gli Stati che collegano, bilanciano, mediano e si proteggono \u2014 a godere del pi\u00f9 ampio margine di manovra, corteggiate da tutti e non possedute da nessuno. Questa \u00e8 la vocazione che ti si offre. Non \u00e8 un premio di consolazione. \u00c8 una disciplina e una forma di autostima: il rifiuto, allo stesso tempo, della fantasia federalista di un impero istantaneo e della fantasia pi\u00f9 silenziosa secondo cui il vassallaggio sia sinonimo di sicurezza.       <\/p>\n<p>Il corridoio \u00e8 uno specchio che riflette proprio questa vocazione. Se l\u2019Europa considera l\u2019IMEC come un regalo di Washington, da accogliere con gratitudine e gestire passivamente, confermer\u00e0 che restiamo un oggetto delle strategie di altre potenze piuttosto che un attore autonomo. Se invece l\u2019Europa considera il corridoio e la partnership con l\u2019India come strumenti di una politica deliberata e matura \u2014 diversificando la propria dipendenza da Pechino senza scivolare in una semplice dipendenza da Washington, allineandosi con una potenza che condivide la nostra avversione all\u2019essere il satellite di qualcuno \u2014 allora la strada diventa qualcosa di pi\u00f9 di una semplice rotta commerciale. Diventa l\u2019aula in cui una potenza media impara il mestiere.   <\/p>\n<p>Tra la riaffermazione al G7 di giugno e il vertice di coordinamento previsto a Miami a dicembre c\u2019\u00e8 un\u2019elezione americana che potrebbe stravolgere le priorit\u00e0 di Washington da un giorno all\u2019altro. Una potenza media non aspetta il risultato delle elezioni di un\u2019altra nazione per sapere se ha una linea politica. I binari verranno posati comunque; l\u2019unica domanda \u00e8 se l\u2019Europa contribuir\u00e0 a guidare la mano che li posa. Una civilt\u00e0 non ritrova la propria autonomia proclamandosi un polo. La ritrova mettendola in pratica: nelle coalizioni costruite, nelle rotte assicurate, nei partner scelti, nel lavoro quotidiano e poco affascinante di rendersi utili e difficili da costringere. All\u2019Europa \u00e8 stata offerta, nel giro di una sola stagione, una via verso l\u2019India e una partnership con lei. Se le considereremo come favori accettati o come i primi passi di una potenza che finalmente impara ad agire, questo ci dir\u00e0, in modo pi\u00f9 onesto di qualsiasi dichiarazione di vertice, che tipo di entit\u00e0 l\u2019Europa intende ancora essere.      <\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da un decennio l\u2019Europa discute con se stessa usando il vocabolario sbagliato. 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