{"id":61169,"date":"2026-08-06T04:30:15","date_gmt":"2026-08-06T04:30:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/lue-in-unepoca-di-divisioni"},"modified":"2026-08-06T04:30:15","modified_gmt":"2026-08-06T04:30:15","slug":"lue-in-unepoca-di-divisioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/lue-in-unepoca-di-divisioni","title":{"rendered":"L&#8217;UE in un&#8217;epoca di divisioni"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Negli ultimi decenni, tre eventi o processi principali hanno plasmato l\u2019Unione Europea. Innanzitutto, l\u2019adesione di nuovi Stati ha aumentato la diversit\u00e0 all\u2019interno dei suoi confini, rafforzando le fonti di tensione. In secondo luogo, la Gran Bretagna, con la sua forte tradizione di libert\u00e0 e democrazia, ha lasciato l\u2019UE. In terzo luogo, l\u2019UE deve affrontare due gravi minacce esterne: l\u2019aggressione russa, come si \u00e8 visto in Georgia e in Ucraina, e l\u2019immigrazione di massa dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Nel frattempo, l\u2019\u00e9lite che controlla la Commissione europea e la Corte di giustizia dell\u2019UE ha perseguito senza sosta gli sforzi per costruire uno Stato federale, nonostante la notevole resistenza. Un\u2019analisi approfondita dell\u2019UE in questa fase \u00e8 offerta in un recente libro del teorico politico slovacco Dalibor Rohac, <a href=\"https:\/\/www.amazon.co.uk\/Governing-Division-Thinking-Political-Economy\/dp\/1802208720\/\"><em>Governing the EU in an Age of Division<\/em><\/a> (Cheltenham: Edward Elgar, 2022). Scrive da quella che definisce una prospettiva filoeuropea, pur insistendo sul fatto che l\u2019UE abbia bisogno di riforme radicali.      <\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\">Gestire la diversit\u00e0 o costruire una superpotenza?<\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Rohac distingue tra due visioni contrapposte dell\u2019Europa. Una era quella dei <a href=\"https:\/\/www.google.com.br\/books\/edition\/Conservative_Liberalism_North_and_South\/B_cxEQAAQBAJ\">liberali conservatori<\/a> Friedrich von Hayek, Wilhelm R\u00f6pke e Luigi Einaudi, che immaginavano che i singoli Stati europei assegnassero determinati compiti a un\u2019autorit\u00e0 federale, limitandoli per\u00f2 al minimo necessario per garantire il libero scambio e la certezza del diritto. Questa visione, sottolinea Rohac, era ampiamente condivisa dai personalisti cattolici. La visione concorrente era quella del tecnocrate Jean Monnet, che voleva un\u2019Europa unita con ampi poteri, da costruire gradualmente. Per i liberali conservatori e i personalisti, l\u2019UE doveva essere una piattaforma necessariamente imperfetta per gestire i rapporti tra i paesi europei e sfruttare i vantaggi della cooperazione e del commercio; un intreccio di istituzioni, regole e relazioni che collegasse e vincolasse i governi nazionali. Al contrario, per i tecnocrati l\u2019UE significava costruire una superpotenza; era uno sforzo, come dice Rohac, per espandere lo Stato-nazione a livello europeo. L\u2019Europa, per\u00f2, \u00e8 troppo diversa perch\u00e9 questo progetto possa avere successo, sostiene, anche se \u00e8 proprio questo l\u2019obiettivo a cui punta attivamente l\u2019\u00e9lite che controlla le istituzioni dell\u2019UE a Bruxelles e Strasburgo: un\u2019unione sempre pi\u00f9 stretta.      <\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/piu-polemiche-che-contenuti-in-vista-del-referendum-islandese'>Pi\u00f9 polemiche che contenuti in vista del referendum islandese<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/tre-modelli-per-lue'>Tre modelli per l&#8217;UE<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/referendum-in-islanda-un-voto-per-la-sovranita-o-un-voto-a-favore-dellue'>Referendum in Islanda: un voto per la sovranit\u00e0 o un voto a favore dell\u2019UE?<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\">Fonti di conflitto<\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Una fonte di conflitto \u00e8 il tentativo dell\u2019UE di ridurre le disparit\u00e0 di reddito tra i paesi europei non attraverso la concorrenza e il commercio, ma tramite la ridistribuzione dai paesi pi\u00f9 ricchi a quelli pi\u00f9 poveri. L\u2019occasione fa il ladro: i fondi dell\u2019UE finiscono per lo pi\u00f9 in paesi con infrastrutture deboli, scarsa coscienza civica ed \u00e9lite senza scrupoli, e tendono a rafforzare la corruzione radicata in quei paesi. Un\u2019altra fonte di conflitto \u00e8 che l\u2019UE cerca di imporre valori apparentemente \u201ceuropei\u201d a paesi con principi morali molto diversi, come nei casi dell\u2019aborto, del matrimonio tra persone dello stesso sesso, dell\u2019incitamento all\u2019odio e del controllo dell\u2019immigrazione. Il principio di sussidiariet\u00e0 \u2013 secondo cui le decisioni dovrebbero essere prese da chi ne \u00e8 direttamente interessato, nella misura massima possibile \u2013 in teoria dovrebbe essere rispettato nell\u2019UE, ma Rohac fa notare che nella pratica viene quasi del tutto ignorato. Sottolinea inoltre che il nazionalismo si \u00e8 dimostrato molto pi\u00f9 tenace di quanto si aspettassero i fondatori dell\u2019UE. Gli Stati nazionali europei non stanno per uscire di scena tanto presto, commenta giustamente.     <\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\">L&#8217;UE: un progetto o una piattaforma?<\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Rohac mette a confronto due concezioni della societ\u00e0 umana: da un lato, un ordine complicato e ingombrante che inevitabilmente non riesce a raggiungere gli ideali morali; dall\u2019altro, un progetto comune volto al miglioramento sociale. Lui non vede l\u2019UE come un progetto, ma piuttosto come una piattaforma. Sulla stessa linea, Rohac critica quello che chiama \u00abmoralismo liberale\u00bb, cio\u00e8 il tentativo di rifare il mondo secondo ideali inventati nei seminari universitari. Il moralismo liberale, suggerisce, non solo \u00e8 destinato a fallire, ma provoca anche un contrattacco da parte dei populisti di destra. Se l\u2019UE vuole avere successo, deve tornare a un ruolo molto pi\u00f9 modesto, essenzialmente quello immaginato da Hayek, R\u00f6pke ed Einaudi. Rohac sostiene che la scelta tra un\u2019ulteriore centralizzazione dell\u2019UE e il rimpatrio delle competenze ai singoli Stati sia falsa: ci\u00f2 che conta \u00e8 riconoscere la diversit\u00e0, il disaccordo e la divisione, e incoraggiare lo sviluppo di istituzioni che consentano la coesistenza pacifica degli Stati e delle comunit\u00e0 europee. Descrive il suo ideale di un\u2019Europa policentrica, dove i cittadini potrebbero appartenere non solo ai singoli Stati e all\u2019UE, ma anche a varie comunit\u00e0 e associazioni, sia all\u2019interno che oltre i confini, mentre i singoli Stati potrebbero a loro volta formare comunit\u00e0 e alleanze all\u2019interno dell\u2019UE.      <\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi decenni, tre eventi o processi principali hanno plasmato l\u2019Unione Europea. 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