{"id":63672,"date":"2026-09-04T16:08:54","date_gmt":"2026-09-04T16:08:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/unita-senza-uniformita-cosa-significa-per-leuropa-il-referendum-islandese"},"modified":"2026-09-04T16:08:54","modified_gmt":"2026-09-04T16:08:54","slug":"unita-senza-uniformita-cosa-significa-per-leuropa-il-referendum-islandese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/unita-senza-uniformita-cosa-significa-per-leuropa-il-referendum-islandese","title":{"rendered":"Unit\u00e0 senza uniformit\u00e0: cosa significa per l\u2019Europa il referendum islandese"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>N\u00e9 una sconfitta europea n\u00e9 una vittoria dei sovranisti<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il referendum islandese \u00e8 stato interpretato come l\u2019ennesimo capitolo dell\u2019interminabile scontro tra eurofili ed euroscettici. Per i primi, la decisione di non riaprire i negoziati di adesione rappresenta una sconfitta per il progetto europeo. Per i secondi \u2014 molti dei quali si autoproclamano \u00abpatrioti\u00bb \u2014 dimostra che una nazione piccola, prospera e sicura di s\u00e9 pu\u00f2 ancora resistere a Bruxelles.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Entrambe le interpretazioni sono di parte e, cosa ancora pi\u00f9 importante, sbagliate.<\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/marta-kos-stona-un-po'>Marta Kos stona un po&#8217;<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/referendum-islandese-non-e-come-la-brexit'>Referendum islandese: non \u00e8 come la Brexit<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/il-no-islandese-non-significa-meno-europa'>Il \u201cno\u201d islandese non significa meno Europa<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Islanda non ha voltato le spalle all\u2019Europa. N\u00e9 ha votato per abbandonare le regole europee, chiudere i propri confini o recuperare una presunta sovranit\u00e0 perduta. Quello che gli islandesi hanno scelto \u00e8 di mantenere il loro attuale rapporto con l\u2019Unione Europea: un rapporto caratterizzato da un\u2019integrazione economica e giuridica straordinariamente profonda, ma senza una piena partecipazione alle sue istituzioni politiche.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il risultato, quindi, non \u00e8 n\u00e9 un fallimento dell\u2019UE n\u00e9 una vittoria dei cosiddetti \u201csovranisti\u201d. Rivela invece qualcosa di molto pi\u00f9 interessante: l\u2019Europa funziona gi\u00e0 attraverso diversi livelli di integrazione, anche se continua a rifiutarsi di riconoscere questa realt\u00e0 come un modello politico coerente.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>Su cosa hanno votato davvero gli islandesi<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Vale la pena partire dalla domanda posta agli elettori, perch\u00e9 non sarebbe certo il primo dibattito europeo a iniziare prima ancora che qualcuno abbia letto la scheda elettorale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L&#8217;Islanda non ha votato per decidere se entrare subito nell&#8217;Unione Europea. Ha votato per decidere se riaprire i negoziati di adesione che erano stati sospesi da pi\u00f9 di un decennio. La vittoria della campagna per il \u201cno\u201d \u00e8 stata, soprattutto, una scelta contro il cambiamento: una scelta per mantenere lo status quo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">E cosa comporta questo status quo? L\u2019Islanda fa parte dello Spazio economico europeo (SEE), partecipa al mercato unico e accetta la libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone. Fa anche parte dello spazio Schengen e ha recepito nel proprio ordinamento giuridico una parte considerevole della legislazione europea relativa al mercato interno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Non fa per\u00f2 parte della Politica Agricola Comune, dell\u2019unione doganale, dell\u2019unione monetaria n\u00e9 \u2014 cosa fondamentale per i suoi interessi nazionali \u2014 della Politica Comune della Pesca.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Gli islandesi non hanno scelto l\u2019isolamento. Hanno preferito un rapporto che garantisca la maggior parte dei vantaggi dell\u2019integrazione europea, consentendo loro al contempo una maggiore autonomia in diversi ambiti che considerano essenziali.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>Il paradosso democratico del SEE<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il modello scelto dall\u2019Islanda comporta un costo che chi sta a cuore la sovranit\u00e0 nazionale tende a tralasciare. In quanto membro del SEE, il Paese deve applicare un corpus consistente di norme europee, contribuire finanziariamente a vari programmi e accettare meccanismi di vigilanza comuni. Pu\u00f2 cercare di influenzare la legislazione durante la sua elaborazione, ma non ha diritto di voto quando viene approvata.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L&#8217;Islanda fa parte del mercato unico, ma non delle istituzioni che stabiliscono molte delle sue regole.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 quindi curioso vedere certi \u201cpatrioti\u201d distorcere il risultato e presentarlo come un atto di emancipazione democratica da Bruxelles. Il SEE \u2014 un sistema in cui i paesi si attengono alle regole senza partecipare pienamente alla loro adozione \u2014 assomiglia gi\u00e0 alla caricatura antidemocratica che di solito attribuiscono proprio all\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019adesione avrebbe richiesto all\u2019Islanda di cedere ulteriori competenze, ma le avrebbe anche garantito una rappresentanza al Parlamento europeo, un seggio nel Consiglio, un commissario e la partecipazione ufficiale al processo legislativo. L\u2019Islanda sarebbe passata dall\u2019applicare molte norme europee dall\u2019esterno al contribuire a definirle dall\u2019interno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Non si tratta, quindi, di una scelta tra sottomissione e indipendenza. \u00c8 piuttosto un compromesso tra influenza e autonomia. L\u2019Islanda ha scelto di sacrificare un po\u2019 della prima per preservare una parte maggiore della seconda in questioni che ritiene fondamentali.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>La pesca spiega meglio il risultato rispetto a Bruxelles<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La pesca occupa un posto centrale in questo quadro. Per l\u2019Islanda, la pesca non \u00e8 semplicemente un\u2019altra attivit\u00e0 economica. \u00c8 una componente fondamentale della prosperit\u00e0, della storia e dell\u2019identit\u00e0 nazionale del Paese.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Islanda ha combattuto tre \u201cguerre del merluzzo\u201d contro il Regno Unito\u2026 e le ha vinte tutte. Gi\u00e0 decenni fa la Royal Navy ha avuto modo di rendersi conto, in modo piuttosto concreto, di quanto gli islandesi prendano sul serio il controllo delle loro zone di pesca. Sarebbe irragionevole aspettarsi che rinuncino facilmente a tale autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La decisione islandese riflette quindi una valutazione pragmatica dei costi e dei benefici, pi\u00f9 che una rivolta ideologica contro l\u2019Unione Europea. L\u2019accordo attuale garantisce l\u2019accesso al mercato europeo e ampie opportunit\u00e0 di cooperazione, lasciando per\u00f2 la pesca e altre questioni importanti fuori dal quadro dell\u2019UE.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 una soluzione imperfetta, ma di solito gli accordi politici seri lo sono. L\u2019Islanda non gode di tutti i vantaggi senza assumersi degli obblighi, come lamentano alcuni eurofili, n\u00e9 mantiene la sua sovranit\u00e0 del tutto intatta, come sostengono alcuni euroscettici. Ha accettato un compromesso che, per il momento, considera vantaggioso.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>La sovranit\u00e0 non significa assenza di obblighi<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Parte della confusione deriva da una concezione infantile della sovranit\u00e0. Se ne parla come se fosse un oggetto che uno Stato o possiede per intero o perde per sempre. Eppure ogni accordo internazionale richiede di accettare degli obblighi e di limitare certe linee di condotta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un membro della NATO si assume degli impegni che non vincolano uno Stato neutrale. Un paese che firma un accordo di libero scambio limita la propria capacit\u00e0 di imporre dazi doganali. Anche le relazioni diplomatiche si basano su regole, obblighi reciproci e vincoli.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La domanda fondamentale non \u00e8 se la libert\u00e0 nazionale sia limitata, perch\u00e9 lo \u00e8 sempre. La domanda \u00e8: chi stabilisce questi limiti, a quale scopo, attraverso quali procedure, in cambio di quali benefici e con quali possibilit\u00e0 di revisione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Da un punto di vista democratico, il problema dello Spazio economico europeo (SEE) non \u00e8 che imponga degli obblighi. Il problema \u00e8 che separa in parte l\u2019adempimento delle norme dalla rappresentanza: l\u2019Islanda accetta numerose norme europee, ma ha meno strumenti per partecipare alla loro adozione rispetto a qualsiasi altro Stato membro dell\u2019UE.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>L&#8217;integrazione europea ha gi\u00e0 diversi livelli<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il caso dell\u2019Islanda dimostra che l\u2019Europa non \u00e8 uno spazio istituzionale unico e uniforme. Alcuni paesi dell\u2019UE usano l\u2019euro, mentre altri no. La maggior parte fa parte dello spazio Schengen, anche se ci sono delle eccezioni. L\u2019Islanda e la Norvegia fanno parte del mercato unico attraverso il SEE. La Svizzera mantiene una complessa rete di accordi bilaterali. La Turchia ha un\u2019unione doganale con l\u2019UE. Il Regno Unito ha instaurato un rapporto pi\u00f9 distante dopo la Brexit.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Europa funziona gi\u00e0 attraverso una serie di cerchi sovrapposti di diritti, doveri e partecipazione istituzionale. Quello che le manca \u00e8 la volont\u00e0 di riconoscere questa realt\u00e0 come un principio politico stabile.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Non si tratta proprio di un\u2019Europa a \u201cdiverse velocit\u00e0\u201d. Quell\u2019espressione presuppone che ogni paese stia andando verso la stessa destinazione, anche se a ritmi diversi. L\u2019Islanda non sta procedendo lentamente verso l\u2019adesione. Ha scelto un\u2019altra destinazione. La Norvegia non sta aspettando il proprio turno. E nemmeno la Svizzera.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Sarebbe pi\u00f9 corretto parlare di un\u2019Europa a pi\u00f9 livelli.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Al centro potrebbe rimanere un gruppo di Stati che perseguono una maggiore integrazione politica, monetaria e fiscale. Attorno a loro ci sarebbero altri membri con deroghe permanenti in determinati settori. Oltre a questi potrebbe esserci una comunit\u00e0 economica e di sicurezza composta da paesi che accettano obblighi ben definiti senza aderire pienamente alle istituzioni politiche dell\u2019Unione. Infine, l\u2019UE potrebbe stringere partenariati specifici con Stati strettamente legati all\u2019Europa per motivi economici o strategici.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>Un&#8217;alternativa per un&#8217;Unione pi\u00f9 grande e pi\u00f9 diversificata<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un modello del genere potrebbe rivelarsi particolarmente utile ora che l\u2019Unione si trova ad affrontare i limiti di un ulteriore allargamento. Un\u2019UE con pi\u00f9 di trenta Stati membri non pu\u00f2 ragionevolmente pretendere livelli identici di integrazione da paesi con storie, economie, preoccupazioni in materia di sicurezza e culture politiche profondamente diverse.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il Portogallo e la Polonia non guardano al mondo atlantico dalla stessa prospettiva. La Finlandia e la Spagna non si trovano ad affrontare lo stesso contesto di sicurezza. L\u2019Irlanda, la Grecia, l\u2019Ungheria e l\u2019Estonia non hanno interessi economici o demografici intercambiabili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Le istituzioni uniformi non eliminano queste differenze. Spesso si limitano a trasferire i conflitti che ne derivano a un livello in cui diventa pi\u00f9 difficile intervenire con misure democratiche.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Una struttura a pi\u00f9 livelli potrebbe ampliare la cooperazione europea senza trasformare ogni partenariato in un argomento automatico a favore di un\u2019eventuale adesione o di un\u2019ulteriore centralizzazione. Potrebbe anche porre fine alla falsa scelta tra isolamento nazionale e sottomissione a un\u2019unione sempre pi\u00f9 stretta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Ogni paese potrebbe scegliere un livello di integrazione stabile, in linea con i propri interessi e le proprie preferenze democratiche. Ma bisognerebbe indicare con sincerit\u00e0 i costi di ogni livello. L&#8217;accesso al mercato unico richiederebbe l&#8217;accettazione di regole comuni, contributi finanziari e meccanismi di controllo. Una maggiore autonomia comporterebbe una riduzione del potere decisionale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L&#8217;esempio islandese dimostra proprio che non esistono soluzioni magiche.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>La lezione britannica<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il Regno Unito potrebbe trovare nuove opportunit\u00e0 all&#8217;interno di un sistema del genere. Un rapporto ispirato al SEE potrebbe ripristinare un accesso pi\u00f9 ampio al mercato europeo senza richiedere una riammissione formale nell&#8217;Unione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In cambio, la Gran Bretagna dovrebbe accettare la libera circolazione, un corpus legislativo dell\u2019UE piuttosto consistente, contributi finanziari e la supervisione istituzionale. Non riavrebbe il diritto di voto sulle norme che sarebbe tenuta a seguire.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">In altre parole, si finirebbe per ottenere qualcosa di incredibilmente simile a tutto ci\u00f2 da cui i sostenitori della Brexit avevano promesso di liberarsi. Sarebbe ironico se il culmine della sovranit\u00e0 britannica consistesse nel seguire le regole europee senza partecipare alla loro adozione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un\u2019Europa a pi\u00f9 livelli offrirebbe al Regno Unito pi\u00f9 alternative, ma non cancellerebbe le conseguenze della Brexit. Londra non pu\u00f2 ragionevolmente pretendere di avere accesso, influenza ed esenzioni tutte insieme. Pi\u00f9 stretto \u00e8 il suo rapporto con il mercato europeo, maggiori sono i relativi obblighi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La situazione geografica della Gran Bretagna non \u00e8 cambiata nel 2016. Qualsiasi tentativo serio di rafforzare i suoi legami economici con l\u2019Europa richieder\u00e0 al Paese di affrontare i compromessi che la campagna per la Brexit ha cercato con tutte le sue forze di nascondere.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>L&#8217;opportunit\u00e0 atlantica per il Canada e l&#8217;Europa<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un ordine europeo a pi\u00f9 livelli non deve necessariamente fermarsi ai confini geografici del continente. Il modo in cui Donald Trump ha trattato gli alleati tradizionali \u2013 e il Canada in particolare \u2013 ha reso sempre pi\u00f9 rilevanti le forme intermedie di allineamento internazionale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il Canada non pu\u00f2 entrare a far parte del SEE, che \u00e8 stato concepito per i membri europei dell\u2019Associazione europea di libero scambio. Potrebbe per\u00f2 instaurare un rapporto molto pi\u00f9 profondo con l\u2019UE in materia di difesa, energia, tecnologia, minerali critici, infrastrutture strategiche e mobilit\u00e0. L\u2019Accordo economico e commerciale globale, o CETA, offre gi\u00e0 una base su cui ampliare tale cooperazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Questo darebbe al progetto europeo una dimensione atlantica che va oltre i suoi confini formali. Un rapporto pi\u00f9 solido con il Canada aiuterebbe inoltre l\u2019UE a comportarsi meno come un\u2019entit\u00e0 soggetta a dipendenze normative, stretta tra Stati Uniti e Cina, e pi\u00f9 come una potenza media di rilievo, dotata di una propria rete di partner strategici.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un accordo del genere non renderebbe il Canada un paese europeo n\u00e9 gli garantirebbe la partecipazione alle istituzioni pensate per gli Stati europei. \u00c8 proprio questo il punto di forza di un modello a pi\u00f9 livelli: i paesi potrebbero collaborare a fondo in settori specifici senza fingere che ogni rapporto debba per forza sfociare nell\u2019adesione all\u2019UE.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il crescente bisogno del Canada di diversificare le proprie relazioni strategiche rappresenta un\u2019opportunit\u00e0 che l\u2019Europa non dovrebbe ignorare. L\u2019UE potrebbe attirare un stretto alleato occidentale nella propria orbita economica e di sicurezza senza ricorrere alla finzione giuridica di una futura adesione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un\u2019Europa a pi\u00f9 livelli guarderebbe quindi non solo verso est o verso i Balcani, ma anche verso l\u2019Atlantico settentrionale, entrando potenzialmente in diretta competizione con le ambizioni americane nell\u2019emisfero occidentale.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>L\u2019Ucraina e la tentazione suicida di un allargamento senza fine<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un\u2019Europa a pi\u00f9 livelli potrebbe comunque essere utilizzata in modo sconsiderato. Forse l\u2019esempio pi\u00f9 evidente \u2014 e, purtroppo, pi\u00f9 plausibile \u2014 sarebbe l\u2019ideazione di una pseudo-adesione per l\u2019Ucraina come passo preliminare verso la piena adesione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il desiderio dell\u2019Ucraina di legarsi all\u2019Occidente \u00e8 comprensibile. Sta lottando per la propria sopravvivenza contro la Russia e vede l\u2019adesione alle istituzioni occidentali come una garanzia di indipendenza e sicurezza. Ma ci\u00f2 che \u00e8 razionale dal punto di vista di Kiev non lo \u00e8 necessariamente da quello dell\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Far entrare l\u2019Ucraina nell\u2019Unione Europea significherebbe portare nel cuore dell\u2019ordine politico europeo un conflitto territoriale irrisolto, costi di ricostruzione enormi, debolezza istituzionale, crollo demografico, disagi nel settore agricolo e un confronto permanente con la Russia. Inoltre, trasformerebbe ogni futura escalation ai confini dell\u2019Ucraina in una crisi interna all\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Per l&#8217;UE, procedere verso l&#8217;adesione dell&#8217;Ucraina non sarebbe un atto di coraggio strategico. Potrebbe addirittura equivalere a un suicidio strategico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Europa pu\u00f2 sostenere la sovranit\u00e0 dell\u2019Ucraina, intrattenere rapporti commerciali con lei, contribuire alla ricostruzione, collaborare in campo energetico e offrire assistenza in materia di sicurezza, ma non ammetterla nell\u2019Unione. La solidariet\u00e0 non richiede l\u2019adesione, cos\u00ec come l\u2019opposizione all\u2019aggressione russa non impone all\u2019Europa di assumersi responsabilit\u00e0 illimitate e permanenti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un sistema a pi\u00f9 livelli dovrebbe quindi offrire all\u2019Ucraina un partenariato esterno ben definito, anzich\u00e9 un percorso mascherato verso l\u2019adesione. La distinzione \u00e8 fondamentale. L\u2019integrazione graduale non deve diventare uno stratagemma retorico con cui i leader europei promuovono una politica che i cittadini non hanno mai discusso seriamente e di cui hanno appena iniziato a valutare le conseguenze.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Lo scopo di un sistema europeo flessibile dovrebbe essere quello di stabilire dei limiti sostenibili, non di nascondere la loro assenza.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>La Turchia e l&#8217;importanza di un rapporto sincero<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La Turchia presenta un problema simile ma diverso. La sua candidatura, che dura ormai da decenni, ha mantenuto viva la finzione di una convergenza, nonostante le prove sempre pi\u00f9 evidenti di divergenze politiche e strategiche.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Un sistema a pi\u00f9 livelli potrebbe sostituire quella finzione con un rapporto pi\u00f9 sincero, basato sul commercio, sulla sicurezza, sulla migrazione e sugli interessi regionali comuni. La Turchia potrebbe rimanere un partner europeo importante senza che nessuna delle due parti finga che l\u2019adesione a pieno titolo sia ormai alle porte.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Lo stesso principio dovrebbe valere anche per l\u2019Ucraina. Non tutti i vicini strategicamente importanti devono per forza diventare membri, e non ogni rifiuto di adesione equivale a un abbandono. A volte un partenariato duraturo al di fuori dell\u2019Unione \u00e8 pi\u00f9 responsabile di un processo di adesione guidato dal sentimentalismo, dal panico geopolitico o dall\u2019inerzia istituzionale.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>Un\u2019Unione con i partner dell\u2019Atlantico\u2026 e confini difendibili<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il referendum islandese fa pensare a un ordine europeo composto da diversi livelli: l\u2019UE stessa, i suoi membri con deroghe permanenti, il SEE, accordi bilaterali come quello con la Svizzera, l\u2019unione doganale turca e i partenariati strategici esterni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il Canada potrebbe diventare un partner importante nell\u2019Atlantico all\u2019interno di quella pi\u00f9 ampia costellazione. All\u2019Ucraina e alla Turchia potrebbero essere offerte relazioni significative, ma chiaramente esterne. La Gran Bretagna potrebbe negoziare un accesso pi\u00f9 stretto se accettasse i relativi obblighi. L\u2019Islanda e la Norvegia potrebbero mantenere il loro attuale equilibrio tra integrazione e autonomia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Non sarebbe un\u2019Europa a diverse velocit\u00e0, perch\u00e9 non tutti i paesi andrebbero verso la stessa destinazione. Sarebbe un\u2019Europa in grado di distinguere l\u2019appartenenza dal partenariato \u2014 e la cooperazione dall\u2019assorbimento.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Affinch\u00e9 un modello del genere funzioni, l\u2019UE dovrebbe smettere di pensare che ogni rapporto stretto equivalga a un processo di adesione in sospeso. L\u2019integrazione deve poter avere un punto di arrivo. Un paese dovrebbe poter collaborare strettamente con l\u2019Europa senza che gli venga detto che la storia gli impone, prima o poi, di entrare a far parte della stessa struttura politica.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\"><strong>L&#8217;unit\u00e0 non significa uniformit\u00e0<\/strong><\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il \u201cno\u201d dell\u2019Islanda non dimostra che i paesi europei debbano riconquistare la loro indipendenza da Bruxelles. L\u2019Islanda \u00e8 gi\u00e0 profondamente integrata nell\u2019ordinamento economico e giuridico europeo. N\u00e9 dimostra che l\u2019adesione all\u2019UE sia necessariamente migliore: gli islandesi hanno concluso che mantenere il controllo sulla pesca e su altre questioni compensa il fatto di non poter votare su molte regole del mercato unico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La lezione \u00e8 pi\u00f9 modesta, ma anche pi\u00f9 utile. L\u2019Europa pu\u00f2 accogliere diverse forme di integrazione senza considerare ogni eccezione come un fallimento o ogni rapporto esterno come una tappa temporanea verso l\u2019adesione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Queste alternative devono per\u00f2 essere descritte in modo onesto. Un paese che partecipa al mercato unico senza far parte dell\u2019Unione non sfugge alle regole europee: le applica, ma con meno potere di influenzarle. Presentare questa situazione come una grande vittoria per la sovranit\u00e0 significa nascondere la parte pi\u00f9 importante dell\u2019accordo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Islanda non ha voltato le spalle all\u2019Europa. Ha scelto un modo particolare di farne parte, con vantaggi e costi ben chiari. La sua decisione non mette in discussione il valore dell\u2019integrazione europea. Dimostra solo che tale integrazione \u00e8 gi\u00e0 strutturata su diversi livelli.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Europa ha bisogno di flessibilit\u00e0 per avvicinare alcuni paesi. Ha anche bisogno della sicurezza necessaria per decidere dove l\u2019allargamento debba fermarsi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Europa ha bisogno di unit\u00e0, ma non per forza di uniformit\u00e0. \u00c8 proprio per questo che deve smetterla di confondere la diversit\u00e0 istituzionale con un fallimento politico.<\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>N\u00e9 una sconfitta europea n\u00e9 una vittoria dei sovranisti Il referendum islandese \u00e8 stato interpretato come l\u2019ennesimo capitolo dell\u2019interminabile scontro tra eurofili ed euroscettici. Per i primi, la decisione di non riaprire i negoziati di adesione rappresenta una sconfitta per il progetto europeo. 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