{"id":63761,"date":"2026-09-10T09:17:56","date_gmt":"2026-09-10T09:17:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.theconservative.online\/in-che-senso-non-sono-un-hayekiano"},"modified":"2026-09-10T09:17:56","modified_gmt":"2026-09-10T09:17:56","slug":"in-che-senso-non-sono-un-hayekiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.theconservative.online\/it\/in-che-senso-non-sono-un-hayekiano","title":{"rendered":"In che senso non sono un hayekiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;\">Quando l&#8217;ho letto per la prima volta  <a href=\"https:\/\/about.libertyfund.org\/collections\/the-collected-works-of-f-a-hayek\/\"><em>&#8220;La via verso la schiavit\u00f9<\/em>&#8221; di Friedrich A. von Hayek<\/a>, ne rimasi affascinato. L\u2019autore esprimeva le mie opinioni molto meglio di quanto avrei potuto fare io: che il nazionalsocialismo e il comunismo fossero due rami dello stesso albero; che la pianificazione centralizzata avrebbe gradualmente eliminato la libert\u00e0 individuale; che la civilt\u00e0 cristiana dell\u2019Occidente fosse minacciata dal totalitarismo; e che la maggior parte degli esseri umani potesse prosperare solo in una societ\u00e0 libera (ad eccezione, ovviamente, del giullare di corte e di pochi artisti servili). Dopo aver completato i miei studi di storia e filosofia all\u2019Universit\u00e0 d\u2019Islanda, nel 1981 sono andato all\u2019Universit\u00e0 di Oxford per scrivere una tesi di dottorato su Hayek, sotto la supervisione di  <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/john.n.gray\/\">John N. Gray,<\/a>  che all\u2019epoca stava scrivendo sull\u2019opera di Hayek.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\">\u00abNon diventate hayekiani\u00bb<\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Nella primavera del 1983, Gray organizz\u00f2 una visita di Hayek a Oxford. Ha organizzato un ricevimento per il suo ospite al Jesus College, dove era membro (vedi la foto qui sopra), e poi lui, io e altri due studenti interessati al liberalismo classico, <a href=\"https:\/\/faculty.smu.edu.sg\/profile\/chandran-kukathas-1946\">Chandran Kukathas<\/a> e <a href=\"https:\/\/honors.missouri.edu\/about\/faculty-directory\/andrew-melnyk\/\">Andrew Melnyk<\/a>, abbiamo portato Hayek in un ristorante cinese. Hayek era di buon umore e parl\u00f2 a lungo di problemi filosofici e metodologici. Noi tre dicemmo a Hayek che volevamo fondare un circolo studentesco a Oxford e gli chiedemmo se ci avrebbe permesso di chiamarlo Hayek Society. \u00abSono ovviamente felice che i giovani siano interessati alle mie opere, e vi dar\u00f2 volentieri il permesso di usare il mio nome, a una sola condizione\u00bb, rispose Hayek con un luccichio malizioso negli occhi. \u00ab\u00c8 che mi promettiate di non diventare hayekiani. Perch\u00e9 ho notato che i marxisti sono molto peggio di Marx, e che i keynesiani sono molto peggio di Keynes\u00bb.<\/p><div class='related_content'><span>RELATED<\/span><ul><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/perche-lislanda-ha-rifiutato-di-entrare-nellue'>Perch\u00e9 l\u2019Islanda ha rifiutato di entrare nell\u2019UE<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/riflessioni-su-una-conferenza-studentesca-a-madrid'>Riflessioni su una conferenza studentesca a Madrid<\/li><\/a><li><a href='https:\/\/www.theconservative.online\/it\/parlare-con-studenti-per-la-liberta'>Parlare con Studenti per la Libert\u00e0<\/li><\/a><\/ul><\/div>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\">Il liberalismo francese nel XIX secolo<\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Non sono riuscito a mantenere del tutto questa promessa, dato che continuo a considerare Hayek uno dei pensatori pi\u00f9 profondi del XX secolo. Ma non sono d\u2019accordo con lui su almeno tre questioni, quindi non ho del tutto infranto la mia parola. La prima riguarda il liberalismo francese, che Hayek non apprezzava. Certamente,  <a href=\"https:\/\/oll.libertyfund.org\/people\/john-locke\">John Locke<\/a>,  <a href=\"https:\/\/oll.libertyfund.org\/people\/david-hume\">David Hume<\/a>,  <a href=\"https:\/\/oll.libertyfund.org\/people\/adam-smith\">Adam Smith<\/a>, e  <a href=\"https:\/\/oll.libertyfund.org\/people\/edmund-burke\">Edmund Burke<\/a>  aveva espresso in modo molto azzeccato la tradizione britannica del governo limitato, della propriet\u00e0 privata e del libero scambio. Ma trovo che il liberalismo francese del XIX secolo, in particolare il pensiero di  <a href=\"https:\/\/oll.libertyfund.org\/people\/benjamin-constant\">Benjamin Constant<\/a>  e  <a href=\"https:\/\/oll.libertyfund.org\/people\/alexis-de-tocqueville\">Alexis de Tocqueville<\/a>, molto pi\u00f9 impressionante della sua controparte britannica. Il motivo era senza dubbio che Constant e Tocqueville si trovavano di fronte al fallimento della Rivoluzione francese. La loro risposta fu che alla Francia mancavano quelle istituzioni intermedie e quelle associazioni ben sviluppate di cui godeva la Gran Bretagna (i \u00abpiccoli plotoni\u00bb di Burke), per cui nel 1789 degli intellettuali senza alcuna esperienza di autogoverno poterono prendere il potere e tentare invano di ricostruire la societ\u00e0.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\">La Grande Depressione<\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La seconda questione riguarda la Grande Depressione degli anni \u201930. Trovo poco plausibile la spiegazione di Hayek: secondo lui si tratt\u00f2 della necessaria correzione di un boom precedente creato artificialmente dalla politica monetaria espansiva. Questo implicava che il governo dovesse intervenire poco, limitandosi a lasciare che la correzione avvenisse, o, come dicevano i critici pi\u00f9 spietati, pi\u00f9 grandi erano i fallimenti, meglio era. Trovo pi\u00f9 plausibili le spiegazioni di <a href=\"https:\/\/papers.ssrn.com\/sol3\/papers.cfm?abstract_id=2029813\">Gustav Cassel<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.pbs.org\/fmc\/interviews\/friedman.htm\">Milton Friedman<\/a>: le politiche sbagliate della banca centrale hanno provocato una forte contrazione dell\u2019offerta di moneta, che a sua volta ha causato deflazione e recessione, successivamente aggravate dal protezionismo.<\/p>\n<h3 style=\"font-weight: 400;\">Nazionalismo<\/h3>\n<p style=\"font-weight: 400;\">La terza questione \u00e8 il nazionalismo, che Hayek rifiutava, forse perch\u00e9 nel 1918 aveva assistito al crollo dell\u2019Impero multinationale degli Asburgo, sostituito da diversi piccoli Stati bellicosi e illiberali. Ma il nazionalismo non deve per forza essere aggressivo. Pu\u00f2 essere il riconoscimento di un\u2019identit\u00e0 nazionale, un senso di appartenenza, il risultato di uno sviluppo spontaneo nel corso dei secoli e la volont\u00e0 di creare uno Stato per esprimere e proteggere valori condivisi. I norvegesi si sono separati dalla Svezia nel 1905 perch\u00e9 erano norvegesi, non svedesi. I finlandesi si sono separati dalla Russia nel 1917 perch\u00e9 erano finlandesi, non russi. Considerazioni simili valgono per molte altre nazioni europee, come i polacchi, gli estoni, gli slovacchi e gli sloveni. Queste nazioni non erano spinte dall\u2019ostilit\u00e0 verso gli altri: volevano semplicemente affermare la propria identit\u00e0.<\/p>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando l&#8217;ho letto per la prima volta &#8220;La via verso la schiavit\u00f9&#8221; di Friedrich A. von Hayek, ne rimasi affascinato. 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