Per anni, la politica estera dell’Unione Europea è stata guidata da una sorta di moralismo astratto: l’idea che l’Europa potesse esportare i propri standard di democrazia e diritti umani solo attraverso pressioni normative, la diplomazia dei trattati ambientali e gli aiuti economici. Oggi, questo modello ha mostrato tutti i suoi limiti. In un mondo multipolare caratterizzato dal ritorno delle grandi potenze e dalla politica di forza, l’Europa deve adottare una dottrina di realismo strategico aperto.
Una politica estera conservatrice si basa sulla difesa prioritaria degli interessi nazionali degli Stati membri e sulla sicurezza della civiltà europea. Questo richiede di abbandonare le narrazioni utopistiche e di partire invece dalle realtà geografiche, economiche e demografiche.
Innanzitutto, l’Europa deve ripensare il proprio ruolo nei paesi vicini. Il bacino del Mediterraneo, il Nord Africa e il Medio Oriente non possono più essere trattati con superficialità. È necessario stringere alleanze pragmatiche con i paesi di origine e di transito dei flussi migratori, subordinando gli aiuti allo sviluppo a una cooperazione concreta per prevenire le partenze e facilitare il rimpatrio dei migranti irregolari. La protezione delle frontiere non è solo una misura di sicurezza interna, ma l’atto fondamentale che garantisce la credibilità della politica estera di una nazione.
In secondo luogo, la politica estera deve essere al servizio della sicurezza energetica ed economica dell’Europa. La dipendenza da potenze ostili per l’approvvigionamento di materie prime fondamentali, energia e componenti tecnologici ha indebolito il continente. Una diplomazia efficace deve puntare a diversificare i fornitori e a proteggere le catene di approvvigionamento industriali europee, senza sostituire una dipendenza con un’altra, in particolare nei confronti della Cina o di altri regimi autocratici.
Infine, c’è il rapporto con gli alleati storici. L’alleanza con le democrazie occidentali e gli Stati Uniti rimane un pilastro fondamentale, ma deve essere un partenariato tra pari, non un rapporto di subordinazione. L’Europa deve fare la sua parte per essere riconosciuta come un attore affidabile, forte e autonomo.
Non può esserci influenza internazionale senza forza industriale, militare ed energetica. L’Europa tornerà ad avere un peso sulla scena mondiale solo quando smetterà di comportarsi come un arbitro burocratico globalista e ricomincerà ad agire come una grande comunità di nazioni guidata dal realismo e dall’orgoglio per la propria storia.
Giuseppe Arnone