Le imprese guidate da stranieri raggiungono quota 677.000: la crescita al nord contrasta con il calo al sud
Gli imprenditori stranieri stanno espandendo la loro presenza in Italia, portando il numero delle imprese da loro guidate a circa 677.000 dopo un aumento di oltre 16.000 nei primi sei mesi del 2026. Eppure, dietro a questo aumento a livello nazionale si nasconde un quadro disomogeneo: il Nord-Ovest continua ad attrarre e a sostenere le imprese straniere, mentre alcune zone del Sud stanno perdendo terreno.
I dati provengono dal Registro delle Imprese italiano e sono stati analizzati da InfoCamere per Futurae, un progetto promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e da Unioncamere. Mostrano un mondo imprenditoriale dalle origini diverse, con specializzazioni settoriali ben definite e una forte concentrazione a livello locale. Circa il 79% delle imprese a conduzione straniera è guidato da persone provenienti da paesi extraeuropei.
La Lombardia e più in generale il Nord-Ovest rappresentano il 32,7% delle imprese a conduzione straniera in Italia, rendendo questa zona la più grande concentrazione geografica evidenziata dai dati. Registra inoltre la crescita annuale più forte, pari all’1,5%. Il Sud, al contrario, registra un calo del 3,6%, con Campania e Calabria particolarmente colpite.
Queste variazioni regionali su base annua vanno distinte dall’aumento a livello nazionale registrato nella prima metà del 2026. Nel loro insieme, però, dimostrano che l’espansione generale non si traduce in crescita ovunque. Il panorama dell’imprenditoria straniera rimane fortemente differenziato, sollevando interrogativi sulle condizioni che aiutano le imprese a insediarsi e a rimanere attive.
A livello provinciale, Prato mantiene il primato come ambiente imprenditoriale più diversificato a livello internazionale in Italia secondo il parametro utilizzato nel rapporto: le imprese a conduzione straniera rappresentano il 33,7% del totale. Trieste segue con il 20,8%, mentre Imperia sale al terzo posto con il 18,8%, scalzando Firenze dal podio.
Queste classifiche descrivono la composizione del tessuto imprenditoriale locale, piuttosto che limitarsi a indicare il numero di imprenditori stranieri. Una percentuale elevata indica una presenza particolarmente significativa nell’economia provinciale, anche se in termini assoluti una città o una regione più grande potrebbe ospitare un numero maggiore di imprese guidate da stranieri.
Le imprese individuali ti danno un’idea più chiara delle persone che stanno dietro a questa attività. Rappresentano circa il 70% di tutte le imprese gestite da stranieri. Tra i loro titolari, le comunità più numerose sono quella marocchina, con 53.364 titolari; quella rumena, con 52.541; e quella cinese, con 50.166. Insieme, questi tre gruppi rappresentano il 32,4% delle imprese individuali straniere.
Gli imprenditori provenienti dall’Albania, dal Bangladesh e dal Pakistan rappresentano complessivamente un ulteriore 20%, mentre quelli provenienti dall’Egitto, dalla Nigeria e dal Senegal costituiscono il 10,5%. Questa distribuzione mette in luce l’ampiezza del fenomeno dell’imprenditoria straniera, mostrando al contempo come alcune comunità abbiano assunto un ruolo particolarmente rilevante.
La scelta del settore aggiunge un’ulteriore sfaccettatura al quadro. Gli imprenditori marocchini sono particolarmente attivi nel commercio, con la maggiore concentrazione registrata a Catanzaro, Reggio Calabria e Messina. Gli imprenditori rumeni sono fortemente legati al settore edile e hanno una presenza notevole a Viterbo, Torino e Cremona.
Gli imprenditori cinesi si distinguono nei settori manifatturiero e dei servizi ricreativi. La loro presenza è particolarmente marcata a Prato, dove rappresentano il 67,2% dei titolari di imprese individuali straniere. A Fermo, nelle Marche, la loro quota raggiunge il 27,3%. Questi dati si riferiscono specificatamente ai titolari di imprese individuali straniere, non all’intera popolazione imprenditoriale locale.
Questi modelli suggeriscono che l’imprenditoria straniera si comprenda meglio analizzando sia le economie locali che i dati nazionali complessivi. Le diverse comunità operano in mercati diversi e la loro presenza varia notevolmente da una provincia all’altra. I dati da soli non spiegano perché siano emerse quelle specializzazioni né cosa stia alla base delle tendenze regionali contrastanti.
Offrono comunque un chiaro punto di partenza per i responsabili politici e le organizzazioni imprenditoriali: un dato nazionale in crescita può coesistere con una contrazione a livello locale. Per comprendere entrambi questi fenomeni bisogna prestare attenzione ai settori, ai luoghi e alle strutture aziendali coinvolti.
Per chi vuole valutare la crescita generale, la distinzione fondamentale è quindi quella tra lo slancio nazionale e l’esperienza locale: entrambi sono essenziali per capire come sta cambiando il ruolo degli imprenditori stranieri in tutto il Paese.
Il tessuto imprenditoriale italiano guidato da stranieri sta per raggiungere le 700.000 imprese, ma la sua importanza va ben oltre questo traguardo. La sua geografia in continua evoluzione mostra dove l’attività imprenditoriale internazionale si sta radicando sempre di più e dove invece la sua presenza si sta indebolendo.