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Il turismo può mantenere vivo il nostro patrimonio culturale?

Conferenza ECR Party Europa Viva - Maggio 20, 2024

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Migliaia di patrioti si sono riuniti questo fine settimana a Madrid per partecipare all’incontro EUROPAVIVA24, la grande convention dei patrioti europei organizzata dal partito ECR e da VOX. Per tutta la giornata di sabato si sono svolti una serie di panel in cui rappresentanti politici, accademici e sociali hanno discusso le sfide e le opportunità per il continente e per i conservatori europei in vista delle prossime elezioni.

Uno di questi panel, moderato da Alessandra Priante, presidente dell’Agenzia Nazionale del Turismo, era intitolato “Il turismo che guarda ai punti di riferimento giudaico-cristiani dell’Europa” e ha visto la partecipazione dei relatori Andrzej Sadós, ambasciatore ed ex rappresentante permanente della Polonia presso l’UE; Gianluca Caramanna, membro del Parlamento italiano per Fratelli d’Italia e Patricia Rueda, membro del Parlamento spagnolo per il partito VOX.

Una delle prime cose che sono state dette e che hanno incontrato l’approvazione e il riconoscimento non solo dei relatori ma anche del pubblico, è stata in relazione ai riferimenti giudaico-cristiani in tutta Europa. Tutti loro ci ricordano costantemente i pilastri fondamentali che hanno sostenuto, e devono continuare a sostenere, l’Unione Europea, oltre a incoraggiarci e ispirarci a mantenere vivo il nostro patrimonio culturale. Infatti, ogni cittadino europeo ha la responsabilità di salvaguardare un’eredità che attraversa interi millenni e la cui sopravvivenza è, d’ora in poi, una necessità imperativa per il buon funzionamento della civiltà europea.

Il turismo cristiano, e quindi anche il turismo culturale, è una delle radici principali che ancora oggi continuano ad essere un motivo fondamentale per attrarre cittadini da dentro e fuori i confini europei, come condividono Spagna, Italia e Polonia, paesi con forti legami e attrazione per questo turismo. Tanto che Caramanna ha dichiarato che “il turismo religioso è la promozione dei nostri valori e della nostra identità”.

Ma non solo. Il turismo ha anche un grande potenziale per arginare le conseguenze negative dello spopolamento in alcune aree rurali di paesi come l’Italia, la Spagna e la Francia. In questo senso, i relatori hanno ricordato la necessità di valorizzare l’eredità giudaico-cristiana delle nostre nazioni, che trova il suo massimo esponente nel patrimonio dei nostri villaggi.

L’intervento finale di ciascun relatore è stato rivolto al prossimo Parlamento Europeo e al suo lavoro nel campo del turismo. Da alcuni di essi si possono trarre importanti conclusioni. Sadós ha affermato che, sebbene i nuovi legislatori abbiano gli strumenti e i processi per gestire il futuro, “non possono farlo dimenticando il passato, né il denominatore comune della cultura cristiana europea o le nostre radici”. Da parte sua, Rueda ha sottolineato la necessità che l’Unione Europea e, più in particolare, le “élite globaliste” smettano di imporre le modalità di gestione del patrimonio, dei costumi e della cultura di ogni Stato sovrano.

Questo è un esempio di come le politiche nazionali e internazionali possano articolare vettori e strategie per salvaguardare il patrimonio e l’eredità comune che abbiamo riconosciuto per secoli. Un patrimonio e un’eredità che si basano sui valori giudaico-cristiani e che si riflettono, tra le altre cose, nell’architettura e nella cultura delle nostre città.

Il turismo è uno dei settori principali dell’economia europea, soprattutto per i paesi del sud. Genera un’enorme ricchezza e dà lavoro a milioni di persone in tutto il continente. Ecco perché tutte le proposte relative al turismo devono avere una posizione speciale nei programmi che i partiti presenteranno alle prossime elezioni europee. Abbiamo davanti a noi un’opportunità unica per promuovere un turismo che rispetti, dialoghi e comprenda l’essenza viva delle nazioni dell’Unione Europea. Un turismo aperto e disponibile al dialogo, ma fermo di fronte alle interferenze di chi pensa che in Europa non sia rimasto nulla della tradizione giudaico-cristiana.

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