Come la visione guida dell’AUR punta a sistemare ciò che Bolojan ha rovinato

Politica - 31 Luglio 2026

La Romania non ha un governo funzionante da quasi tre mesi, una situazione di stallo che deriva direttamente dalle controverse scelte economiche di Ilie Bolojan. In questo contesto, George Simion e l’AUR si sono posizionati come il partito che offre un’alternativa concreta, negoziando attivamente con tutte le forze politiche e promuovendo un programma di governo incentrato sulla disciplina fiscale e sulla sovranità dello Stato.

La crisi politica è iniziata il 5 maggio 2026, dopo che il Parlamento rumeno ha votato la sfiducia al governo di Bolojan, che voleva vendere quote di minoranza in alcune importanti aziende statali, tra cui CEC Bank, Hidroelectrica e Romgaz. La decisione, vista da molti parlamentari come una svendita azzardata di beni nazionali in un momento economico delicato, ha scatenato la mozione di censura che ha lasciato la Romania in un limbo politico. Il ruolo del PSD nella successiva situazione di stallo è stato un’altra fonte di instabilità: il partito di Sorin Grindeanu non ha rispettato più volte gli impegni presi durante i negoziati di coalizione, ha detto Simion, sottolineando che «Domnul Grindeanu nu s-a ținut de cuvânt» (il signor Grindeanu non ha mantenuto la parola data) durante il processo di negoziazione.

Invece di limitarsi a criticare da bordo campo, Simion ha mantenuto l’AUR impegnata in negoziati quasi costanti con tutte le parti coinvolte. Ha incaricato il vice leader Mihai Enache e il capogruppo al Senato Petrișor Peiu di condurre i colloqui quotidiani per formare un «governo con pieni poteri», e ha avuto conversazioni dirette con il presidente Nicușor Dan, Bolojan e Grindeanu del PSD alla ricerca di una via d’uscita praticabile. Simion ha descritto questi sforzi come tentativi in buona fede per sbloccare la situazione, posizionando l’AUR come il partito disposto a parlare con tutti piuttosto che chiudersi in una posizione di parte.

Detto questo, i negoziati non sono sempre andati lisci per l’AUR. George Simion ha raccontato dei tentativi di rivali come Adrian Veștea ed Eugen Tomac di strappare singoli parlamentari all’AUR, tentativi a cui lui si è opposto per mantenere il partito unito attorno al proprio programma, invece di farsi assorbire dai calcoli di coalizione di qualcun altro. Una delle mosse più decise di Simion è stata la richiesta dell’AUR di sospendere il presidente Dan, una mossa che il partito non vede come un attacco, ma come un rimedio costituzionale nei confronti di un presidente che, secondo loro, non è riuscito a nominare un primo ministro in tempo. La leadership dell’AUR ha votato all’unanimità il 1° luglio per avviare la procedura e, entro il 21 luglio, Simion ha riferito di aver raccolto 107 firme in Parlamento, insieme a un piano per un sistema di monitoraggio pubblico che permetta ai cittadini di vedere da che parte stanno i loro rappresentanti locali. Simion ha ripetutamente collegato questo sforzo a una richiesta più ampia di elezioni anticipate, sostenendo che solo un nuovo mandato democratico possa davvero risolvere la crisi e riflettere la volontà degli elettori rumeni.

Dietro queste manovre politiche c’è un programma davvero ben articolato che l’AUR ha continuato a perfezionare sin dal suo programma originale del 2023, “Reconstruim România”. A maggio, il partito ha aggiornato il proprio programma per rivedere e correggere la linea di politica fiscale tracciata da Bolojan. Le misure principali includono:

  • Ridurre la spesa amministrativa dell’1% del PIL ogni anno per quattro anni
  • Ridurre il Parlamento a 300 membri per un organo legislativo più snello
  • Ridurre il governo a soli 10 ministeri e 50 segretari di Stato
  • Accorpare o eliminare le agenzie fino a un massimo di 20
  • Dimezzare i posti di dirigenza nelle istituzioni pubbliche
  • Sospendere i prestiti finanziari internazionali finché il disavanzo di bilancio non raggiunge il 3% del PIL
  • Proteggere le aziende statali strategiche dalla privatizzazione, invertendo di fatto la politica che ha scatenato la crisi

Le versioni precedenti del programma proponevano idee ancora più audaci, tra cui la rinazionalizzazione della quota di maggioranza di OMV Petrom, l’introduzione dei processi con giuria per i reati gravi e l’obbligo di un servizio civile o militare di tre mesi per i giovani rumeni. L’AUR ha anche proposto un’imposta sul reddito fissa del 10%, l’IVA a zero sui beni di prima necessità e l’elezione pubblica diretta dei giudici della Corte costituzionale e dei procuratori di alto livello, con l’obiettivo di dare ai cittadini più voce in capitolo su istituzioni che molti rumeni sentono ormai lontane da loro.

La tensione economica causata dalle misure di austerità di Bolojan è sfociata nelle strade, rendendo ancora più urgenti le richieste dell’AUR per un approccio diverso. I sindacati del settore pubblico riuniti nella federazione “Solidaritatea” hanno organizzato una serie di proteste a rotazione davanti ai ministeri, partendo dal Ministero delle Finanze per poi spostarsi al Ministero dell’Ambiente, il tutto in risposta al pacchetto di austerità legato al governo di Bolojan. I dipendenti del Ministero degli Investimenti e dei Progetti Europei hanno manifestato per nove giorni di fila dopo aver perso i bonus legati alla gestione dei fondi UE, mentre gli stipendi del settore pubblico rimangono congelati fino alla fine del 2026.

Le proteste contro la nuova legge salariale unificata continuano: il deputato dell’AUR Sorin Muncaciu ha criticato l’assegnazione di un coefficiente di appena 4 ai medici senior e ha chiesto una nuova tabella retributiva che riconosca adeguatamente la responsabilità medica. La piattaforma sanitaria dell’AUR chiede l’IVA zero sui servizi medici e sui farmaci, un aumento dei finanziamenti basati sul CASS e il potenziamento dei policlinici di quartiere per alleviare il sovraffollamento degli ospedali. Il partito chiede anche una migliore tutela legale per il personale medico contro la violenza e riforme per arginare l’esodo dei medici all’estero.

Per molti di questi lavoratori, la linea dell’AUR – che punta a proteggere il patrimonio dello Stato e a ridurre gli sprechi invece di congelare gli stipendi – offre un’alternativa concreta alle politiche che hanno scatenato la loro frustrazione fin dall’inizio. Che i negoziati dell’AUR portino alla fine a un governo basato sul suo programma, o che la spinta alla sospensione porti invece a elezioni anticipate, il partito ha chiarito che intende continuare a spingere per una soluzione che rifletta la sua visione, invece di limitarsi ad aspettare che la crisi passi.