Sabato a Drobeta: l’incontro che è diventato il Manifesto dell’AUR

Non categorizzato - 30 Agosto 2026

Drobeta-Turnu Severin non è proprio il primo posto in cui ti aspetteresti che scoppiasse un terremoto politico, ma sabato è diventata il palcoscenico su cui l’AUR ha svelato tutta la sua strategia per la sessione parlamentare che si aprirà questo martedì. Il Consiglio Nazionale di Direzione (CNC) del partito si è riunito per quella che era stata annunciata come una normale riunione strategica e ne è uscito con un programma fiscale, una risoluzione infuocata contro il governo e un chiaro segnale che non ha intenzione di fare marcia indietro nella sua spinta per sospendere il presidente Nicușor Dan.

Il partito vuole che il tetto massimo per i pagamenti in contanti delle aziende venga portato a 50.000 lei e sta spingendo per ridurre gradualmente gli aumenti fiscali di quest’anno: riportando l’IVA standard al 19%, l’aliquota ridotta al 9% e l’imposta sui dividendi all’8%. L’AUR vuole anche che la soglia per le microimprese venga riportata a 500.000 euro, una vera e propria inversione di rotta rispetto alla stretta che ha spinto molte piccole imprese rumene fuori da quella fascia fiscale vantaggiosa.

Per quanto riguarda la riforma dello Stato, l’AUR ha ribadito il proprio sostegno a un Parlamento bicamerale da 300 seggi, richiamandosi al referendum del 2009 in cui i rumeni hanno votato proprio a favore di questo, oltre a mantenere le elezioni comunali a due turni e, soprattutto, a limitare a due mandati la durata della carica dei vertici delle istituzioni pubbliche. Quest’ultimo punto è una risposta diretta a quel tipo di burocrati di lunga data che hanno ricoperto i loro incarichi per decenni senza un ricambio significativo.

In materia di istruzione, il partito vuole abolire l’esame di ammissione parallelo alle scuole superiori e ripristinare un unico sistema nazionale unificato di ammissione, oltre a ridurre il carico di lavoro dei docenti e a invertire l’aumento del numero di alunni per classe introdotto dalla cosiddetta “Legge Bolojan” dello scorso anno, a partire dall’agosto 2025. Sul fronte energetico, l’AUR sta spingendo per legalizzare il proseguimento dell’attività di tutte le centrali a carbone della CE Oltenia, modificando l’ordinanza d’urgenza che ne imporrebbe la chiusura entro il 31 agosto 2026. C’è anche un disegno di legge, fermo da tempo, sulla trasparenza dei finanziamenti alle ONG, attualmente bloccato alla Camera dei Deputati dopo l’approvazione del Senato, e una proposta per un’«IVA dinamica» sul carburante (5% per i primi tre mesi di uno shock dei prezzi, che sale al 9% e si disattiva automaticamente una volta che i prezzi del petrolio tornano alla normalità).

La proposta dell’AUR di limitare a due mandati la permanenza in cariche dirigenziali vale per tutte le istituzioni pubbliche, non solo per una singola agenzia o un singolo funzionario. Il partito la presenta come un modo per evitare che le “reti di influenza” si cristallizzino all’interno della pubblica amministrazione e per garantire un ricambio regolare ai vertici degli enti statali.

L’altro risultato importante del consiglio è stato simbolico ma inequivocabilmente combattivo: una risoluzione intitolata “La Romania viene governata verso l’abisso”, approvata all’unanimità. Il testo accusa la coalizione PSD-PNL-USR-UDMR di aver accumulato due aumenti dell’IVA di due punti percentuali (rispettivamente al 21% e all’11%), di aver svuotato il regime delle microimprese abbassandone la soglia a 100.000 euro, di aver aumentato l’imposta sui dividendi al 16%, di aver affossato l’energia da carbone bloccando al contempo la costruzione di nuovi impianti a gas e di aver sabotato i progetti di centrali idroelettriche di pompaggio.

La risoluzione punta il dito anche sul prestito SAFE, una linea di credito di circa 17 miliardi di euro da rimborsare in 35 anni a un tasso d’interesse non reso noto, che secondo l’AUR è stata usata principalmente per acquistare veicoli militari pesanti da un unico fornitore tedesco, la Rheinmetall. La conclusione dell’AUR è netta: negli ultimi dieci trimestri, l’economia rumena è cresciuta solo in tre, mentre negli altri ha subito una stagnazione o una contrazione. «Oggi, l’unica opposizione coerente e solida in Parlamento è rappresentata dall’AUR e dai suoi 91 deputati», afferma il comunicato del partito, sostenendo che la coalizione autoproclamata “filo-europea” sta di fatto allontanando economicamente la Romania dall’Europa.

Il capogruppo al Senato Petrișor Peiu, intervenendo su Antena 3 CNN, ha negato categoricamente qualsiasi trattativa, formale o informale, volta a formare una maggioranza di governo con il PSD o il PNL, sottolineando che il leader del PSD, Sorin Grindeanu, ha comunque escluso pubblicamente di governare con l’AUR. «Se lui non vuole formare un governo con l’AUR, è difficile negoziare. Di cosa dovremmo negoziare esattamente?», ha detto Peiu. Ha anche confermato che l’AUR sta preparando delle dichiarazioni pubbliche sulla sua strategia in vista delle prossime consultazioni con il presidente Nicușor Dan, che ha annunciato che riprenderà i colloqui con i partiti all’inizio di settembre per formare un nuovo governo. Peiu si è mostrato scettico sul senso di partecipare solo per farsi vedere, dicendo che l’AUR «probabilmente non parteciperà» se il processo si ridurrà a un semplice scambio di accordi informali mascherato da consultazioni formali. In particolare, ha anche confermato che la campagna dell’AUR per sospendere Nicușor Dan sta ancora andando avanti, dato che «il presidente non ha cambiato atteggiamento».

Nicușor Dan si rifiuta da 62 giorni di proporre un primo ministro, il Paese è senza un governo con pieni poteri da 110-114 giorni e la “testardaggine” del presidente sta costando alla Romania un sacco di soldi. «La sospensione è una soluzione costituzionale, perché la sua testardaggine sta già generando costi troppo elevati per la Romania», ha dichiarato l’AUR in un comunicato stampa di fine agosto. Il partito sta raccogliendo attivamente firme tra i parlamentari di altri partiti che sono «insoddisfatti del modo in cui Nicușor Dan ha esercitato i suoi poteri presidenziali», e Peiu dice che alcuni nuovi colleghi hanno già firmato. Il PSD potrebbe teoricamente formare un governo senza l’AUR appoggiandosi all’UDMR, ai deputati delle minoranze, alle frange del PNL e agli ex parlamentari di SOS/POT, ma Peiu ha definito questa strategia «estremamente pericolosa» e ha avvertito che porterebbe a una «maggioranza fragile» costruita comprando i voti dei deputati indipendenti.

Tutto sommato, la giornata non è stata incentrata su una singola legge o una singola risoluzione. È stata piuttosto l’occasione per l’AUR di posizionarsi come l’unico blocco di opposizione coeso in vista di un autunno teso.