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Droga, precursori chimici e pressione ibrida: nuovo fronte nella sicurezza europea

Politica - Febbraio 2, 2026

Il 30 gennaio, un punto cieco europeo di lunga data è stato improvvisamente illuminato. In un rapporto basato sulle valutazioni della sicurezza e dell’intelligence occidentali, The Telegraph ha richiamato l’attenzione su un fenomeno che non può più essere confinato ai settori della giustizia penale o della sanità pubblica. Il traffico su larga scala di droghe sintetiche in Europa, sostenuto dai precursori chimici prodotti in Cina, è stato definito come una potenziale forma di pressione ibrida, che opera al di sotto della soglia dello scontro aperto.

Non si trattava né di un atto d’accusa né di una dichiarazione politica. Era piuttosto un cambiamento nell’approccio analitico: il riconoscimento che un fenomeno tradizionalmente classificato come criminale può, in realtà, generare conseguenze strategiche. Da questo punto di vista, la sicurezza europea appare molto più ampia rispetto alla tradizionale attenzione rivolta alle capacità militari, alle infrastrutture energetiche o alle risorse sottomarine critiche.

Quando la criminalità ridefinisce il dibattito sulla sicurezza

L’importanza dell’indagine condotta dal Telegraph risiede meno nei dati che presenta che nella lente interpretativa che adotta. L’articolo non rivela tendenze sconosciute nel consumo di droga. Piuttosto, collega la disponibilità di sostanze sintetiche a basso costo, prodotte attraverso catene di approvvigionamento globali in gran parte legali, a una serie di effetti cumulativi: il consolidamento della criminalità organizzata, la crescente pressione sui sistemi sanitari, il graduale indebolimento della coesione sociale e la crescente durata delle reti criminali in grado di corrompere e radicarsi nelle economie legali.

La questione, quindi, non è se vi sia un intento ostile dimostrabile da parte di Pechino. Il problema centrale è più pragmatico: l’impatto prodotto. Negli affari strategici, i risultati spesso superano le motivazioni.

La dimensione della zona grigia

La chiarezza analitica è ulteriormente garantita dal lavoro del think tank 3GIMBALS. Piuttosto che proporre un’inchiesta giornalistica, lo studio colloca l’economia della droga nel quadro concettuale delle attività della zona grigia, uno spazio tra pace e conflitto in cui la pressione si accumula in modo incrementale e l’attribuzione rimane sfuggente.

I precursori chimici sono un esempio di questa ambiguità. Essenziali per i processi farmaceutici e industriali legittimi, sono anche facilmente dirottabili. Le organizzazioni criminali europee hanno dimostrato di saper sfruttare abilmente questa ambiguità, modificando continuamente i composti, trasferendo i siti di produzione, adeguando le rotte di traffico e sfruttando i porti, i corridoi ferroviari, la logistica avanzata e l’apertura del mercato unico.

Ciò che emerge è una forma di criminalità che non è più episodica o localizzata. È transfrontaliera, su scala industriale e strutturalmente resiliente. Affrontarla esclusivamente con gli strumenti tradizionali di contrasto rischia di sottovalutarne l’importanza strategica.

La risposta istituzionale europea

Sarebbe fuorviante suggerire che le istituzioni europee non siano consapevoli di queste dinamiche. I documenti ufficiali dell’UE rivelano un impegno costante, sebbene attraverso una lente concettuale diversa.

Il 23 aprile 2024 Bruxelles ha ospitato il terzo dialogo UE-Cina sulla politica in materia di droga, coordinato dalla Direzione generale Migrazione e affari interni della Commissione europea. Le droghe sintetiche, le nuove sostanze psicoattive e i precursori chimici hanno occupato un posto di rilievo nell’ordine del giorno. Avviato nel 2021, questo dialogo conferma che la questione è riconosciuta sia a livello tecnico che diplomatico.

La Strategia antidroga dell’UE 2021-2025 sottolinea ulteriormente questa consapevolezza. Il suo linguaggio è esplicitamente orientato alla sicurezza, ponendo l’accento sull’interruzione dell’offerta, la lotta alla criminalità organizzata, la gestione delle frontiere e l’uso improprio dei canali commerciali legittimi. Agenzie come Europol e l’EMCDDA sono posizionate come nodi centrali in un quadro che integra la sicurezza interna, la cooperazione giudiziaria e l’impegno esterno.

Governance contro logica della sicurezza

Tuttavia, permane una divergenza fondamentale.

Mentre alcuni settori dell’analisi strategica occidentale interpretano sempre più spesso il traffico di droghe sintetiche come uno strumento di pressione ibrida, l’Unione Europea continua ad affrontarlo principalmente come una sfida di governance, da gestire attraverso la regolamentazione, la cooperazione e meccanismi multilaterali.

Questo approccio è coerente e giuridicamente fondato. Tuttavia, comporta un rischio strutturale: la frammentazione. La politica sanitaria, la sorveglianza doganale, l’attività di polizia e il dialogo diplomatico sono affrontati in parallelo anziché come componenti di un’unica valutazione strategica delle minacce.

In un contesto internazionale caratterizzato da una concorrenza sistemica, questa asimmetria è importante. Mentre alcuni attori operano attraverso vettori di influenza indiretti e negabili, l’Europa si affida a risposte spesso incrementali, compartimentate e reattive.

Una vulnerabilità strutturale

L’economia delle droghe sintetiche mette in luce le fragilità più profonde dell’Europa: la dipendenza da reti di produzione globali che sfuggono a un facile controllo, la sovrapposizione e la frammentazione delle competenze tra gli Stati membri, la tensione persistente tra le libertà del mercato unico e le esigenze di sicurezza, nonché l’uso involontario dello spazio Schengen come moltiplicatore di efficienza per la criminalità transnazionale.

In questo contesto, la criminalità organizzata cessa di essere semplicemente un‘impresa illecita. Diventa un amplificatore strategico, in grado di intensificare l’instabilità, la violenza e la sfiducia istituzionale.

L’implicazione è scomoda ma inevitabile. Nell’Europa contemporanea, le minacce alla sicurezza non sempre si presentano come atti di aggressione manifesti. Possono manifestarsi come un’erosione graduale, una pressione diffusa e la silenziosa normalizzazione del disordine.

Riconoscere questa realtà non significa abbandonare la cooperazione o abbracciare l’allarmismo. Richiede invece un realismo analitico, ovvero la capacità di applicare categorie che riflettano la natura della sfida.

La sicurezza europea oggi non è definita dall’ideologia.
È definita dalla chiarezza di giudizio.