Interconnessione e autonomia energetica: limiti e prospettive della strategia europea

Energia - 30 Marzo 2026

Negli ultimi anni, la sicurezza energetica dell’Unione Europea si è progressivamente intrecciata con dinamiche geopolitiche esterne, rendendo il sistema particolarmente vulnerabile a shock internazionali. Le recenti tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno inciso in modo significativo sulle rotte mediorientali di petrolio e gas, con ripercussioni dirette sui mercati energetici globali. In particolare, gli attacchi nel Golfo hanno rallentato il traffico nello stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota compresa tra il 10 e il 15 per cento del gas naturale liquefatto destinato all’Europa. Tale situazione ha determinato una riduzione dell’offerta e un conseguente aumento dei prezzi di elettricità e carburanti, evidenziando la persistente esposizione europea a fattori esterni. Questa vulnerabilità è stata ulteriormente accentuata da sviluppi politici regionali, tra cui la posizione dell’Iran che ha manifestato l’intenzione di continuare a esercitare pressioni sullo stretto, trasformando le rotte del GNL in un punto critico per la sicurezza energetica europea.

EVOLUZIONE DELLA DIPENDENZA ENERGETICA EUROPEA

Nonostante gli sforzi compiuti a partire dal 2022, anno in cui la dipendenza energetica è emersa come una questione prioritaria, l’Unione Europea continua a basarsi in larga misura su combustibili fossili importati. Nel 2025, circa il 57% del fabbisogno energetico complessivo dell’Unione è stato soddisfatto tramite importazioni. La produzione interna di gas rimane limitata, coprendo appena il 10% della domanda. Nonostante questo, le politiche adottate negli ultimi anni hanno favorito una significativa diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Se nel 2021 il gas russo rappresentava il 45% delle importazioni europee, tale quota è scesa al 13% nel 2025. Parallelamente, l’Unione ha incrementato il ricorso al gas naturale liquefatto, la cui incidenza è passata dal 20 al 45% nello stesso periodo. Nel terzo trimestre del 2025, il 60% del GNL importato proveniva dagli Stati Uniti, mentre Australia e Stati Uniti hanno coperto il 70% delle importazioni di carbone. Norvegia, Stati Uniti e Kazakistan hanno contribuito al 42% del fabbisogno di greggio. Tuttavia, questo processo ha comportato uno spostamento della vulnerabilità piuttosto che una sua eliminazione. La riduzione della dipendenza dai gasdotti russi è stata compensata da una maggiore esposizione alle rotte marittime, in particolare a quelle che attraversano aree geopoliticamente instabili.

PROGRESSI NELLA TRANSIZIONE ENERGETICA

Parallelamente alla diversificazione delle fonti fossili, l’Unione Europea ha registrato progressi significativi nello sviluppo delle energie rinnovabili. Nel 2025 queste hanno raggiunto il 25,2% dei consumi energetici complessivi e il 23% dei consumi finali, superando per la prima volta i combustibili fossili nella produzione di elettricità. Il piano REPowerEU ha contribuito a rafforzare la sicurezza energetica, imponendo agli Stati membri di mantenere livelli di stoccaggio del gas pari almeno al 90% annuo. Tale misura ha migliorato la capacità di risposta a eventuali interruzioni delle forniture. Tuttavia, settori come il riscaldamento, i trasporti e l’industria continuano a dipendere in misura significativa dai combustibili fossili, mantenendo elevata la bolletta energetica complessiva.

IL PACCHETTO EUROPEO SULLE RETI: OBIETTIVI E CRITICITÀ

In risposta a tali sfide, la Commissione europea ha presentato nel dicembre 2025 il pacchetto sulle reti elettriche interconnesse, noto come EU Grids Package, accompagnato dal Citizens Energy Package. Con un investimento stimato di 1.200 miliardi di euro, questa iniziativa rappresenta il tentativo più ambizioso di riformare l’infrastruttura energetica dell’Unione. Il progetto mira a creare un mercato energetico integrato attraverso lo sviluppo di infrastrutture transfrontaliere, migliorando il coordinamento tra gli Stati membri e accelerando i processi autorizzativi e di investimento. Il pacchetto interviene su quattro normative chiave, tra cui la direttiva sulle energie rinnovabili e la riforma del mercato elettrico, con l’obiettivo di rendere il sistema più efficiente, resiliente e meno dipendente dalle importazioni.

DIVISIONI POLITICHE E PROSPETTIVE FUTURE

Nonostante l’ambizione del progetto, permangono divergenze significative tra gli Stati membri. Paesi come Germania e Danimarca si mostrano favorevoli a un maggiore coordinamento a livello europeo, pur esprimendo riserve su una pianificazione centralizzata che possa limitare le prerogative nazionali. Altri Stati, tra cui Polonia e Romania, richiedono maggiore flessibilità nei tempi di attuazione, evidenziando difficoltà amministrative interne. Inoltre, la questione della ripartizione dei costi rappresenta ancora un nodo irrisolto. In questo contesto, il pacchetto sulle reti viene presentato dalle istituzioni europee come la base infrastrutturale per un sistema energetico indipendente e sostenibile. Tuttavia, la sua efficacia dipenderà in larga misura dalla capacità di tradurre gli obiettivi normativi in interventi concreti, superando le resistenze politiche e le complessità operative che caratterizzano il processo di integrazione europea.