La tutela dell’ambiente e del paesaggio sono state storicamente valori profondamente conservatori. Il concetto stesso di “conservazione” implica una responsabilità come custodi della nostra terra, della nostra natura e delle generazioni future. Tuttavia, negli ultimi anni, la politica ambientale europea si è trasformata in un’ideologia dogmatica – il cosiddetto Green Deal – che rischia di deindustrializzare l’Europa e di impoverire i suoi cittadini.
È ora di dare il via a un nuovo approccio alla politica ambientale, sostituendo il catastrofismo e il dirigismo statale con il pragmatismo, la neutralità tecnologica e la tutela del tessuto economico.
Il difetto fondamentale delle attuali politiche europee sta nell’imposizione di scadenze irrealistiche e di divieti imposti dall’alto, come l’eliminazione graduale dei motori a combustione interna entro il 2035 o le direttive draconiane sul miglioramento dell’efficienza energetica delle abitazioni a spese delle famiglie. Questo approccio non salva il pianeta – visto che l’Europa rappresenta meno del 9% delle emissioni globali – ma finisce invece per consegnare interi mercati strategici alla Cina e minare la competitività delle nostre piccole e medie imprese.
Un ambientalismo pragmatico e conservatore si basa su tre pilastri:
- Neutralità tecnologica: la transizione non può basarsi esclusivamente sull’energia solare ed eolica. È fondamentale investire nell’energia nucleare di nuova generazione, nei combustibili sintetici, nei biocarburanti e nel biometano. L’Europa non dovrebbe decidere in anticipo quale tecnologia prevarrà, ma piuttosto creare le condizioni affinché la ricerca e l’industria possano sviluppare le soluzioni migliori.
- Tutela della sovranità industriale e agricola: gli agricoltori e gli allevatori europei non sono “inquinatori da punire”, ma i primi e più importanti custodi della terra e del paesaggio. La politica verde deve smetterla di minare l’agricoltura europea con la burocrazia per favorire prodotti stranieri a basso costo che non sono soggetti a standard ambientali comparabili.
- La crescita economica come presupposto fondamentale: solo una società prospera e tecnologicamente avanzata ha le risorse per proteggere l’ambiente. La deindustrializzazione porta solo alla povertà e al declino sociale – due condizioni che, storicamente, contribuiscono al deterioramento del territorio piuttosto che alla sua conservazione.
L’Europa deve ritrovare un equilibrio tra la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della propria civiltà industriale e agricola. La vera sostenibilità non significa distruggere l’economia, ma rafforzarla attraverso l’innovazione e il rispetto dell’identità dei nostri territori.
Giuseppe Arnone.