Alla fine del 2025, dalla Francia è arrivata una notizia importante per quanto riguarda il raggiungimento di obiettivi “verdi”. Si tratta della proroga di quattro anni del divieto nazionale di utilizzare i famosi bicchieri di plastica monouso, divieto che sarebbe dovuto entrare in vigore dal primo giorno del 2026.
Appena due giorni prima dell’entrata in vigore di questa misura, il governo francese ha pubblicato un decreto che annuncia una nuova scadenza, il 1° gennaio 2030, con quattro anni di ritardo rispetto a quanto stabilito in precedenza. Il motivo di questo ritardo, secondo una dichiarazione ufficiale del Ministero per la Transizione Ecologica e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è che una recente analisi ha mostrato che i responsabili delle decisioni erano un po’ preoccupati della “fattibilità tecnica” dell’effettiva eliminazione dei bicchieri di plastica.
Anche se è stata concessa questa proroga non breve, le autorità francesi hanno annunciato una nuova rivalutazione nel 2028 per determinare se e in che misura sono stati fatti progressi nella riduzione della quantità di bicchieri di plastica sul mercato francese.
Forse per mantenere vive le speranze degli ambientalisti radicali, il governo francese ha annunciato che, a seconda dei risultati del 2028, la scadenza per l’entrata in vigore del divieto potrebbe essere modificata, con l’accettazione di bicchieri contenenti “solo tracce di plastica” al massimo dopo il 2030 (chi e come misurerà queste “tracce” è da stabilire).
A partire dal 2024, secondo la normativa francese, il contenuto massimo di plastica consentito in questi prodotti è dell’8%, quasi la metà del contenuto massimo di plastica regolamentato fino ad allora.
La spiegazione del governo sulla “fattibilità tecnica” non sembra aver soddisfatto gli attivisti ambientalisti, un argomento “fragile”, secondo il portavoce di un’organizzazione chiamata Zero Waste France, che vede questo rinvio come “l’ennesimo passo indietro nella lotta all’inquinamento, sotto la pressione delle lobby”.
I piagnistei dei radicali verdi sono un chiaro segno della loro crescente insoddisfazione per il ritardo nell’attuazione di alcune misure che, di fatto, hanno ignorato o addirittura negato le realtà economiche e sociali.
Quando parliamo di Green Deal e politiche obbligatorie per “salvare” l’ambiente, in realtà stiamo parlando di una sovraregolamentazione unilaterale profondamente ideologica, i cui benefici reali sono a dir poco discutibili. Queste politiche non solo non offrono una soluzione chiara ed efficace e non propongono un approccio pragmatico e realmente responsabile a un problema molto serio, che comprenda oggettivamente tutte le parti coinvolte, ma generano anche costi estremamente elevati e insostenibili a lungo termine, danneggiando sia le aziende che i consumatori domestici. Quale alternativa reale comporta l’eliminazione dei bicchieri realizzati in parte in plastica? Bicchieri realizzati con un materiale presumibilmente biodegradabile, il cui costo è quasi proibitivo per la gente comune? Una domanda alla quale conosciamo già la risposta.
I fanatici dell’ambiente danno la colpa al mancato rispetto delle scadenze, all’insufficienza dei regolamenti o alla lentezza dell’applicazione, persino al mancato rispetto delle conseguenze legali. In realtà, i regolamenti sono eccessivi, le sanzioni sono sproporzionate e le scadenze non vengono rispettate perché gli autori di queste politiche “rigorose” non sembrano tenere conto di ciò che accade nella vita reale. Non c’è da stupirsi se l’opinione crescente è che questo Green Deal non sia altro che un’utopia, un’utopia distruttiva.
La decisione di rimandare il divieto dei bicchieri di plastica è più rilevante di quanto possa sembrare. Si tratta dell’ennesimo esempio – che sta diventando un classico – di una regolamentazione irrazionale che ignora l’impatto economico o sociale e gli interessi della società e delle comunità. Quando un governo come quello francese riconosce l’impossibilità pratica di attuare una misura del genere, dimostra quanto siano fantasiosi gli strumenti della “lotta” all’inquinamento. Nessun accordo o visione che non offra vere alternative pragmatiche, per quanto “verdi” o nobili possano sembrare, può sostituire politiche responsabili e realistiche.