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La coscrizione militare in Italia e in Europa: strategie

Cultura - Maggio 20, 2024

Durante l’ultimo anno, in diversi paesi dell’UE, uno dei temi ricorrenti è stato quello della leva militare. Se in Stati come Grecia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Svezia, Austria, Cipro e Lituania si tratta già di un percorso obbligatorio, in altri l’idea diventa sempre più allettante. Le motivazioni non sono da ricercarsi solo nell’inasprirsi delle tensioni internazionali, ma anche nella possibilità di offrire “un’educazione civica” adeguata. Questo è quanto espresso, ad esempio, dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

 

La leva militare: cosa ne pensa il governo italiano

L’argomento è stato affrontato dal vicepremier durante l’ultima adunata degli alpini. Salvini ha riferito che il partito della Lega sta definendo i dettagli di una proposta di legge che intende reintrodurre il servizio di leva militare obbligatoria della durata di sei mesi. Il ministro ha aggiunto che l’idea andrebbe intesa come “un grande progetto di educazione civica“, che non avrebbe nulla a che fare con la naja ufficialmente sospesa nel 2005 con la legge Martino, insomma “com’era ai miei tempi, quando qualcuno da Udine veniva mandato a Bari e qualcuno da Bari a Cuneo”.. “Quello della Lega“, ha continuato Salvini, “è un progetto su base regionale, con persone che possono dedicarsi ai soccorsi, alla protezione civile, al pronto soccorso, alla tutela dei boschi“. L’obiettivo di tale proposta, inoltre, non avrebbe nulla a che fare con il conflitto tra Russia e Ucraina; infatti, Salvini ha promesso: “Mi opporrò con tutte le mie forze all’invio di truppe in Ucraina e altrove, nessun italiano andrà mai in guerra finché ci sarò io.” Poi ha aggiunto: “Macron e Monti sono folli e pericolosi. La guerra è una roba seria. La sola ipotesi la giudico folle e pericolosa.”

Anche nel maggio dello scorso anno il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, aveva condiviso la volontà di presentare una proposta per riattivare una naja di 40 giorni obbligatoria. “L’addestramento in tre settimane non ci può essere,” aveva spiegato all’epoca, “ma se lo portiamo a 40 giorni, che è il tempo con cui una volta il CAR preparava la base di addestramento dei militari, allora i 40 giorni potrebbero diventare una legge che consente a chi lo vuole di partecipare alla vita delle forze armate. Chiunque vuole può, limitatamente ai numeri che verranno fissati, partecipare alla vita militare, tra gli Alpini o negli altri corpi, per 40 giorni e ottenere così un addestramento”. La Russa aveva altresì aggiunto che l’iniziativa avrebbe potuto includere premi che si sarebbero tradotti in punti per il diploma di scuola superiore, incentivi per le lauree e vantaggi in termini di formazione.

Allo stato attuale, sia le parole di Salvini che quelle spese lo scorso anno dal Presidente del Senato sono riferimenti teorici. Anche perché il Ministro della Giustizia, Guido Crosetto, ha riferito di non condividere la posizione espressa da Salvini in merito alla leva obbligatoria. Infatti, ha chiarito ai media: “Le forze armate non possono essere pensate come un luogo per educare i giovani, cosa che deve essere fatta dalla famiglia e dalla scuola. Le forze armate servono a creare professionisti che difendano le istituzioni e la pace. Il servizio civile universale non ha nulla a che fare con le forze armate.”

 

Nel resto d’Europa: Germania

E mentre l’Italia sta discutendo sulla reintroduzione del servizio di leva, anche altri Stati membri stanno discutendo la questione, ritenendo importante rafforzare l’apparato militare. In alcuni casi, è il conflitto tra Russia e Ucraina a definirne la necessità: visti i fragili equilibri, diversi Stati temono aggressioni o attraversamenti di confine da parte della Russia. Pertanto, ritengono di doversi preparare adeguatamente.

Uno dei paesi che lavora instancabilmente su questo fronte è la Germania. Il conflitto è lontano dai suoi confini, ma è consapevole di una possibile escalation. Le alternative al vaglio sono tre: reintrodurre un anno di servizio militare universale (obbligatorio) per i neomaggiorenni; far intraprendere il percorso solo agli uomini e non a tutti, ma solo a quelli idonei (si pensa a un test per stabilirlo); infine, l’opzione di lasciare le cose come stanno, ma lavorare in maniera più centrata sull’arruolamento e sull’accesso al servizio militare volontario.

Stando a quanto riferito dal Telegraph, nelle prossime settimane Boris Pistorius, Ministro della Difesa tedesco, darà conto di ciò che la Germania deciderà di fare in merito alla questione, anche se il Ministro ha già espresso una posizione escludendo il servizio militare volontario e sottolineando la necessità di un processo obbligatorio.

 

Estonia: dal riarmo al potenziamento della leva militare. La strategia

Anche il caso dell’Estonia è peculiare. Lo Stato, in merito alla questione della coscrizione militare, si attiene alle disposizioni della Costituzione, in cui la coscrizione obbligatoria è destinata agli uomini, ma dal 2013 anche le donne possono accedervi su base volontaria. Negli ultimi due anni, il concetto di formazione militare è stato rafforzato; secondo l’Estonia, tutti gli Stati membri dovrebbero reintrodurre la coscrizione militare e impegnare le proprie risorse nella realizzazione di percorsi di formazione militare adeguati. In sostanza, la guerra alle porte dell’Europa ha solo spinto gli Stati vicini a vedersi più coinvolti di quanto non lo siano al momento.

In verità, il problema è più ampio. Ripristinare la coscrizione militare significa inviare un segnale forte e chiaro alla Russia: la possibilità di incontrare una difesa forte che non permetterebbe l’avanzamento. Una teoria condivisa anche dalla Germania, in realtà.

Quando si fa riferimento al rafforzamento del servizio militare, però, almeno per quel che riguarda l’Estonia, non si parla solo delle risorse umane da mettere a servizio della causa bellica (che sia per una strategia di attacco, o di difesa), ma anche degli armamenti in quanto tali. Dunque, l’applicazione di nuove tecnologie e di strumentazioni potenti che interessano anche la marina; come, ad esempio, i nuovi missili Blue Spear 5G SSM già adottati. Senza contare l’acquisto di nuovi mezzi di trasporto, corazzati e blindati

Infine, va calcolato il coinvolgimento dell’Estonia in termini di aiuti rivolti all’Ucraina. Lo scorso marzo, il governo estone ha annunciato aiuti per oltre 20 milioni di euro, un pacchetto che comprende munizioni, proiettili e così via.

 

Danimarca: coscrizione militare obbligatoria anche per le donne, tutti i numeri

Anche la Danimarca sta lavorando per rafforzare la propria difesa, tanto da rendere obbligatorio il servizio di leva anche per le donne a partire dal 2026. Il Ministro della Difesa in jmerito ha spiegato: “Una costruzione più robusta, che includa la piena parità di genere, deve contribuire a risolvere le sfide della difesa, la mobilitazione nazionale e l’equipaggiamento delle nostre forze armate.

Nel 2018 la Svezia ha reintrodotto la coscrizione obbligatoria, coinvolgendo per la prima volta anche le donne; pertanto la Danimarca, con questa decisione, guarda alla vicina Svezia come a un modello da seguire e riprodurre per la propria difesa.

Inoltre, il Primo Ministro danese, Mette Frederiksen, ha sottolineato che “Non stiamo riarmando perché vogliamo la guerra. Ci stiamo riarmando perché vogliamo evitarla”. Quindi, il riarmo indicherebbe solo, come analizzato in precedenza, la volontà di essere preparati e di inviare segnali chiari.

Per quanto riguarda i numeri, è fondamentale sapere che per l’anno 2023 in Danimarca 4700 soldati hanno preso parte alla coscrizione militare e, sul numero totale, va calcolato un 25% di donne. Per l’anno in corso si prevede un numero ancora più alto (si parla di circa 5.000 soldati), così come sarà significativamente più alto il numero relativo alle spese militari, che supereranno di gran lunga i 6 miliardi.