L’aggiunta proposta di 1.646 persone e organizzazioni intensificherebbe la pressione su Mosca dopo un compromesso controverso sulle restrizioni già in vigore.
L’Europa sta preparando un’importante estensione delle sanzioni contro la Russia, con l’obiettivo di dimostrare che il suo sostegno all’Ucraina può resistere sia alle trattative interne che all’incertezza sulla posizione di Washington. Le misure proposte aggiungerebbero 1.646 persone e organizzazioni alle liste delle sanzioni dell’UE, con la rete militare-industriale russa che rappresenta la maggior parte dei nuovi obiettivi.
I ministri degli Esteri dell’UE, riuniti a Lussemburgo il 12 ottobre, dovrebbero approvare le nuove inserzioni. La responsabile della politica estera, Kaja Kallas, ha descritto la decisione prevista come la più grande espansione delle liste contro la macchina da guerra russa dall’inizio dell’invasione. Gli ambasciatori dei 27 Stati membri dell’Unione hanno messo a punto l’accordo a Bruxelles mercoledì scorso.
La portata di questa mossa è importante sia dal punto di vista politico che numerico. Dopo il cambio di rotta di Donald Trump, l’iniziativa mostra che l’Europa è pronta a intensificare la pressione su Mosca. È anche una dimostrazione tangibile di intesa dopo i difficili negoziati sul rinnovo delle sanzioni esistenti.
La maggior parte delle designazioni proposte riguarda soggetti accusati di sostenere l’invasione russa dell’Ucraina. L’elenco comprende 743 persone e 826 entità, oltre a 77 parlamentari che si sono candidati per la Russia nei territori ucraini occupati in occasione delle elezioni della Duma di Stato di settembre.
L’inclusione di quei politici allarga la portata del pacchetto oltre il semplice sostegno industriale alla guerra. Si riferisce infatti ai tentativi di Mosca di imporre le istituzioni politiche russe nei territori occupati. Le elezioni sono state descritte come votazioni farsa e illegali, con i residenti ucraini costretti a partecipare sotto la sorveglianza di soldati armati.
Tutte queste categorie portano il totale delle aggiunte proposte a 1.646. Per i governi europei, il pacchetto collega la pressione sui meccanismi che sostengono l’invasione alla responsabilità per le azioni politiche intraprese sotto occupazione.
Marco Simoni, direttore dell’Istituto Affari Internazionali e docente di economia politica europea presso l’Università Luiss Guido Carli, vede questa iniziativa soprattutto come una dichiarazione di coesione europea. Secondo lui, aggiungere più di 1.600 nomi in un colpo solo manda un segnale forte, ampliando l’elenco esistente di oltre la metà.
Quel messaggio, sostiene, è particolarmente necessario in questo momento. L’Europa deve ribadire l’impegno comune a proteggere la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani fondamentali, che in Ucraina vengono violati ogni giorno. L’importanza del ventiduesimo pacchetto di sanzioni proposto va quindi ben oltre le singole persone e organizzazioni a cui sarebbe rivolto.
L’accordo fa seguito a un compromesso controverso raggiunto alla fine di settembre. Due oligarchi vicini a Vladimir Putin, Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, sono stati rimossi dalla lista delle sanzioni dopo le pressioni esercitate da Slovacchia, Francia e Lussemburgo, con la giustificazione di interessi nazionali prevalenti.
Allo stesso tempo, le sanzioni che riguardano 2.998 soggetti inseriti nell’elenco sono state prorogate fino al 22 settembre 2029. Ciò ha rappresentato un notevole scostamento dal consueto periodo di rinnovo di sei mesi, estendendo le restrizioni a un arco di tempo molto più lungo.
L’esclusione di due nomi di spicco potrebbe essere vista come una prova di priorità nazionali contrastanti. Simoni, però, respinge l’interpretazione secondo cui ciò avrebbe rivelato una debolezza o una frattura nella posizione dell’Europa nei confronti di Mosca.
Lui vede questa concessione limitata come un esempio di flessibilità all’interno di un sistema politico forte. L’accordo successivo su una serie molto più ampia di aggiunte, raggiunto poco più di due settimane dopo, conferma la sua opinione secondo cui il compromesso non deve per forza indebolire la determinazione collettiva.
La sua argomentazione traccia una distinzione tra negoziazione democratica e rigidità autoritaria. Per Simoni, la capacità di accogliere un’eccezione limitata pur mantenendo una linea politica comune più ampia è segno di forza; l’inflessibilità, al contrario, può nascondere una fragilità istituzionale.
La prova del nove sarà vedere se i ministri trasformeranno l’accordo raggiunto dagli ambasciatori in un’approvazione formale. Fino ad allora, il pacchetto rimane una proposta concordata in attesa di essere adottata, piuttosto che una decisione definitiva.
Il suo impatto concreto dipenderà dall’efficacia con cui queste misure limiteranno chi sostiene lo sforzo bellico della Russia.
Se approvata, questa estensione darebbe all’UE un nuovo e importante strumento di pressione e un messaggio politico rinnovato. Dopo un compromesso non proprio facile, l’Europa presenterebbe la sua risposta a Mosca attraverso un elenco di sanzioni più ampio, un’estensione delle restrizioni già in vigore e una riaffermazione pubblica della solidarietà con l’Ucraina.