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Sport: l’Authority di vigilanza proposta dal governo italiano

Legale - Maggio 27, 2024

Nell’ultimo anno sono cambiate diverse cose nel settore dello sport in Italia. In primo luogo, l’attuazione della riforma contenente la revisione della disciplina relativamente ai rapporti di lavoro in ambito sportivo; in secondo luogo, l’inserimento ufficiale dell’attività sportiva all’interno della Costituzione, con le modifiche all’articolo 33; infine, l’intenzione (non ancora ufficiale) di istituire un organismo che si occupi della supervisione economico-finanziaria delle società sportive professionistiche con riferimento a due discipline particolari: il calcio e il basket.

 

Cosa è successo

Quando è trapelata la notizia di una bozza di decreto legge in materia – “senza autorizzazione e non dagli uffici del mio dicastero“, ha tenuto a precisare il Ministro dello Sport e i Giovani, Andrea Abodi – i numeri uno di CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) e i vertici delle società sportive non hanno accolto la cosa con entusiasmo.

Per molti, infatti, la volontà di istituire quella che dovrebbe essere un’agenzia governativa atta a vigilare sulla vita economica e finanziaria delle società è considerato inaccettabile. Allo stato attuale, il compito – almeno per quanto riguarda il mondo del calcio – spetta a uno specifico organismo indipendente, ovvero la COVISOC (Commissione di vigilanza sulle società di calcio professionistiche) che fa parte della FIGC, mentre per il basket è la COMTEC a occuparsene. L’opinione condivisa dalle parti coinvolte è che un’agenzia governativa potrebbe minare l’autonomia del sistema sportivo.

 

L’Agenzia: struttura e finalità

L’obiettivo del governo, ha spiegato Abodi, è quello di garantire trasparenza; il ministro ha parlato di questa nuova realtà come di un “organo terzo e indipendente” che non vedrebbe interferenza né ingerenza da parte del governo.

In effetti, guardando la bozza che è arrivata “illegalmente” alla stampa, si farebbe riferimento a un ente pubblico (con sede nella capitale) che farebbe capo al Dipartimento dello Sport con autonomia regolamentare. Altri approfondimenti suggeriscono addirittura che l’ente farebbe riferimento a Palazzo Chigi. In ogni caso, l’obiettivo sarebbe quello di esaminare i bilanci dei club sportivi, esaminare le misure correttive, disporre ispezioni e così via. Altresì, e questo è forse il passo più complesso, l’agenzia avrebbe facoltà di convocare i vertici delle leghe e delle federazioni per fornire ammonimenti vincolanti sulle iscrizioni alle competizioni.

Affinché tutto questo sia gestito in modo corretto, è stata approntata una struttura: un presidente e altre due figure che saranno nominate dal Primo Ministro e dal Ministro dello Sport. Per quanto riguarda i costi da sostenere, questi ammonterebbero a più di 2,5 milioni di euro spettanti alle società.

Abodi, fin dalle prime ore, ha chiarito che “nessuno vuole toccare l’autonomia del settore sportivo, tanto che le operazioni strategiche rimangono in capo alle federazioni“. Il ministro ha incontrato i vertici delle sezioni coinvolte dopo la richiesta di questi di un confronto celere sulla questione. Al termine dell’incontro si è detto soddisfatto, anche perché in quell’occasione ha potuto “spiegare le ragioni della nuova autorità“.

Il testo, trasmesso alla Federcalcio venerdì mattina“, ha poi precisato, “rappresentava un’ipotesi di lavoro e come tale doveva servire per aprire quel confronto che oggi ha trovato un punto di caduta, e non un documento definitivo per l’approvazione. L’incontro è stato l’occasione per spiegare le ragioni che ci hanno portato a immaginare la costituzione di questa nuova Autorità – tecnica e indipendente – e procedere nel pieno rispetto dell’autonomia dello sport, da sempre tra le mie priorità insieme a trasparenza, rispetto ed equa competizione.”

Ancora una volta, il Ministro ha ricordato che la bozza non avrebbe dovuto lasciare gli uffici in cui era conservata e in fase di elaborazione e ha ribadito il suo impegno a garantire piena trasparenza. Ha poi dichiarato alla stampa di aver ascoltato con attenzione tutte le posizioni e i suggerimenti emersi, in modo da poter fare “le opportune valutazioni, prima di portare il decreto legge ad uno dei prossimi Consigli dei Ministri“.

 

I commenti dei vertici

La questione, quindi, è ancora aperta. Gabriele Gravina, dopo l’incontro, ha voluto ribadire che il governo italiano deve essere a supporto delle attività: “Il dipartimento per lo sport potrebbe validare dei principi ai quali attenerci, come avviene in Spagna e in Inghilterra. Perché, se stabilisci dei principi più rigidi, allora la COVISOC sarà rigida e viceversa. Lavoriamo insieme sulla sostenibilità. Il ministro ci informerà su questa questione.” Gravina ha anche riferito di quanto fosse disteso il clima in cui è avvenuto il confronto e dell’importanza che possiede l’obiettivo condiviso tra le parti, ovvero “dare stabilità alla gestione economico finanziaria. Noi non condividiamo lo strumento, perché negli ultimi venti anni la COVISOC ha lavorato benissimo. Ci sono stati solo due ricorsi accolti al TAR e due al Consiglio di Stato su 200 società escluse.

Anche il presidente della FIP Gianni Petrucci ha confermato che ci saranno delle modifiche e che la voce delle federazioni è stata ascoltata. “Il clima“, ha aggiunto, “è stato collaborativo, ora conta il testo definitivo ma non ci sono state polemiche, solo grande civiltà“.

 

Oltre i confini

La notizia non è rimasta in Italia, ma ha varcato i confini, tanto da coinvolgere gli organismi sportivi internazionali più strutturati e influenti. Va specificato che il coinvolgimento non è ufficiale, ma comunque sono arrivate opinioni e ipotesi di scenari da analizzare. Evelina Christillin, membro aggiuntivo della UEFA nel Consiglio FIFA, ospite del programma radiofonico Radio Anch’io Sport (Radio 1) ha sottolineato che l’argomento è stato immediatamente commentato dalla UEFA e dalla FIFA durante il Congresso e il Consiglio FIFA di Bangkok. “Non se ne è parlato ufficialmente“, ha spiegato,ma le domande ci sono state. Nel momento in cui la proposta di organizzazione di questa nuova authority ha preso forma, la UEFA e la FIFA hanno voluto visionare i documenti disponibili e hanno scritto una lettera congiunta per sollecitare la massima attenzione e sottolineare l’indipendenza e l’autonomia del settore sportivo.” Perché il tema centrale, come già sottolineato, è proprio quello dell’indipendenza. Va da sé che quello italiano non è il primo caso al mondo. Infatti, Christillin cita anche i casi di Spagna e Inghilterra. “Ci sono altri casi in cui due importanti federazioni come quella spagnola e quella inglese sono sotto osservazione da parte di organismi internazionali. Non bisogna precipitare le cose e dobbiamo seguire la questione con il massimo rispetto per il governo.“, ha detto, prospettando una possibile strada da percorrere.

Christillin ha inoltre osservato che la costruzione di un dialogo e la concretizzazione di una nuova realtà dipendono dal “presidente del CONI Malagò, dal ministro dello sport Abodi, dal presidente della FIGC Gravina e dal presidente della FIP Petrucci, quest’ultimo l’unico che mi sembra abbia aperto una finestra di possibilità“.

C’è un punto cruciale che non può essere ignorato dai due principali organismi sportivi: “Per FIFA e UEFA, l’indipendenza e l’autonomia dello sport sono una priorità“. Tuttavia, Christillin ha anche ammesso chiaramente che la situazione “dei conti delle squadre italiane è davvero fuori controllo“. Non è certo un attestato di stima, ma un’analisi di ciò che emerge dall’osservazione di dati, numeri e documenti.

Secondo il rapporto UEFA,“, ha argomentato, “l’83% dei ricavi delle squadre di Serie A viene speso in stipendi, nessuna società di altro genere si reggerebbe in piedi con conti così”. Infine, ha ribadito la necessità di costruire una strada che metta al centro l’autonomia e ha ricordato l’importanza della mediazione che vede le parti lavorare insieme per raggiungere l’obiettivo.