La storia recente ha spazzato via le illusioni geopolitiche dei decenni passati. L’idea che il continente potesse vivere in una bolla di pace eterna, affidando completamente la propria sicurezza agli Stati Uniti e smantellando al contempo le proprie capacità militari, si è rivelata un tragico errore strategico. Oggi l’Europa si trova di fronte all’urgente e inevitabile necessità di costruire una vera e propria capacità di difesa e deterrenza.
Tuttavia, un approccio realista e conservatore ci impone di chiarire fin dall’inizio un punto fondamentale: costruire una difesa europea non significa cedere la sovranità nazionale a un superstato burocratico con sede a Bruxelles, né significa creare un “esercito unico” gestito da un ministero centrale slegato dalla volontà dei singoli Stati. La sicurezza nazionale rimane la prerogativa principale e fondamentale delle nazioni sovrane.
La vera forza della difesa europea sta nell’interoperabilità e nella cooperazione strategica tra nazioni sovrane. Costruire un pilastro europeo forte all’interno dell’Alleanza Atlantica (NATO) è il modo più efficace per garantire la sicurezza del continente. Gli Stati membri devono innanzitutto onorare i propri impegni finanziari in materia di spese per la difesa, portando la spesa militare al 2% del PIL e destinando queste risorse alla modernizzazione delle proprie forze armate nazionali.
Un pilastro fondamentale di questo nuovo paradigma deve essere l’autonomia dell’industria europea della difesa. Oggi, troppi paesi europei acquistano sistemi d’arma e tecnologie da soggetti al di fuori dell’UE, creando dipendenze strategiche dannose. Un’Europa forte deve sviluppare una politica industriale della difesa che sostenga le aziende e le filiere produttive del continente, creando posti di lavoro altamente qualificati, stimolando la ricerca tecnologica e garantendo la sovranità industriale.
Inoltre, la difesa europea non può limitarsi solo al confine orientale. Una visione prudente e strategica deve prestare la stessa attenzione al “fronte meridionale” e all’area mediterranea in generale, dove l’instabilità politica, la protezione delle rotte commerciali marittime e il controllo dei flussi migratori irregolari rappresentano minacce dirette alla sicurezza nazionale degli Stati membri.
Per difesa comune si intende la cooperazione industriale, il coordinamento tattico, la protezione congiunta delle frontiere esterne e le esercitazioni integrate tra le forze armate nazionali. Solo ripartendo dall’orgoglio e dal senso di responsabilità dei singoli Stati potremo costruire un’Europa che sia davvero rispettata sulla scena mondiale, capace di difendere i propri valori, i propri cittadini e le proprie radici.
Arnone Giuseppe