Il diritto di rimanere nell’Unione Europea: una nuova strategia contro lo spopolamento giovanile

Politica - 15 Settembre 2026

La possibilità per i giovani di costruirsi un futuro senza essere costretti a lasciare la propria terra natale sta per diventare un nuovo obiettivo delle politiche europee. È questo il principio alla base del cosiddetto “diritto di restare”, una strategia che la Commissione europea intende presentare entro la fine del 2026 o, al più tardi, all’inizio del 2027. L’iniziativa punta a garantire una vera scelta tra restare e trasferirsi, superando quelle condizioni economiche e territoriali che trasformano la mobilità in una necessità piuttosto che in una possibilità. Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione europea con delega alla Coesione e alle Riforme, ha illustrato alcuni elementi dell’iniziativa durante l’estate, in particolare il 24 agosto al Rimini Meeting e il 27 agosto a Pizzo, in Calabria, nell’ambito della terza edizione della Summer School dell’associazione L’orodicalabria. In entrambe le occasioni è emersa la volontà di costruire una strategia globale in grado di coordinare le diverse politiche europee.

LA QUESTIONE DEMOGRAFICA E LO SPOPOLAMENTO DEL TERRITORIO

Il punto di partenza della proposta è la crisi demografica europea, che Fitto considera un fenomeno strutturale che le istituzioni devono affrontare. Lo spopolamento colpisce soprattutto le zone dell’entroterra, rurali e montane e le piccole isole, mentre la popolazione, i servizi e le attività economiche tendono a concentrarsi sempre di più nei grandi centri urbani. Questa polarizzazione territoriale ha conseguenze che vanno oltre la demografia. Una riduzione della popolazione residente può indebolire il tessuto economico e sociale delle comunità, ridurre la disponibilità di servizi e compromettere la capacità di alcune regioni di partecipare pienamente alle dinamiche del mercato unico. Secondo Fitto, il rischio è che decine di milioni di cittadini europei che vivono nelle zone dell’entroterra rimangano emarginati da questo processo.

IL DIRITTO DI RIMANERE COME SCELTA, NON COME VINCOLO

In questo contesto, il “diritto di restare” non va inteso come un incentivo a ostacolare la mobilità. La mobilità all’interno dell’UE è, infatti, una componente consolidata del progetto europeo. L’obiettivo è piuttosto quello di creare le condizioni affinché la decisione di andarsene sia davvero libera e non determinata dalla mancanza di alternative. La strategia dovrebbe quindi sostenere soprattutto le giovani generazioni, offrendo opportunità professionali, servizi e condizioni favorevoli a chi vuole restare nella propria città natale, ma anche a chi ha intenzione di tornare dopo un periodo trascorso altrove. Il principio fondamentale è quindi quello della libertà di scelta: restare non dovrebbe diventare un obbligo, così come andarsene non dovrebbe essere una conseguenza inevitabile della mancanza di prospettive.

UN APPROCCIO INTEGRATO ALLE POLITICHE TERRITORIALI

Secondo l’approccio delineato da Fitto, la complessità del fenomeno rende insufficiente qualsiasi intervento isolato. La strategia futura deve mettere in rete diversi strumenti e politiche, adattandoli alle caratteristiche specifiche di ogni regione. La politica di coesione deve quindi interagire con settori come l’agricoltura, il turismo, i trasporti, la pesca e l’economia blu. L’integrazione tra queste dimensioni dovrebbe consentire di affrontare contemporaneamente le varie cause dello spopolamento e di rafforzare l’attrattiva economica e sociale delle aree più vulnerabili. L’obiettivo non è semplicemente quello di trattenere la popolazione residente, ma di creare condizioni di sviluppo in grado di offrire prospettive concrete alle generazioni future.

COLLEGAMENTO CON IL MERCATO UNICO E LA COESIONE

La proposta si inserisce anche nel dibattito sul rafforzamento del mercato interno europeo. Fitto ha esplicitamente collegato il diritto di soggiorno alla necessità di integrare pienamente le aree interne nel funzionamento del mercato unico. La creazione di sinergie tra territori e politiche è considerata essenziale per evitare che la concentrazione dell’attività economica nelle grandi città porti a una crescente esclusione delle comunità periferiche. La strategia è anche collegata alla relazione sul futuro del mercato unico redatta dall’ex primo ministro italiano Enrico Letta. Secondo Fitto, quel documento è ormai parte integrante delle linee guida della Commissione europea ed è diventato una priorità politica per l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen. La presidente ha inoltre affidato a Fitto il compito di elaborare la versione definitiva della strategia sul «diritto di soggiorno».

DALL’EMERGENZA DEMOGRAFICA ALLA POLITICA EUROPEA

Il “diritto di restare” si presenta quindi come un progetto che parte da una questione demografica e assume una dimensione più ampia di politica territoriale. Contrastare lo spopolamento significa occuparsi di opportunità economiche, servizi, mobilità e prospettive offerte alle giovani generazioni. La sfida individuata dalla Commissione è quella di creare le condizioni affinché i territori tornino ad essere luoghi in cui vivere, lavorare e costruire il futuro. In quest’ottica, il diritto di rimanere non è semplicemente una politica contro l’emigrazione giovanile, ma un tentativo di ridurre gli squilibri territoriali e promuovere uno sviluppo europeo più inclusivo. La strategia, prevista tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, dovrà quindi tradurre questo principio in strumenti concreti, coordinando le diverse politiche e adattandole alle specificità delle comunità locali.