L’Europa potrebbe importare il 98% del proprio gas entro il 2050, con il calo della produzione interna

Energia - 15 Settembre 2026

Wood Mackenzie avverte che, senza nuovi investimenti, la produzione dell’UE potrebbe quasi scomparire, mentre un’accelerazione delle procedure autorizzative e delle attività di esplorazione nel Mar Nero e nel Mediterraneo orientale potrebbe ridurre drasticamente la dipendenza dal GNL

L’Unione Europea potrebbe arrivare a dipendere dalle importazioni per oltre il 98% del proprio gas naturale entro il 2050 se gli investimenti nella produzione interna dovessero esaurirsi, evidenziando una sfida a lungo termine per la sicurezza energetica che potrebbe lasciare l’Unione sempre più esposta al mercato globale del gas naturale liquefatto.

L’avvertimento arriva dal nuovo rapporto di Wood Mackenzie, intitolato “Cosa potrebbe fare il gas nazionale per la sicurezza energetica dell’UE?”, che analizza tre scenari di produzione fino al 2050. La differenza tra lo scenario meno ambizioso e quello più ambizioso si avvicina ai 1.000 miliardi di metri cubi (bcm) di produzione cumulativa — più o meno l’equivalente di tre anni dell’attuale domanda di gas dell’UE.

L’Europa dipende già fortemente dalle forniture dall’estero. Secondo Wood Mackenzie, circa l’85% del gas consumato nell’UE è importato. Si prevede che questa percentuale rimanga relativamente stabile fino ai primi anni ’30, per poi aumentare man mano che diverse fonti importanti si troveranno sotto pressione.

Si prevede che la produzione norvegese finirà per diminuire rispetto all’attuale livello stabile, mentre la crescente domanda energetica interna potrebbe limitare le esportazioni dal Nord Africa. Allo stesso tempo, l’Europa sta gradualmente eliminando le forniture provenienti dai gasdotti russi, che un tempo costituivano un pilastro fondamentale del suo sistema energetico.

Il GNL colmerebbe sempre più il vuoto che ne deriverebbe. Wood Mackenzie stima che la quota del GNL nell’approvvigionamento europeo di gas potrebbe passare dall’attuale 40% circa al 63% entro il 2050. Ancora più sorprendente è che gli Stati Uniti potrebbero fornire il 77% di quei volumi di GNL, sostituendo una forma di dipendenza esterna concentrata con un’altra.

I tre scenari delineati dalla società di consulenza mostrano come le decisioni politiche potrebbero modificare tale andamento.

Nello scenario a basso investimento, in cui non si investono fondi in nuovi giacimenti di gas, la produzione dell’UE scende da 43 miliardi di metri cubi nel 2028 a soli 2 miliardi di metri cubi nel 2050, eliminando di fatto l’approvvigionamento interno.

Uno scenario intermedio, basato sulle politiche e sugli investimenti attuali, manterrebbe la produzione intorno ai 40 miliardi di metri cubi all’anno fino al 2038. Anche in questo caso, però, ci vorrebbero investimenti notevoli solo per sostituire i giacimenti in esaurimento, e la produzione interna non riuscirebbe mai a coprire più del 17% della domanda dell’UE.

Solo lo scenario ottimistico di Wood Mackenzie cambia in modo sostanziale la posizione strategica dell’Europa. Condizioni fiscali stabili, procedure di autorizzazione più rapide, minori vincoli per le aziende e un’esplorazione di successo potrebbero spingere la produzione dell’UE a 77 miliardi di metri cubi nel 2042, coprendo fino al 38% della domanda. La produzione cumulativa in questo scenario raggiungerebbe circa 1.400 miliardi di metri cubi.

Le opportunità geologiche si concentrano soprattutto nell’Europa sud-orientale.

L’esplorazione rappresenta circa 680 miliardi di metri cubi della produzione aggiuntiva che separa lo scenario pessimistico da quello ottimistico, con circa il 70% delle risorse ancora da scoprire situate nel Mar Nero e nel Mediterraneo orientale. La Grecia da sola rappresenta circa un terzo del potenziale di esplorazione stimato. Energean ed ExxonMobil si stanno preparando a perforare il primo pozzo di esplorazione in acque profonde della Grecia nel 2027.

Cipro rappresenta un’ulteriore possibilità. Wood Mackenzie stima separatamente un potenziale massimo di 340 miliardi di metri cubi che potrebbero essere convogliati attraverso l’Egitto, anche se precisa che non tutto questo gas arriverebbe necessariamente ai consumatori europei.

La Romania offre un esempio più immediato. Il progetto Neptun Deep nel Mar Nero, gestito da OMV Petrom insieme a Romgaz, dovrebbe raggiungere una produzione di circa 8 miliardi di metri cubi all’anno a partire dalla fine degli anni ’20.

I fattori economici potrebbero rafforzare le ragioni a favore della produzione europea. Secondo i calcoli di Wood Mackenzie, il GNL statunitense fornito all’Europa nord-occidentale ha un costo di pareggio superiore del 68% rispetto al gas proveniente da Neptun Deep e del 96% rispetto alle nuove forniture norvegesi. Il gas proveniente da gasdotti nazionali o vicini può inoltre evitare alcuni dei processi di liquefazione e trasporto ad alto consumo energetico associati al GNL.

Eppure la questione pone l’Europa di fronte a un dilemma politico piuttosto scomodo. Aumentare la produzione di gas potrebbe migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento, mentre l’UE sta contemporaneamente perseguendo una profonda decarbonizzazione e cercando di ridurre il consumo di combustibili fossili.

Di conseguenza, gli Stati membri stanno prendendo direzioni diverse. I paesi del Mar Nero e del Mediterraneo orientale stanno cercando di attirare investimenti nell’esplorazione, mentre Danimarca, Francia e Spagna hanno limitato il rilascio di nuove licenze o hanno definito un percorso per porre fine alla produzione di idrocarburi.

Il gas nazionale non può quindi garantire l’indipendenza energetica dell’Europa, né Wood Mackenzie suggerisce che possa farlo. Il rapporto presenta invece la produzione come un modo per ridurre l’esposizione durante una transizione energetica in cui si prevede che il gas continui a far parte del sistema europeo per anni.

La variabile fondamentale è il tempo. L’esplorazione, l’ottenimento delle autorizzazioni e lo sviluppo offshore possono richiedere molti anni prima di arrivare a produrre il primo metro cubo. Le decisioni prese nei prossimi cinque anni potrebbero quindi determinare se l’Europa entrerà negli anni ’40 del 2040 con un’industria del gas nazionale di rilievo — oppure sempre più dipendente dal GNL che arriva dall’altra parte dell’Atlantico.

 

Alessandro Fiorentino