La cultura degli enti semi-autonomi in Irlanda sta distruggendo la sua produttività economica

Non categorizzato - 22 Ottobre 2026

Dal programma di restituzione dei depositi a Uisce Éireann, il governo irlandese ha creato un’economia parallela per raccogliere i soldi dei consumatori, che non deve rendere conto a nessuno e non produce nulla. Si è lasciato che la cultura degli enti parastatali in Irlanda andasse fuori controllo e, ora che lo Stato si trova di fronte a difficoltà finanziarie incombenti, c’è un bisogno immediato di smantellare completamente questo settore.

Questa settimana un deputato del governo ha scoperto una cosa che i deputati dell’opposizione e la gente comune sapevano già da anni. Il deputato del Fine Gael Michael Murphy, di Tipperary, ha chiesto spiegazioni a Uisce Éireann dopo che almeno 11.000 dei suoi elettori hanno avuto problemi con l’approvvigionamento idrico. La risposta di Uisce Éireann è stata, com’era prevedibile, definita da Murphy come poco «collaborativa».

Uisce Éireann è un ente di proprietà pubblica e finanziato con fondi pubblici, con un bilancio annuale di circa 1,8 miliardi di euro. Tuttavia, a causa della sua indipendenza statutaria, non è possibile presentare interrogazioni parlamentari per chiedere chiarimenti a Uisce Éireann. Murphy ha ragione a chiedere un cambiamento di questo status: come dice lui, «l’indipendenza operativa non può significare l’assenza di responsabilità democratica». Purtroppo per il Fine Gael, che ha iniziato a criticare Uisce Éireann, sta dimenticando un fatto fondamentale: sono stati proprio loro a crearlo.

Nel 2011 il Fine Gael ha criticato l’Irlanda definendola la terra dei mille enti parastatali, pubblicando comunicati in cui chiedeva di ridurne il numero. All’epoca l’Irlanda contava quasi 1.000 enti statali e il partito si era giustamente impegnato a eliminarli o a fonderli, valutando caso per caso. Dopo essere entrato al governo nel 2011, nel 2014 il Fine Gael ne aveva aboliti solo 45 e ne aveva creati 33 nuovi, tra cui Irish Water. Ora ribattezzato in gaelico Uisce Éireann, quell’ente pubblico è sotto accusa da parte del Fine Gael per la sua mancanza di trasparenza. L’ironia di questa vicenda è tipica della politica irlandese dei giorni nostri. È incomprensibile che un partito possa promettere di smantellare gli enti parastatali per poi crearne di nuovi, solo per criticarli anni dopo.

È proprio questo il problema della politica irlandese. C’è una tendenza ricorrente a creare enti semi-autonomi, e non è affatto un caso: la creazione di questi organismi permette ai rappresentanti eletti di non esporsi troppo di fronte al successo o al fallimento di un servizio pubblico, mentre altri soldi dei contribuenti finiscono in fumo.

Un esempio ancora più eclatante è il programma di restituzione dei depositi. È stato creato nel 2022 dai produttori di bevande e approvato dal governo per entrare in vigore a partire da febbraio 2024. Ora ogni bottiglia e lattina acquistata nello Stato ha un “deposito” di 15 o 25 centesimi a seconda del volume. Questo “deposito”, come viene eufemisticamente chiamato, è in realtà una tassa volontaria; in teoria, un consumatore potrebbe riavere i propri soldi riciclando le bottiglie nei distributori situati in appositi punti di raccolta. In pratica, però, non è affatto così: che si tratti di macchinari guasti o della mancanza di tempo per recarsi in un punto di riciclaggio per un rimborso di circa 5 euro, ci sono moltissime persone i cui impegni impediscono loro di recuperare i propri soldi.

I soldi raccolti da Re-turn sono stati prelevati direttamente dai consumatori irlandesi alla cassa, non sono mai passati per il Tesoro né hanno finanziato un solo servizio pubblico. Invece, i fondi sono nelle mani di una società la cui autorizzazione governativa dura dieci anni, con una revisione prevista ogni tre anni di durata del programma. Data la natura delle operazioni di questo ente semi-autonomo, proprio come Uisce Éireann, non è soggetto al controllo parlamentare.

C’è poi da chiedersi chi tragga effettivamente beneficio da questo sistema. Re-turn non ha reso noto quanto guadagni il suo amministratore delegato, Ciarán Foley, per il ruolo che ricopre nell’organizzazione. Tuttavia, dai bilanci emerge che nel 2024 a cinque membri chiave della dirigenza, tra cui Foley, sono stati versati complessivamente 1,1 milioni di euro. L’Irish Times ha riportato quest’anno che l’amministratore delegato e il consiglio di amministrazione si sono divisi un aumento salariale del 16%. Re-turn ha affermato che l’aumento è stato del 3,4%, ma si è rifiutata di fornire i dati a sostegno di tale affermazione.

Cosa distingue Re-turn dagli altri enti parastatali in Irlanda, come le organizzazioni benefiche o senza scopo di lucro? Anche altri enti parastatali pubblicano i redditi dei propri dirigenti per motivi di interesse pubblico. Il problema fondamentale di questo sistema è proprio la sua stessa esistenza: è un perfetto esempio di gruppo economicamente improduttivo, creato con l’approvazione del governo per favorire gli interessi di poche aziende o amministratori a spese di tutti i consumatori irlandesi. Come minimo, i cittadini irlandesi hanno diritto a conoscere nei minimi dettagli i dati relativi a questo tipo di gruppi.

Tuttavia, la questione non riguarda solo lo spreco della spesa pubblica o le tasse privatizzate mascherate da programmi di riciclaggio. Tocca il cuore dello sviluppo economico sbagliato dell’Irlanda e della crisi di produttività evidente che il Paese sta affrontando. Ogni ente parastatale dello Stato genera un ecosistema di requisiti di registrazione, obblighi di rendicontazione e legali, team di conformità, consulenti, personale addetto alla comunicazione e compensi per i dirigenti.

Questa tendenza, particolarmente evidente in uno Stato come l’Irlanda, con una popolazione ridotta e un’alta densità di insediamenti urbani, spinge datori di lavoro e dipendenti verso settori che, di proposito, non creano valore economico. Di conseguenza, il Paese ora dà priorità alla formazione e privilegia competenze adatte a districarsi nel suo labirinto istituzionale in continua espansione.

La ricchezza derivante dal gettito dell’imposta sulle società in Irlanda è stata sperperata perché non è mai stata reinvestita nel potenziale economico naturale del Paese. Il governo non ha investito, salvo poche eccezioni politicamente influenti, nelle industrie irlandesi per esportare beni o aumentare gli stipendi dei lavoratori. Ha invece scelto di incatenare l’economia a enti intermediari che bloccano la produttività del Paese, creando incentivi fiscali perversi che spingono le famiglie a basso reddito a rimanere disoccupate e dipendenti dai generosi sussidi sociali del Paese.

Questa distorsione degli incentivi economici irlandesi ha creato un problema più ampio per la forza lavoro del Paese, dato che la vita aziendale e quella pubblica sono intrecciate e vanno di pari passo nella loro ammirazione per la professionalità manageriale. L’Irlanda ha formato, e in alcuni casi importato, una classe di dirigenti aziendali con credenziali rilasciate dalle business school o dalle stesse aziende. Si potrebbe pensare che questo sia un vantaggio per l’Irlanda: avere imprenditori ben preparati è una manna per qualsiasi economia. Il problema è che la cultura manageriale ai vertici non punta alla produttività aziendale, ma è piuttosto un esercizio di sofisticato sofisma.

I vertici aziendali, almeno in Irlanda, svolgono funzioni di supervisione quasi rituali, mentre l’organizzazione è gestita da altri. I lavoratori creano e forniscono i beni o i servizi, mentre i contabili garantiscono l’integrità fiscale e gli avvocati assicurano la conformità legale. Nelle aziende di successo di altri paesi, invece, i vertici dovrebbero essere i motori che guidano il gruppo verso il successo. In un’azienda competitiva, i dirigenti che falliscono vengono sostituiti e sono sottoposti al controllo degli investitori; ma negli enti parastatali le entrate sono garantite per legge e la concorrenza è esclusa a priori. Ne consegue naturalmente che questi enti siano diventati l’habitat naturale delle forze mediocri che affliggono la Repubblica d’Irlanda e la sua economia.

L’Irlanda non ha bisogno di un altro rapporto poco trasparente sulla gestione delle agenzie o delle aziende che ricevono aiuti statali, né di una promessa di tagliare e rinominarne alcune nell’ambito di una riforma tutta fumo e niente arrosto. Il Paese ha bisogno che si metta immediatamente fine alla cultura delle agenzie parastatali una volta per tutte. In breve, lo Stato dovrebbe assumersi la responsabilità della propria amministrazione e la libera impresa dovrebbe essere indipendente. In pratica, questo dovrebbe significare una clausola di scadenza per l’esistenza di ogni agenzia statale, in attesa di un voto diretto del Dáil per rinnovarla. La responsabilità ministeriale dovrebbe essere assoluta e le agenzie dovrebbero rispondere direttamente alle indagini parlamentari. L’Irlanda farebbe bene a porre fine alla tassazione indiretta: se il Paese ha bisogno di aumentare le entrate, la decisione dovrebbe spettare agli elettori alle urne. Se nessuna di queste misure verrà introdotta, l’Irlanda continuerà a funzionare come un’economia “lavatrice”, dove i fondi dei consumatori e degli elettori vengono “lavati” attraverso l’intero sistema irlandese di gestione pubblico-privato e conformità normativa, finché non rimane più nulla da spendere per l’interesse pubblico.