La prova energetica invernale dell’Europa inizia con un consumo ridotto

Politica - 30 Settembre 2026

Bruxelles invita alla moderazione, dato che le scarse riserve di gas e le costose importazioni mettono in luce il difficile equilibrio tra garantire gli approvvigionamenti e mantenere l’energia a prezzi accessibili.

L’ultimo allarme energetico in Europa presenta una distinzione scomoda: il gas potrebbe essere sufficiente per evitare un’emergenza immediata, ma procurarselo a un prezzo accettabile è tutta un’altra storia. Con l’avvicinarsi dell’inverno, Bruxelles chiede ai governi di considerare la riduzione dei consumi come una parte essenziale della loro strategia, insieme agli sforzi per garantire le importazioni e rifornire gli stoccaggi.

In una lettera di cui Euronews è venuta a conoscenza, il commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen esorta gli Stati membri a mantenere o introdurre misure volte a ridurre la domanda di gas ed elettricità. La sua valutazione è più cauta che rassicurante. La situazione non è migliorata dal suo precedente allarme di marzo, mentre le riserve rimangono insolitamente basse.

Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe citati nel rapporto, gli impianti di stoccaggio dell’UE sono pieni all’incirca al 70%, circa 12 punti percentuali in meno rispetto al livello dell’anno precedente. Questo calo non significa che le carenze siano inevitabili. Tuttavia, lascia meno margine per far fronte a interruzioni impreviste dell’approvvigionamento o a un periodo prolungato di forte consumo.

Il mercato sta già riflettendo questa vulnerabilità. Secondo il rapporto, il benchmark olandese TTF viene scambiato a circa 72 euro per megawattora, circa 40 euro in più rispetto al livello di prima degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran del 28 febbraio. Le turbolenze in Medio Oriente e la concorrenza degli acquirenti asiatici per il gas naturale liquefatto stanno mettendo ulteriore pressione sul potere d’acquisto europeo.

Gli analisti citati nel rapporto avvertono che i prezzi invernali potrebbero superare i 100 euro per megawattora se le esportazioni di GNL dal Golfo non dovessero riprendersi o se gli interventi di manutenzione in Norvegia dovessero prolungare le limitazioni all’approvvigionamento. Si tratta di previsioni condizionate, non di un’affermazione secondo cui tali prezzi sarebbero inevitabili. Tuttavia, spiegano perché Bruxelles voglia intervenire prima che le temperature scendano.

L’argomento principale della Commissione è semplice: risparmiare energia elettrica significa anche risparmiare gas. Quando la domanda cala nelle ore di picco, nelle centrali elettriche potrebbe essere necessario bruciare meno gas. Ridurre quei picchi può quindi alleggerire la pressione sia sulle forniture di combustibile che sui prezzi dell’elettricità.

Sulla base dell’esperienza del 2022, Bruxelles indica alcune soluzioni concrete: riorganizzare i consumi grazie a contatori intelligenti e tariffe al dettaglio, regolare la temperatura negli edifici pubblici, limitare il riscaldamento all’aperto e spegnere l’illuminazione pubblica non necessaria durante la notte. L’accento rimane sulle misure volontarie e ben pianificate, piuttosto che sulle restrizioni obbligatorie.

La sfida è rendere la partecipazione fattibile. Una famiglia con elettrodomestici flessibili potrebbe riuscire a spostare i propri consumi; una piccola impresa con orari di apertura fissi potrebbe avere meno possibilità di scelta. Le misure efficaci dovrebbero rendere il risparmio accessibile e conveniente, invece di dare per scontato che ogni consumatore abbia la stessa capacità di adattamento.

Altrettanto importante è l’avvertimento della Commissione contro una corsa indiscriminata al riempimento dei depositi. Jørgensen incoraggia i governi a sfruttare la flessibilità esistente e a considerare un livello di riempimento dell’80% invece di puntare con determinazione al 90%. Il ragionamento riflette una vera e propria tensione: acquistare più gas migliora la riserva di sicurezza, ma gli acquisti simultanei in un mercato teso possono far salire i prezzi.

Bruxelles sostiene che l’80% potrebbe garantire una sicurezza sufficiente nelle condizioni attuali, consentendo al contempo di distribuire gli acquisti nel tempo. Questa valutazione va intesa come condizionata. I livelli delle scorte sono solo una parte della preparazione, insieme alle forniture continue, al consumo effettivo e alla durata di eventuali interruzioni.

Si ricorda inoltre ai governi di rivedere i piani di emergenza, compresi i contratti di fornitura di gas interrompibili e il passaggio delle centrali elettriche a combustibili alternativi. Tenere pronti questi strumenti non significa che verranno necessariamente utilizzati. Significa che l’autolimitazione volontaria deve poter contare su un piano di emergenza credibile.

L’Europa entra in questo periodo con un sistema energetico più resiliente rispetto a prima dell’invasione russa dell’Ucraina, afferma Jørgensen. Tuttavia, la resilienza non può eliminare l’esposizione alla concorrenza globale per i carichi o agli shock geopolitici.

La prova del nove è vedere se i governi nazionali riescono a coordinare le misure di contenimento senza creare allarme tra la gente o compromettere l’attività economica. Informazioni chiare, incentivi mirati e un comportamento di acquisto disciplinato sarebbero d’aiuto. Il problema dell’Europa non è solo quanto gas riesce a procurarsi, ma quanto deve consumarne e a quale costo economico finale.

 

Alessandro Fiorentino