Il 29 agosto 2026 si terrà un referendum sull’adesione dell’Islanda all’Unione Europea. Agli elettori verrà chiesto se sono d’accordo a riprendere i negoziati di adesione iniziati con la domanda presentata dall’Islanda nel 2009 e sospesi nel 2013. L’Islanda fa parte, insieme alla Norvegia e al Liechtenstein, dello Spazio economico europeo (SEE) dal 1994. L’adesione al SEE permette all’Islanda di accedere al mercato interno europeo, pur mantenendo il controllo sui settori della pesca, dell’agricoltura, del commercio estero, della politica monetaria e della politica estera. La domanda ora è: perché l’Islanda dovrebbe uscire dallo Spazio economico europeo per entrare nell’UE, soprattutto visto che è molto più prospera rispetto alla media dei paesi dell’Unione?
Il referendum riguarda l’adesione
I sostenitori dell’UE sostengono che il referendum non riguarda l’adesione all’UE, ma serve a stabilire a quali condizioni l’Islanda potrebbe entrare a farne parte, ad esempio quali deroghe permanenti (opt-out) potrebbe ottenere dal quadro giuridico dell’UE. Chi è contrario all’adesione risponde che, ovviamente, il referendum riguarda proprio l’adesione: si tratta di rinnovare la domanda del 2009 e di riprendere il processo di adesione. L’adesione all’UE non è come un buffet dove puoi scegliere a piacimento. Se un paese fa domanda di adesione, è perché vuole davvero diventare membro. I negoziati di adesione consistono nell’allineare sistematicamente il quadro giuridico dello Stato candidato a quello dell’UE, l’acquis comunitario. Riguardano solo in parte le deroghe temporanee e i casi speciali.
L’Islanda potrebbe aver adottato circa il 35% del quadro giuridico dell’UE
I sostenitori dell’UE sostengono che l’Islanda sia già per più della metà membro dell’UE, dato che ha adottato circa il 70% del quadro giuridico dell’Unione, comprese direttive, regolamenti e leggi, grazie alla sua adesione al SEE. Chi è contrario all’adesione ribatte che questo non è del tutto esatto. Si stima che circa la metà del quadro giuridico dell’UE riguardi il mercato interno. Questo significa che l’Islanda ha adottato solo circa il 35% del quadro giuridico dell’UE. Inoltre, in quanto membro del SEE, l’Islanda non è obbligata ad adottare tutte le direttive dell’UE. Se l’Islanda e l’UE non sono d’accordo su una questione del genere, spetta a un tribunale speciale risolverla (la Corte EFTA).
L’Islanda avrebbe un’influenza trascurabile nell’UE
Chi è a favore dell’adesione all’UE sostiene che l’Islanda dovrebbe entrare a farne parte perché così avrebbe voce in capitolo nel processo decisionale dell’Unione. Chi invece è contrario fa notare che il ruolo dell’Islanda nell’UE sarebbe irrisorio. Avrebbe 6 seggi su 276 al Parlamento, ovvero lo 0,8%. Avrebbe lo 0,1% dei voti ponderati nel Consiglio europeo. Avrebbe 1 commissario su 28 e 1 giudice su 28 alla Corte di giustizia dell’Unione europea, entrambi tenuti a prendere decisioni in modo indipendente dai loro paesi d’origine.
La gestione della pesca verrebbe trasferita a Bruxelles
I sostenitori dell’adesione all’UE sostengono che l’Islanda manterrebbe il controllo sulle sue attività di pesca redditizie e sostenibili, basate su diritti di pesca di proprietà privata. Chi è contrario all’adesione fa riferimento al Regolamento UE n. 1380/2013 sulla Politica Comune della Pesca, secondo cui (art. 5) i pescherecci dell’Unione dovrebbero avere pari accesso a tutte le acque dell’Unione, tranne che per le 12 miglia, dove gli Stati membri mantengono un controllo temporaneo sulla pesca. Ammettono che l’UE probabilmente permetterebbe agli islandesi di continuare a pescare all’interno della loro attuale Zona Economica Esclusiva (ZEE) di 200 miglia per garantire una relativa stabilità. Ma questo non sarebbe un diritto, bensì un gesto di buona volontà da parte dell’UE, e potrebbe essere revocato in qualsiasi momento.
La sicurezza dell’Islanda è garantita dagli Stati Uniti, non dall’UE
I sostenitori dell’UE sostengono che l’Islanda debba cercare rifugio in Europa, vista la crescente incertezza nell’Atlantico settentrionale. Chi è contrario all’adesione fa notare che l’Islanda ha un trattato di difesa con gli Stati Uniti, un paese con una potenza militare incomparabilmente superiore a quella di tutti i paesi dell’UE messi insieme. Dicono che è improbabile che gli Stati Uniti rescindano questo trattato, a meno che, ovviamente, l’Islanda non diventi membro dello Stato federale europeo immaginato dai burocrati di Bruxelles.