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L’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona: quadro istituzionale e reazioni sociali

Politica - Gennaio 15, 2026

Il 1° gennaio 2026 rappresenta una data di svolta per la Bulgaria, che ha ufficialmente adottato l’euro come moneta unica, diventando il ventunesimo Stato membro dell’UE a entrare nell’Eurozona. Il passaggio avviene a quasi vent’anni dall’adesione del Paese all’Unione Europea, avvenuta nel 2007, e dopo un percorso formale di avvicinamento iniziato nel 2018. Con questa decisione, oltre 350 milioni di cittadini europei condividono ora la stessa valuta, rafforzando ulteriormente l’integrazione economica del continente.

L’ADDIO AL LEV E IL SIGNIFICATO SIMBOLICO

L’introduzione dell’euro ha comportato l’abbandono del lev, moneta nazionale il cui nome, che significa “leone”, è profondamente radicato nella storia e nell’identità bulgara. Il passaggio ha avuto anche una forte valenza simbolica, esaltata da iniziative pubbliche. Tuttavia, dietro la dimensione celebrativa, il cambiamento monetario è stato vissuto dalla popolazione con sentimenti contrastanti, oscillanti tra aspettative di crescita e timori per le conseguenze economiche e sociali.

LE MOTIVAZIONI ECONOMICHE E GEOPOLITICHE DELL’ADESIONE

I governi che si sono succeduti a Sofia hanno sostenuto con convinzione l’ingresso nell’Eurozona, individuandolo come uno strumento per stimolare l’economia del Paese, considerato il più povero dell’Unione in termini di prodotto interno lordo pro capite nel 2024. L’adozione dell’euro è stata presentata anche come un mezzo per rafforzare il legame con l’Occidente e ridurre l’influenza geopolitica della Russia nell’area balcanica. Bruxelles e le autorità bulgare condividono l’aspettativa che la moneta unica favorisca investimenti, stabilità finanziaria e una maggiore integrazione nei mercati europei.

IL RISPETTO DEI CRITERI DI MAASTRICHT

Dal punto di vista tecnico e macroeconomico, la Bulgaria ha soddisfatto i quattro criteri di Maastricht necessari per l’adesione all’Eurozona. Nel 2024 il tasso di inflazione si è attestato al 2,7 per cento, mentre il debito pubblico e il deficit hanno raggiunto rispettivamente il 24 per cento e il 3 per cento del PIL, livelli considerati compatibili con le regole europee. Sono stati inoltre garantiti la stabilità del tasso di cambio e quella dei tassi di interesse a lungo termine. Così, il tasso di conversione è stato fissato in modo irrevocabile a 1 euro pari a 1,95583 lev.

LE PRINCIPALI PREOCCUPAZIONI DEI CITTADINI BULGARI

Nonostante il rispetto dei parametri economici, una parte significativa della popolazione guarda con diffidenza all’euro. Secondo i sondaggi più recenti, quasi la metà dei cittadini si è dichiarata contraria al cambiamento. Il timore più diffuso riguarda l’aumento dei prezzi, percepito come una conseguenza diretta dell’introduzione della nuova valuta. Questa preoccupazione è alimentata da dati concreti: nel novembre precedente all’adozione dell’euro, i prezzi dei generi alimentari sono cresciuti del 5 per cento su base annua, un valore più che doppio rispetto alla media dell’Eurozona. In un Paese in cui oltre il 21 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà, anche variazioni moderate dei prezzi possono avere un impatto sociale rilevante.

INFLAZIONE, PERCEZIONI E PROTESTE POLITICHE

Le paure legate all’inflazione sono state ulteriormente rafforzate da una campagna di protesta contro l’euro sviluppatasi nel corso del 2025, guidata in larga parte da formazioni estremiste. Queste mobilitazioni hanno fatto leva su una visione storicamente scettica della moneta unica, diffusa in ampi settori della società. A ciò si è aggiunta la cronica instabilità politica del Paese: le proteste contro la corruzione hanno portato alle dimissioni del governo a metà dicembre, lasciando la Bulgaria sull’orlo dell’ottava elezione in cinque anni. Molti cittadini temono che l’adozione dell’euro in un contesto politico così fragile possa accentuare le tensioni sociali invece di attenuarle.

LE DIFFICOLTA’ PRATICHE DELLA TRANSIZIONE MONETARIA

Accanto alle preoccupazioni macroeconomiche, sono emersi anche problemi pratici nella fase di transizione. Così, per facilitare l’adattamento, le autorità hanno introdotto la doppia indicazione dei prezzi in lev e in euro a partire da agosto e, nel mese di gennaio, l’accettazione di entrambe le valute per i pagamenti in contanti. Nonostante queste misure, il timore di confusione e di arrotondamenti sfavorevoli ai consumatori resta diffuso.

PROSPETTIVE FUTURE E VALUTAZIONI COMPLESSIVE

L’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona è stato definito dalle istituzioni europee una tappa fondamentale del percorso di integrazione. I benefici attesi includono una maggiore trasparenza dei prezzi, una più intensa mobilità dei cittadini e un rafforzamento della competitività economica. Tuttavia, dal punto di vista sociale, il successo della transizione dipenderà dalla capacità delle autorità di contenere l’inflazione, garantire stabilità politica e proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione. Le preoccupazioni espresse dai cittadini bulgari indicano che l’adozione dell’euro non è solo un passaggio tecnico, ma un processo complesso che intreccia economia, politica e fiducia collettiva nelle istituzioni.