Dal 1° gennaio è entrato pienamente in vigore il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell’Unione Europea, denominato Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam). Tale strumento rappresenta un’innovazione di rilievo nel quadro del commercio internazionale e della governance climatica, in quanto introduce un sistema di imposizione economica sulle emissioni di anidride carbonica incorporate in specifiche categorie di beni importati da Paesi terzi. Attraverso il Cbam, l’Unione Europea mira ad attribuire un valore monetario al contenuto emissivo delle merci, allineandolo progressivamente al prezzo del carbonio applicato ai produttori interni nell’ambito del sistema EU ETS. L’obiettivo è duplice: da un lato, rafforzare la coerenza e l’efficacia delle politiche climatiche europee, contribuendo alla riduzione delle emissioni globali e contrastando il fenomeno della delocalizzazione delle emissioni; dall’altro, ristabilire condizioni di concorrenza eque tra le imprese dell’Unione e quelle extraeuropee che operano in contesti caratterizzati da standard ambientali meno rigorosi. In questa prospettiva, il Cbam si configura non solo come strumento ambientale, ma anche come leva economica e regolatoria, con potenziali implicazioni significative sulle catene del valore globali, sugli scambi commerciali e sulle relazioni economico-diplomatiche dell’Unione Europea.
ORIGINE E LOGICA ECONOMICA DELLO STRUMENTO
Il Cbam nasce all’interno del più ampio quadro del Green Deal europeo e rappresenta una risposta strutturale a uno dei principali problemi della transizione ecologica: il rischio che le imprese soggette a standard ambientali elevati subiscano una perdita di competitività rispetto a concorrenti che producono a costi inferiori, non dovendo sostenere gli stessi vincoli ambientali. All’interno dei confini dell’Unione Europea, infatti, le aziende sono tenute a rispettare regole severe in materia di emissioni climalteranti, che comportano investimenti significativi e costi di produzione più elevati. In assenza di correttivi, questa asimmetria normativa rischierebbe di tradursi in una concorrenza considerata sleale e in una pressione alla delocalizzazione produttiva.
I SETTORI INTERESSATI E L’AMBITO DI APPLICAZIONE
Il meccanismo si applica alle importazioni di una serie di prodotti caratterizzati da un’elevata intensità di carbonio. Tra questi rientrano cemento, ferro, acciaio, alluminio, fertilizzanti minerali e chimici, energia elettrica e idrogeno. Si tratta di settori che, secondo le analisi internazionali, contribuiscono in modo significativo alle emissioni globali di CO₂. L’industria pesante, in particolare, è riconosciuta come una delle principali fonti di gas climalteranti e, all’interno dell’Unione Europea, è responsabile di circa il 15 per cento delle emissioni complessive annue.
IL PASSAGGIO DALLA FASE TRANSITORIA AGLI OBBLIGHI FINANZIARI
Il Cbam non è stato introdotto in modo improvviso. Una fase di transizione della durata di oltre due anni, avviata nel 2023, ha consentito di testare le metodologie di calcolo delle emissioni incorporate e di raccogliere dati dettagliati sulle importazioni. In questo periodo, gli importatori erano tenuti principalmente a obblighi di rendicontazione. A partire dal 2026, il sistema entra nella sua fase pienamente operativa, con l’introduzione di obblighi finanziari veri e propri. Gli importatori dell’Unione Europea dovranno acquistare e consegnare certificati Cbam corrispondenti alle emissioni di CO₂ generate nella produzione dei beni importati.
IL LEGAME CON IL MERCATO EUROPEO DEL CARBONIO
Il prezzo dei certificati Cbam è direttamente collegato al valore delle quote di emissione nel mercato europeo del carbonio, l’Emissions Trading System. In questo modo, il costo ambientale delle produzioni importate viene progressivamente allineato a quello sostenuto dalle imprese europee. Negli ultimi anni il prezzo della CO₂ nel mercato europeo ha mostrato una notevole variabilità, oscillando tra i 70 e i 100 euro per tonnellata, con un valore recente intorno agli 87 euro, dopo il picco superiore ai 100 euro raggiunto nel 2023. Questo meccanismo mira a garantire che la produzione estera non benefici di un vantaggio competitivo derivante da standard ambientali più permissivi.
LA TUTELA DELLE IMPRESE EUROPEE E IL RIEQUILIBRIO CONCORRENZIALE
Uno degli aspetti centrali del Cbam riguarda il suo potenziale ruolo di sostegno alle imprese europee. Queste ultime, negli anni, hanno dovuto adattarsi a normative climatiche sempre più rigorose, sostenendo costi aggiuntivi per la riduzione delle emissioni e per l’innovazione tecnologica. Le imprese extraeuropee, invece, producono spesso in contesti dove tali obblighi sono assenti o meno stringenti, riuscendo così a immettere sul mercato europeo prodotti a prezzi inferiori. Il Cbam interviene proprio su questo squilibrio, imponendo un prezzo del carbonio anche alle importazioni e contribuendo a ristabilire condizioni di concorrenza più eque.
IL RISCHIO DI CARBON LEAKAGE E LA RISPOSTA EUROPEA
Uno degli obiettivi dichiarati del meccanismo è contrastare il fenomeno noto come carbon leakage, ovvero la delocalizzazione delle attività produttive verso Paesi con normative ambientali più deboli, che comporterebbe un aumento complessivo delle emissioni globali anziché una loro riduzione. In passato, questo rischio è stato utilizzato dalle industrie europee più inquinanti per chiedere il prolungamento dell’assegnazione gratuita delle quote di emissione previste dall’Ets. Con l’entrata in vigore del Cbam, l’Unione Europea avvia anche un graduale superamento di queste quote gratuite; un processo che, anche a seguito delle pressioni delle lobby industriali, si estenderà fino al 2034.
IMPATTI ECONOMICI E SOSTEGNO ALLE INDUSTRIE DELL’UNIONE
L’introduzione di un prezzo del carbonio alle frontiere comporta inevitabilmente un aumento dei costi per alcune filiere produttive, sia per gli importatori sia per le industrie europee che dipendono da materie prime provenienti dall’estero. Consapevole di queste criticità, la Commissione europea ha proposto l’istituzione di un fondo temporaneo, finanziato in parte dai proventi del Cbam, destinato a sostenere le industrie più esposte durante la fase di attuazione. Questo strumento è pensato per accompagnare gli investimenti necessari alla decarbonizzazione e per attenuare le perdite di competitività nel breve periodo.
LA DESTINAZIONE DELLE ENTRATE E IL RUOLO NEL BILANCIO EUROPEO
Un ulteriore elemento rilevante riguarda la destinazione delle risorse generate dal Cbam. Nella fase iniziale, le entrate confluiranno nei bilanci degli Stati membri. A partire dal prossimo quadro finanziario pluriennale, dal 2028, è previsto un nuovo assetto di ripartizione, con una quota che potrebbe destinare circa il 25 per cento delle risorse agli Stati e il restante 75 per cento al bilancio dell’Unione Europea come risorsa propria. Secondo alcune stime tecniche, le entrate potrebbero raggiungere circa 1,5 miliardi di euro l’anno, contribuendo al finanziamento delle politiche comuni.
LE REAZIONI INTERNAZIONALI E LE TENSIONI COMMERCIALI
L’adozione del Cbam ha suscitato reazioni contrastanti sul piano internazionale. Diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina, India, Russia e Sudafrica hanno espresso opposizione, sostenendo che il meccanismo rappresenti una forma di protezionismo mascherato. Gli Stati Uniti, in particolare, hanno esercitato pressioni politiche su Bruxelles, affermando che la misura rischia di creare ostacoli nei rapporti commerciali transatlantici. Queste tensioni si inseriscono in un contesto già complesso, caratterizzato dall’aumento dei dazi (da parte degli Stati Uniti) e da una crescente conflittualità commerciale a livello globale.
LA COMPATIBILITÀ CON LE REGOLE DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE
Un punto centrale del dibattito riguarda la compatibilità del Cbam con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio. Alcuni Paesi hanno sollevato dubbi sulla legittimità dello strumento, mentre la Commissione europea sostiene che il meccanismo sia fondato su criteri ambientali oggettivi e non discriminatori. Secondo Bruxelles, il Cbam non introduce una barriera commerciale arbitraria, ma estende alle importazioni lo stesso prezzo del carbonio applicato alle produzioni interne, rispettando così i principi del commercio internazionale.
COMPLESSITÀ OPERATIVE E CRITICHE AL SISTEMA
Accanto alle contestazioni politiche, il Cbam è stato oggetto di critiche anche sul piano tecnico. Alcuni osservatori sottolineano la complessità legata alla misurazione accurata delle emissioni incorporate nei prodotti importati, un processo che richiede dati affidabili e metodologie condivise. Questa complessità potrebbe tradursi in oneri amministrativi significativi per le imprese e in difficoltà applicative, soprattutto nella fase iniziale. Tuttavia, la lunga fase transitoria è stata concepita proprio per affrontare queste criticità e affinare gli strumenti di calcolo.
IL CBAM COME STRUMENTO DI POLITICA INDUSTRIALE E CLIMATICA
Nel complesso, il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere rappresenta un passaggio cruciale nell’evoluzione della politica climatica europea. Oltre a essere uno strumento di riduzione delle emissioni, esso svolge una funzione di politica industriale, offrendo un supporto indiretto alle imprese europee che operano in un contesto normativo più rigoroso rispetto ai concorrenti extraeuropei. Introducendo un prezzo del carbonio alle frontiere, l’Unione Europea tenta di coniugare ambizione climatica e tutela della competitività, trasformando la sostenibilità ambientale in un elemento strutturale delle relazioni economiche globali. In questo senso, il Cbam non è solo una tassa, ma un esperimento di governance economica che potrebbe influenzare profondamente il futuro del commercio internazionale e delle politiche climatiche.